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Snaidero (Federlegno): «Bonus mobili? Speriamo dia presto frutti, troppe imprese rischiano di morire»

luglio 14, 2013 Emmanuele Michela

Il presidente di Federlegno spera in un rapido effetto volano dalla misura del governo. E racconta a Tempi i numeri di una crisi che ha fatto perdere al settore 51 mila posti di lavoro

Una misura che sorride a chi deve ristrutturare casa, e che al tempo stesso corre incontro al settore del legno e dell’arredo, mai come adesso schiacciato da una crisi che in 5 anni ha portato ad una perdita di quasi il 40 per cento del fatturato. Stiamo parlando del bonus mobili, misura contenuta nella legge 63/2013 appena approvata dal governo Letta. Il testo estende fino a dicembre il periodo entro cui richiedere detrazioni Irpef al 50 per cento per le spese di manutenzione straordinaria di un immobile entro i 96 mila euro, e soprattutto aggiunge la possibilità di richiedere un ulteriore sconto fiscale per l’acquisto di mobili. In questo caso il tetto di spesa è di 10 mila euro, anche qui con un ritorno del 50 per cento: tradotto in cash, per una famiglia si tratta di un rientro fino a 5 mila euro in detrazioni Irpef, spalmato in 10 anni.

«So che non si parla di cifre astronomiche, e certo non possiamo guardare questa soluzione come il tocco di bacchetta magica che sistemerà la crisi del settore del mobile. Tuttavia siamo soddisfatti e ottimisti: è un inizio buono». Aspettava questo provvedimento Roberto Snaidero, che in due anni alla guida di FederlegnoArredo si è trovato a dover fare i conti con una difficoltà del settore sempre più asfissiante. C’è stato un grande lavorìo, suo e dei suoi collaboratori, per arrivare a queste detrazioni: già un anno fa erano stati mossi alcuni passi, incontrando il premier Monti; poi durante le elezioni e la formazione del nuovo governo, Federlegno aveva cercato l’ascolto di tante componenti dell’arco parlamentare, per portare avanti la proposta di queste detrazioni. Bastano poche cifre per comprendere il perché di tanta urgenza: dal 2008 ad oggi il mobile ha visto andare in fumo 51 mila posti di lavoro, con la chiusura di 10 mila aziende, un’impennata delle ore di cassa integrazione del 697 per cento e la perdita di 14 miliardi di fatturato. «Il decreto varrà fino alla fine di dicembre, quindi il tempo non è moltissimo: se consideriamo che c’è in mezzo pure agosto, i primi benefici del bonus inizieranno a vedersi a settembre».

Ad attenderli ci sono tantissimi produttori. Inutile sottolineare quanto grande sia l’interesse con cui si guarda a questi bonus governativi: nessuno vuole chiamarli aiuti di Stato, perché non sono semplici elargizioni di soldi a soccorso di un mondo economico messo alle corde. L’intervento può infatti inserirsi perfettamente nel mercato delle ristrutturazioni, in crescita fino a pochi mesi fa. Ma non sarà troppo tardi per aiutare le aziende del legno? Dopo tanti appelli, Snaidero preferisce non lamentarsi pensando a cosa avrebbe potuto essere fatto prima: «Abbiamo battuto diverse strade, ma senza ricevere ascolto. Stavolta ci è stato dato, e noi andiamo avanti con ottimismo. Se la misura darà esito positivo, sono sicuro che si apriranno molte porte, a partire dal prolungamento del bonus oltre il 31 dicembre. Non bisogna però perdere tempo perché di fatto il periodo per usufruire delle detrazioni si riduce a pochi mesi». La campagna promozionale è in fase di lancio e nei negozi si avvertono già i primi segnali positivi: «Tantissimi clienti hanno già sentito del bonus e sono andati dai nostri rivenditori a chiedere come fare ad usufruirne». Qualche previsione FederlegnoArredo ha già provato a farla: il recupero di spesa al consumo entro la fine del 2013 si calcola a 1,8 miliardi. Qualora il bonus non fosse entrato in gioco, si sarebbe dovuto far fronte a un’ulteriore perdita di 8 mila posti di lavoro in 12 mesi. «Nessuno crede che con questa misura il nostro fatturato cresca: in ballo c’è altro, ossia la vita o la morte di tante aziende del nostro settore».

Il nodo dell’export
La speranza è quindi quella di rimettere in moto un mercato nazionale sempre più immobilizzato dalla contrazione, sfruttando anche in patria la spinta che in questi anni ha portato il legno italiano a collezionare successi all’estero: se in Italia la crisi crea una vera e propria diga, fuori dai confini le vendite di prodotti italiani non conoscono arresti. Lo stesso Snaidero è appena tornato da due giorni a Londra, seconda tappa di un progetto voluto da FederlegnoArredo per promuovere sui mercati stranieri il made in Italy anche nell’ideazione delle cucine: «Andremo anche a New York, poi Mosca, Shanghai. Come tecniche siamo pari alla concorrenza. Ma il cliente straniero apprezza di più i mobili italiani per design e qualità: viene valorizzato il nostro modo di lavorare, che viene da molto lontano, dalla nostra cultura». Anche in questo i dati lo sostengono. Se pochi anni fa i mobili italiani erano venduti per il 35 per cento all’estero e per il 65 per cento in Italia, oggi le cifre sono molto cambiate: «Le nostre proiezioni sul 2013 mostrano una forbice marcata tra un’Italia in caduta che perde fino al 10,6 per cento, e un estero che cresce di oltre il 5 per cento. Non basta però questo plus a compensare le perdite». A soffrire sono le aziende più piccole, poco votate all’export internazionale. «Tuttavia nel macrosistema arredo c’è una differenza tra esportazione e importazione che è pari a circa 6,5 miliardi, in positivo. Anche questo ha mosso l’interesse della politica in fase di dibattito sugli incentivi».

Ben venga quindi il bonus mobili, anche nel tentativo di riavvicinare la filiera del legno al cliente italiano. Che dista dal produttore non soltanto per la crisi: anche i nuovi competitor rendono il mercato nazionale più ingarbugliato. Si parla ovviamente di Ikea e di altre grandi catene, sempre più presenti sul territorio, sempre più convenienti nei prezzi e nei servizi all’acquirente. Per chi come Federlegno si fa interprete del made in Italy è una sfida per poter ripensare in chiave competitiva un sistema che si ritiene unico ed eccellente: «Per noi il rapporto tra rivenditore e consumatore si basa prima di tutto sulla conoscenza faccia a faccia: non hai a che fare con un rivenditore impersonale», chiude Snaidero. «Le nostre aziende sono presenti a ogni angolo di strada. La crisi ha fatto una grande selezione e in tanti hanno dovuto chiudere, ma a maggior ragione adesso bisogna stringere il più possibile questi rapporti col cliente». Per far sì che questa diversità riesca a tener botta sul mercato.

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1 Commenti

  1. Cisco says:

    Nessuno li vuol chiamare aiuti di stato?! Dalla crisi si esce cambiando modello organizzativo, magari diventando fornitori di Ikea o puntando sull’estero in modo serio, non certo drogando il mercato. Tra un anno saremo da capo.

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