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Software della Cgil “scippava” i pensionati. La Cgil punisce i (suoi) funzionari che denunciano lo scandalo

gennaio 11, 2013 Redazione

Paradossale storia raccontata da Italia Oggi. Processo per una truffa circondata da silenzio che vede implicato il sindacato dei pensionati (Spi) della Cgil di Piacenza

Su Italia Oggi compare una storia davvero curiosa. Il titolo è forte (“La Cgil derubava i vecchietti”) e racconta un caso che – scrive Paolo Albricci – «solo ora è approdato nelle aule del Tribunale di Piacenza dove il processo, forse per la sua delicatezza e complessità, si sta snodando molto lentamente, accompagnato dall’assordante silenzio di tutti i media nazionali che di solito starnazzano per molto meno».

SPEGNERE LO SCANDALO. È accaduto che «il sindacato dei pensionati (Spi) della Cgil di Piacenza abbia messo insieme un software truffaldino per poter rubare ai vecchietti le quote associative da loro mai sottoscritte». Una storia avvenuta anche all’oscuro della Cgil nazionale che, però, «ha tentato in tutti i modi di spegnere l’insostenibile scandalo che era già noto sul finire del mandato di Epifani».
Il processo contro le false deleghe Cgil procede lentamente «perché – spiega Italia Oggi – a istruttoria già avanzata, si è scoperto, ad esempio, che il software truffaldino della Cgil, che pescava nel mucchio senza guardare in faccia a nessuno (il requisito per essere spennati era solo quello di essere in pensione) aveva sottratto indebitamente anche le quote della madre di un magistrato che ha dovuto disimpegnarsi dal processo per evidente incompatibilità, essendo stata anche sua madre, fin a quel momento, una inconsapevole parte lesa».

IL REFERENTE. In ogni caso, il fatto sorprendente è che il sindacato «anziché fare chiarezza su questa vicnda truffaldina, ha cercato a lungo di spegnere lo scandalo arrivando addirittura a punire, non chi aveva scientificamente organizzato il furto delle quote indebite ai pensionati, ma “facendo leva, in modo arrogante, sul proprio potere, ha invece allontanato e disperso il gruppo dirigente Cgil che aveva denunciato e combattuto lo scandalo”». Secondo quanto dichiarato da Gianfranco Dragoni, «figura di spicco e integerrima del sindacalismo cigiellino locale fin dagli anni Cinquanta», sulle colonne del quotidiano locale Libertà,  «mancano, nel processo, l’Inps e il Garante della privacy». Per Dragoni «questo è un fatto grave perché centinaia di ignari pensionati, attraverso la penetrazione illegale nel sito informatico dell’Istituto previdenziale, si sono visti trattenere, sulla loro pensione, somme non da loro autorizzate». «Certo», ammette Dragoni, «dal gennaio 2011 l’Inps, proprio a seguito di questo scandalo, ha introdotto misure più stringenti contro il ripetersi di altri episodi fraudolenti ma non è comprensibile che l’Inps, la cui immagine è stata indubbiamente danneggiata, sia assente dal processo e lasci soli i suoi utenti». Dragoni poi aggiunge: «Lo stesso dicasi per il Garante della privacy al quale è sicuramente giunta la notizia dei fatti e che avrebbe dovuto su questi, aprire un’istruttoria».
«Non solo», aggiunge Dragoni « gli avvocati difensori degli ex dirigenti Spi-Cgil coinvolti in questo scandalo hanno addirittura indicato come referente per trattare il ritiro della querela a suo tempo presentata da 129 pensionati, addirittura l’organizzazione dello Spi-Cgil di Piacenza» che è quella che ha organizzato lo scippo.

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