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Sovraffollamento carceri: coordinatore dei garanti dei detenuti comincia sciopero della fame

ottobre 24, 2012 Chiara Sirianni

Franco Corleone, coordinatore nazionale dei garanti dei detenuti: «Le parole di Napolitano sono cadute nel vuoto». Sindacato dei direttori penitenziari: «I tagli al nostro personale sono un gravissimo errore».

I garanti dei detenuti hanno cominciato uno sciopero della fame, perché il governo emani subito un decreto legge contro il sovraffollamento delle carceri. L’annuncio viene da Firenze, per bocca di Franco Corleone, coordinatore nazionale dei garanti dei detenuti. Le richieste? Approvazione di una legge sul reato di tortura e sull’affettività in carcere, approvazione dell’istituzione della figura di un garante nazionale e applicazione integrale del regolamento carcerario del 2000 che tutela la dignità del detenuto. Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano il 28 luglio 2011 definì la questione del carcere «di prepotente urgenza sul piano costituzionale e civile» parlando del raggiungimento di un «punto critico insostenibile». Una denuncia fu ribadita il 27 aprile, durante un incontro al Quirinale con i Garanti dei diritti dei detenuti alla presenza del Capo del Dap Tamburino.

LE CONDANNE DELL’EUROPA. E oggi? «Le parole del presidente Napolitano sono cadute nel vuoto e le scelte di politica del Governo sembrano in netta contraddizione» scrivono i garanti. «Le notizie relative al riesame della spesa della Amministrazione penitenziaria ci impongono alcune osservazioni». La prima riguarda l’eliminazione della spesa per la manutenzione dei fabbricati, sia ordinaria che straordinaria. La mancanza di risorse va a impattare sulle attività strettamente connesse allo svolgimento della pena, come l’attuazione di attività lavorativa e di formazione professionale, lo svolgimento di corsi scolastici, la prestazione di assistenza sanitaria, compresa quella psichiatrica, «essenziale per la prevenzione de suicidi», oltre alla fornitura di materiali per la pulizia dei locali di vita, «necessaria per evitarne l’ulteriore degrado». L’omissione di tutte queste attività è stata  più volte censurata dalla Corte Europea per i Diritti dell’uomo, ma «la radicale soppressione delle risorse economiche renderà inevitabili e sempre più numerose le omissioni precedenti. Con la conseguenza di nuove spese derivanti dalle condanne in sede europea».

RIDUZIONE DEL NUMERO DEI DIRIGENTI.  Anche il sindacato dei direttori penitenziari (Sidipe) ha presentato un’interrogazione parlamentare esprimendo grave preoccupazione rispetto a «un’emergenza carceraria mai vista prima». Il decreto-legge sulla cosiddetta “spending review” ha infatti disposto la riduzione delle dotazioni organiche delle pubbliche amministrazioni, mondo carcerario compreso. Un errore secondo il segretario nazionale Rosario Tortorella: «I direttori dell’istituto assicurano il mantenimento della sicurezza e del rispetto delle regole, avvalendosi del personale penitenziario secondo le rispettive competenze per assicurare l’essenziale equilibrio tra le esigenze di sicurezza penitenziaria e della collettività, e quelle del trattamento rieducativo previsto dalla Costituzione. I numeri sono già assolutamente inadeguati e drammaticamente insufficienti». Un’ulteriore riduzione «determinerà l’impossibilità gestionale delle carceri e degli uffici di esecuzione penale esterna».

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