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Spagna: la disoccupazione è alle stelle (26%), ma «stiamo già iniziando a uscire dalla crisi»

febbraio 8, 2013 Matteo Rigamonti

Le eccellenze “made in Spagna” non mancano e la diminuzione del pil non è un dramma. Intervista al docente Mikel Buesa (Complutense di Madrid) che spiega come si esce dalla crisi.

L’economia spagnola ha «una piccola industria molto competitiva e in parte eccellente» e un «settore dei servizi forte a livello internazionale». Per questo il Paese può uscire dalla crisi. Anzi, «stiamo già iniziando a uscire dalla crisi». Parola di Mikel Buesa Blanco, docente di economia applicata all’Università Complutense di Madrid.

Pochi giorni fa l’Istituto nazionale di statistica spagnolo (Ine) ha certificato che il pil della Spagna è calato nel 2012 dell’1,4 per cento e la disoccupazione a gennaio ha toccato il 26 per cento. È sicuro che la vostra economia può ripartire?
Sì, anzi, la diminuzione del pil e dell’occupazione hanno avuto l’effetto positivo di ristabilire l’equilibrio nella bilancia dei pagamenti. La contrazione dell’attività economica e dell’occupazione, infatti, per quanto non auspicabili in se stessi, esercitano a loro volta effetti positivi per la successiva ripresa: riducendosi la domanda di importazioni e grazie alla compressione dei salari e dei prezzi – una vera e propria svalutazione interna –, migliora la competitività del paese e quindi aumentano le esportazioni. Nel frattempo è anche diminuito il deficit pubblico. Io credo che già durante quest’anno il pil tornerà a crescere, qualche segnale di ripresa si potrà vedere.

E ci sarà più lavoro per tutti?
È presto per dirlo perché, affinché cresca l’impiego, serve che il tasso di crescita del pil sia elevato. Fondamentalmente, però, stiamo iniziando a uscire dalla crisi.

In Italia non tutti ci credono… i fondamentali dell’economia spagnola sono sani?
Durante il ciclo economico che va dal 1994 al 2007 sicuramente abbiamo assistito alla crescita a dismisura della bolla immobiliare che poi è esplosa. Ma non tutta la nostra economia è finita lì. La Spagna ha anche una piccola industria che è molto competitiva e in certi settori eccellente (siderurgia, elettronica, alimentare) e possiede un settore dei servizi che è forte a livello internazionale (come nel turismo e nei servizi ingegneristici). Pensi che, tanto per fare qualche esempio, il tassametro elettronico numero uno al mondo è prodotto in Spagna e un’azienda spagnola sta lavorando alla realizzazione dell’alta velocità che collegherà Medina a La Mecca.

Quali sono allora i problemi del vostro paese?
C’è un clima politico di incertezza che ancora è motivo di preoccupazione per tutti. Soprattutto a pesare sono, da un lato, il presunto scandalo nei fondi ai partiti che ha coinvolto il Partito popolare e che staremo a vedere come andrà a finire, dall’altro, le richieste di indipendenza da parte della Catalogna, che però non sembra che possano diventare così forti come può sembrare. C’è infatti un problema di legittimità costituzionale che non verrà risolto così facilmente.

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1 Commenti

  1. Stexx scrive:

    Ci vuole altro che “una piccola industria” per dare lavoro a 6 milioni di disoccupati. Poveri illusi!

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