21 Luglio 2009
Gli indios di Rimini
Come i guaranì quattrocento anni fa. Come i malati con tre giorni di vita. Il titolo del Meeting raccontato da un sacerdote in missione in Paraguay
di
Padre Aldo Trento
Siamo nel 1609, 400 anni fa, quando i gesuiti hanno dato inizio al “sacro esperimento”, come sono state chiamate più tardi le Riduzioni gesuitiche. Durante 150 anni circa nella foresta subtropicale è nato un nuovo modo di guardare la realtà. O meglio, gli indios guaranì hanno finalmente potuto conoscere ciò che da centinaia di anni stavano cercando: la terra senza il male. Di che cosa si trattava? La storia è andata così: Tupà (in guaranì Tu è “meraviglia”, “stupore”; pà è una domanda: “Chi ha fatto questa bellezza?”), il dio dei guaranì, aveva creato la terra sopra quattro palme, una ad ogni lato. Quindi aveva creato l’uomo immortale (karaì, in guaranì) maschio e femmina. Tutto andava bene, fino a quando il serpente contaminò la terra originaria, togliendo all’uomo la sua immortalità. Il castigo di Tupà non si fece attendere e il dio mandò un diluvio. Da quel momento, il Karaì, l’uomo maschio e femmina, cominciò la grande peregrinazione alla ricerca delle terra originaria che aveva perduto. La ricerca avveniva mediante tre gesti: il caminare (erano seminomadi), il ballare e il cantare.
Quando giunsero i primi missionari, in particolare i francescani e i gesuiti, si resero conto della bellissima concezione del mondo che avevano i guaranì. Benché fossero cannibali e poligamici, i missionari (in particolare i gesuiti) capirono subito che il primo approccio non doveva essere morale, ma ontologico. Quindi l’evangelizazione doveva rispettare due binari: il primo era la valorizzazione della loro concezione del mondo e, per questo, in nessuna chiesa gesuitica dell’epoca esiste un segno o un’immagine che rimandi al Vecchio Testamento. I gesuiti vollero valorizzare il “Genesi” dei guaranì, introducendoli a figure come quelle di Gioacchino ed Anna, i genitori della Madonna, simboli del passaggio tra l’Antico e il Nuovo. Il secondo binario su cui si mossero i missionari fu quello di mettere in maggior risalto l’avvenimento cristiano rispetto alla morale.
Prima del VI e IX comandamentoIl padre dei guaranì, Ruiz de Montoya, nel suo bellissimo libro La conquista spirituale del Paraguay scrive: «Per due anni non abbiamo parlato del VI e IX comandamento, incomprensibili per i guaranì. Ma abbiamo annunciato la bellezza dell’avvenimento cristiano, cosicché queste tenere piante, che sarebbero rimaste soffocate davanti all’etica sessuale cristiana, incontrando la presenza di Cristo, ne sarebbero rimaste affascinate». E così fu, finché dopo due anni di instancabile annuncio di Cristo, i guaranì chiesero il matrimonio monogamico, dando inizio, intorno al “convento” dei gesuiti, alle Riduzioni, che divennero “piccole compagnie di Gesù” nella foresta. In questo modo i gesuiti posero come base dell’evangelizzazione quanto il titolo del Meeting vuole affermare. Partendo dall’annuncio del fatto cristiano, dell’avvenimento, i guaranì sono entrati nella conoscenza della realtà, fino ad assumerne liberamente tutte le conseguenze. Diedero, così, origine a quella civiltà che, in fondo, è stata la continuità dell’opera fatta da san Benedetto in Europa.
Partendo da questo fatto e accogliendo l’invito di monsignor Luigi Giussani, che mandandoci qui in Paraguay mi disse: «Partite da quel fatto per ricostruire il cristianesimo», è nato quanto qui nella parrocchia San Raffaele esiste e di cui racconto alcuni fatti. Solo un avvenimento è all’origine della conoscenza, come anche di una civiltà.
Sonia, l’argentino e Andrei RublevImmaginate di essere a tavola e mangiare una pizza con sei malati terminali portati in carrozzina. Tutti hanno storie drammatiche. Ve ne racconto due. Quella di Fabiana, diciannove anni, affetta da Aids, con una figlia anche lei malata. Ha avuto undici uomini, è stata abbandonata dai suoi familiari presso un ospedale pubblico per farla morire lontano da casa, in quanto infetta. L’altro è Carlos, argentino, informatore scientifico, con un cancro al fegato ormai in metastasi. È gente che vivrà tre giorni. O, al massimo, un mese.
Eppure capita di mettersi a cantare una canzone popolare paraguagia. Carlos canta e tamburella con le dita il ritmo sul tavolo, mentre suor Sonia, che ha la faccia stessa della letizia, suona l’arpa. Il coro canta «Choui, Choui». «È meglio morire cantando per il miracolo che sta accadendo ora – dico con un pizzico di ironia – che tristi e soli nel migliore hospice europeo o americano». In questo modo si rende evidente che la circostanza più drammatica, come essere nell’imminenza della morte, non ti determina negativamente. Qui si tocca l’evidenza che l’avvenimento è contemporaneo. Quando i malati lasciano la tavola contenti, l’argentino, che è il piu in forma della compagnia, dice: «Ero venuto qui per morire tranquillo, non pensavo di trovarmi a riscoprire il gusto della vita». Mentre parla, quest’uomo che aveva la statura di un buttafuori, si commuove fino alle lacrime. La mia cura non è fatta di farmaci avanzatissimi (negli altri ospedali paraguagi non ci sono neanche quelli normali, si muore per un fibroma all’utero, come di Aids), ma consiste nel portar loro l’amore di Cristo.
È impressionante vedere come i bambini della Casita de Belen si attaccano al collo degli educatori in cerca di affetto. Come si dice nel film Andrei Rublev di Andrei Tarkovsky: «Sei nella tempesta (stai per morire) non ce la fai più. Ad un tratto incontri lo sguardo di uno che ti vuole bene è tutto diventa più semplice».
Questo è ciò che mi permette di entrare in rapporto con la realtà nella sua verità e di collaborare alla nascita di una civiltà della verità e dell’amore, come diceva Giovanni Paolo II. È il riaccadere dell’avvenimento cristiano delle Reducciones gesuiticas a quattrocento anni dalla loro nascita.
Inserito da Iurop il 22 Luglio 2009 - 10:52am
Grazie Padre Aldo che con la tua grande fede e le tue toccanti lettere ci aiuti e ci sostieni nel nostro quotidiano affanno verso la... Felicità.
Anche questa mostra - ne vedo già le premesse in questo articolo - sarà "segnata" dalla tua umanità ferita dall'amore di Cristo.
Che il Signore ti (e ci) benedica.
Con stima infinita!
Mario G.