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Sisler, nuovo coordinatore del Pdl milanese: «Ha vinto il ricambio generazionale»

febbraio 16, 2012 Chiara Rizzo

All’ultimo congresso provinciale, il Pdl ha eletto coordinatore milanese Sandro Sisler, che dice a tempi.it: «Finalmente non ci sono più divisioni tra ex Fi ed ex An. Il nostro progetto è affiancare una “nuova” classe dirigente a quella attuale, composta ad esempio da Podestà e Gelmini. Ma senza sostituirla».

«È ufficiale, il Pdl non è (più) un partito di plastica»: così un editoriale sul Corriere della sera racconta la svolta dell’ultimo congresso provinciale. Che si è concluso con l’elezione di Sandro Sisler (ex assessore a Carate Brianza) a coordinatore milanese del partito, ma dopo una (metaforica e verbale) scazzotata da orbi tra le varie anime del partito. Secondo il quotidiano di via Solferino, una contrapposizione che ricorda «quando nel vecchio Pci lo scontro era così acceso e l’Unità riferiva di un “franco dibattito” fra compagni». Sisler a tempi.it replica con una battuta: «Franco dibattito sì, è vero. Ma non fra compagni, questo no!».

È vero che all’ultimo congresso milanese del Pdl ve le siete verbalmente date di santa ragione? Sembra che il motivo sia lo scontro tra correnti che ora hanno assunto un ruolo più decisivo.
Quello che dice il Corriere in parte è vero, ma io non credo però che il Pdl sia mai stato un partito di plastica. Ce le siamo date di santa ragione verbalmente, ma è normale che ci siano sensibilità diverse. Però per carità non chiamiamole correnti. I dati veri emersi dal congresso milanese secondo me sono due. Primo che non ci sono più divisioni tra “ex”: ex An, ex Fi. Sono un ex aennino, ma una volta deciso che il candidato ero io non ci sono state divisioni anche con gli altri. Il progetto che abbiamo è quello di una “nuova” classe dirigente che si affianchi a quella attuale, senza sostituirla. Il secondo dato che è emerso, inoltre, è che senza dubbio la candidatura di Guido Podestà a coordinatore provinciale ha riacceso un dibattito interno. I momenti più accesi del congresso infatti sono stati tra chi non riteneva necessario che il presidente della provincia si candidasse anche a coordinatore provinciale, e chi la pensava al contrario.

È il secondo caso in pochi giorni di una divisione nel Pdl sulla nomina dei coordinatori provinciali. A Bergamo c’è stata l’elezione di Angelo Capelli, dell’Opus Dei, appoggiato dall’area ciellina, che ha battuto il “laico” Enrico Piccinelli, sostenuto da Mariastella Gelmini. Immagine speculare della sua vittoria su Podestà. Non è che questi due fatti rappresentano l’esigenza del Pdl lombardo di far fuori alcuni personaggi come Gelmini e Podestà?
No. Indubbiamente ci sono delle similarità. Anche a Bergamo gli “ex” non ci sono più, ma si sono divisi equamente tra i due candidati. Inoltre, a Bergamo come a Milano, secondo me vince la linea politica di un ricambio generazionale, che qui è stata portata avanti da Mario Mantovani, dall’area ciellina, da Rete Italia. Ma ripeto: l’idea alla base di questo lavoro non è sostituire una vecchia classe dirigente.

Dica la verità: non è che volete far fuori qualche personaggio legato a un certo passato recente del Pdl che non ha funzionato?
No, no. Ci sono grandi personalità, La Russa, Formigoni, tutte persone di cui abbiamo bisogno.

E Podestà e Gelmini invece no?
Hanno fatto la scelta di ancorarsi solo all’idea di esperienza. Ma fatto il congresso ora si va avanti. Certamente gli sconfitti dovranno accettare che ci sono personaggi nuovi con cui confrontarsi.

Non vede dentro il Pdl gli stessi movimenti tellurici che sbalzano il Pd con le primarie? A Genova il candidato del Pd è stato battuto da quello di Sel, proprio come a Milano.
Sì è successo lo stesso anche a Milano. Ma la differenza tra noi e il Pd è sostanziale. Il nostro congresso, pur con le sue contrapposizioni, si fa all’interno di uno stesso partito. Mentre nelle primarie ci si confronta con i candidati di altri partiti e sicuramente una sconfitta in quel caso fa più male. È più difficile ricomporre una frattura come quella tra Pisapia-Boeri, lo dimostra l’attualità, rispetto alle diverse posizioni nate in un congresso, alla fine del quale comunque si decide di camminare uniti.

Anche nel Pdl si è parlato di primarie. È un’ipotesi ancora valida o l’avete già cestinata?
La proposta delle primarie resta comunque viva anche nel Pdl. Non mi pare fattibile per le prossime amministrative, però è sul tavolo. Io non ne sono un sostenitore convinto, ma riconosco che è un metodo di designare il vincitore, per cui percorribile.

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