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Spread come ai tempi di Berlusconi. Che ne è rimasto della lettera della Bce?

luglio 25, 2012 Massimo Giardina

I valori dello spread sono tornati ai valori berlusconiani di novembre e lo scorso anno la Bce, con una lettera ci indicava la strada per uscire dal guado. Che è stato di quella missiva?

Estate 2011. Turbolenze nei mercati, spread Btp-Bund in ascesa e il postino recapitò al premier Silvio Berlusconi una letterina con mittenti Jean-Claude Trichet e Mario Draghi presso la Banca centrale europea, Frankfurt.
Estate 2012. Attacco frontale verso i mercati regolamentati, spread oltre quota 500 punti base e Mario Monti presidente del Consiglio. Cosa è rimasto di quella lettera dalla Bce?
«Caro Primo Ministro – così iniziava la missiva – il Consiglio direttivo della Banca centrale europea il 4 agosto ha discusso la situazione nei mercati dei titoli di Stato italiani. Il Consiglio direttivo ritiene che sia necessaria un’azione pressante da parte delle autorità italiane per ristabilire la fiducia degli investitori».
La lettera proseguiva con una serie di indicazioni sulle riforme da attuare dall’esecutivo, attività che poi sarebbe divenuta il compito principale di Mario Monti e del suo governo. Cosa è stato fatto? E perché il contesto finanziario vive ancora una situazione di stallo?
I punti cardini indicati erano due: sostenibilità di bilancio e riforme strutturali con lo scopo, scritto nero su bianco, di facilitare la crescita del paese vincolato da lacci burocratici, dall’immobilismo sul mercato del lavoro, da un sistema pensionistico non più sostenibile dai conti pubblici e da amministrazioni locali da alleggerire.

La riforma del mercato del lavoro aveva preso uno spazio maggiore all’interno della corrispondenza Bce-Governo, e veniva incoraggiata «una accurata revisione delle norme che regolano l’assunzione e il licenziamento dei dipendenti, stabilendo un sistema di assicurazione dalla disoccupazione e un insieme di politiche attive per il mercato del lavoro che siano in grado di facilitare la riallocazione delle risorse verso le aziende e verso i settori più competitivi». La legge Fornero non è andata esattamente nella direzione indicata dalla Bce, in particolare sul tema della flessibilità in uscita, ancora vincolata da logiche di tutela dei garantiti.
Altro tema importante, portato a compimento dal Governo ad inizio 2012 è la riforma previdenziale. Il nuovo sistema ha innalzato l’età di accesso alla pensione e ha esteso a tutti il criterio contributivo. Tale riforma ha ricevuto il plauso a livello internazionale sia istituzionale, sia finanziario, con la sola eccezione della Cgil e di altre sigle sindacali.

Fiscal compact. Già lo scorso agosto, la Bce richiedeva il pareggio di bilancio per il 2013 attraverso un intervento massiccio sui conti pubblici, che ha poi preso il nome di spending review guidata dal Enrico Bondi e in esame in questi giorni. In discussione non è la dimensione dei tagli, ma il modo in cui sono stati applicati, infatti la giusta osservazione della Bce sui costi-sprechi della pubblica amministrazione voleva condurre l’Italia ad una rivisitazione al fine di creare un sistema più efficiente. In pratica, la ratio era mantenere i servizi organizzandoli in modo migliore. La strada per raggiungere l’obiettivo era altresì inserito nella lettera: liberalizzare i servizi pubblici. «Incoraggiamo inoltre il Governo a prendere immediatamente misure per garantire una revisione dell’amministrazione pubblica allo scopo di migliorare l’efficienza amministrativa e la capacità di assecondare le esigenze delle imprese». I tagli proposti da Enrico Bondi non sembrano andare in questa direzione, anzi si sta minando il sistema delle autonomie verso un centralismo statale contrario a ogni principio liberale. Dopo un anno il debito pubblico cresce, le previsioni del Pil peggiorano di trimestre in trimestre, sintesi di un sistema produttivo al collasso e abbandonato a se stesso, sottomesso ad una pressione fiscale senza precedenti e che, in molti casi, vanta crediti cospicui nei confronti del pubblico.
È ragionevole domandarsi se stiamo andando nella giusta strada o se l’interpretazione della lettera della Bce sia stata declinata nel vecchio vizio italiano: un difetto genetico di un paese che non riesce a pensare e ad agire in modo liberale.

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1 Commenti

  1. Luigi Lupo scrive:

    L’autore dell’articolo non ha fatto notare che lo spread tra Spagna e Italia è migliorato di 200 punti a favore dell’Italia.

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