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Siria, Obama chiede al Congresso il potere di bombardare chi vuole e dove vuole

settembre 3, 2013 Redazione

Ecco il testo della risoluzione inviata dal presidente Usa al parlamento. La Casa Bianca avrebbe il diritto di muovere contro chiunque usi o traffichi armi chimiche. In Siria e non solo. Non esclusa un’azione di terra

«Il Presidente ha l’autorità di usare le Forze armate degli Stati Uniti nella misura che riterrà necessaria e appropriata in relazione all’uso di armi chimiche e di altre armi di distruzione di massa nel conflitto in Siria, al fine di prevenire o fermare l’uso o la proliferazione (compresi il trasferimento a gruppi terroristici o ad altri enti statuali e non) all’interno, da o per la Siria di ogni arma di distruzione di massa, comprese le armi biologiche, loro componenti o materiali usati in queste armi; [ha inoltre l’autorità di usare le Forze armate] al fine di proteggere gli Stati Uniti o i suoi alleati e partner dalle minacce poste da queste armi». Sono stralci del testo (riportato oggi in prima pagina dal Foglio) che Barack Obama ha inviato lo scorso 21 agosto al Congresso degli Stati Uniti relativo all’intervento armato in Siria: se la proposta fosse approvata dal voto dell’aula previsto per il prossimo 9 settembre, estenderebbe notevolmente i poteri militari nelle mani del presidente americano.

ANCHE I RIBELLI NEL MIRINO. In un articolo pubblicato dal quotidiano di Giuliano Ferrara, Daniele Raineri fa notare infatti come la bozza non contenga limitazioni relative ai bersagli dell’azione Usa, «e questo vuol dire che il presidente Barack Obama potrà bombardare non soltanto l’esercito di Bashar el Assad, ma anche fazioni di ribelli siriani, se per esempio sono in possesso di armi chimiche o stanno per entrarne in possesso. (…) Poco a sud di Aleppo c’è una base militare – al Safira – che custodisce armi chimiche (è quella più a nord, le altre conosciute sono a sud, vicine alla capitale) che in questo momento è assediata dai ribelli, inclusi alcuni gruppi estremisti. Per ora al Safira tiene, ma non c’è alcune garanzia che non finisca come Taftanaz o come Menagh, due aeroporti militari considerati imprendibili e caduti in mano ai ribelli rispettivamente a gennaio e ad agosto».

A SUA DISCREZIONE. Ma tornando al testo proposto da Obama, il ventaglio di poteri che esso darebbe al numero uno della Casa Bianca – in caso di approvazione da parte del Congresso –potrebbe essere tanto largo da rappresentare un fatto inedito. Lo spiega Jack Goldsmith, già consulente alla difesa Usa nel 2003-04 e ora docente di legge ad Harvard, citato sempre da Raineri sul Foglio. Se il presidente volesse, chiarisce Goldsmith, potrebbe anche togliere ogni potere ad Assad, così come attaccare obiettivi al di fuori dei confini siriani (in Iran o in Libano per esempio), dato che il testo non prevede limiti territoriali, o muovere contro bersagli “laterali” come Hezbollah. «Il professore di Harvard nota altri tre elementi cruciali della bozza», scrive infine Raineri. «Il primo: è il presidente ad avere l’ultima parola su questi criteri, se sono soddisfatti o no, come spiega la formula usata nel testo: “As he determines to be necessary and appropriate”. Il secondo è che non sono previste altre restrizioni sui suoi poteri, per esempio limiti di tempo. Soprattutto, il presidente sarebbe autorizzato a fare uso di tutte le Forze armate americane, incluse quelle di terra. Vorrebbe dire che l’opzione meno desiderata dall’Amministrazione, i “boots on the ground”, non è a priori esclusa. Probabilmente la Casa Bianca teme di dover affidare, in caso d’emergenza, la messa in sicurezza dei depositi di armi chimiche o altri incarichi ai reparti delle forze speciali. Il Congresso potrà rigettare del tutto la bozza di Obama o emendarla fino a stravolgerne il senso originale».

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