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Siria, negoziati fermi. Gravi difficoltà e «possibilità di fallimento»

febbraio 3, 2016 Redazione

Ginevra. Le grandi potenze hanno posizioni e strategie molto diverse e l’inviato speciale delle Nazioni Unite, Staffan de Mistura, è scettico su una soluzione.

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Articolo tratto dall’Osservatore romano – «La fiducia tra le delegazioni presenti ai colloqui di pace di Ginevra è pari a zero e i colloqui sono una vera e propria sfida tutta in salita». È un bilancio amaro quello tracciato dall’inviato speciale delle Nazioni Unite, Staffan de Mistura, a pochi giorni dall’apertura della terza tornata di negoziati sulla Siria. «La prova se questi colloqui saranno seri si avrà se cambierà qualcosa sul terreno». Ma le difficoltà sono ancora molte: dalla composizione della rappresentanza dell’opposizione — ancora troppo scissa — al futuro politico di Assad, dalla partecipazione dei curdi alla questione degli aiuti umanitari. Tanto che oggi de Mistura ha parlato apertamente della «possibilità del fallimento».

E che il clima sia quello dello scontro aperto lo fanno bene capire le parole del vice ministro degli Esteri russo, Ghennadi Gatilov, che ha attaccato duramente il comitato dell’opposizione. L’atteggiamento del comitato — precondizione di qualsiasi dialogo con il Governo di Assad è l’apertura di corridoi umanitari verso le zone di guerra — «rivela una posizione non costruttiva e possibilmente l’intenzione di bloccare l’inizio delle trattative» ha detto Gatilov. «La Russia è stata fin dall’inizio contro l’idea di legare qualunque aspetto al lancio dei negoziati, si tratti di questioni umanitarie o altro». Ieri il Governo siriano ha consentito il passaggio di aiuti umanitari in un’area controllata dalle forze dei ribelli vicino Damasco: la mezzaluna rossa siriana ha consegnato 14 camion di aiuti forniti dalla Croce rossa internazionale al sobborgo di Al Tal. Per l’opposizione a Ginevra, tuttavia, è ancora troppo poco. Oltre agli aiuti, «occorre lo stop completo ai bombardamenti» ha detto il portavoce dell’opposizione Ahmad Ramadan.

E proprio su questa seconda richiesta è intervenuta nuovamente, oggi, Mosca. «Non vedo nessuna ragione per cui dovremmo fermare le nostre operazioni aeree fino a quando i terroristi non saranno sconfitti» ha detto Lavrov. Il ministro degli Esteri russo, scrive l’agenzia Interfax, ha invece affermato che la sola condizione per arrivare al cessate il fuoco in Siria è «fermare il contrabbando al confine siro-turco».

Un altro punto delicato delle trattative riguarda i curdi. Il Cremlino sta premendo affinché de Mistura decida di aprire il dialogo anche al Partito dell’Unione democratica (Pyd), principale rappresentanza politica curda in Siria. «I curdi — ha sottolineato Gatilov — sono una parte importante dell’opposizione, controllano oltre il 15 per cento del territorio siriano, sono una forza politica consistente; senza la loro partecipazione è difficile aspettarsi un qualche progresso nella soluzione della crisi siriana». I curdi avevano lasciato Ginevra il 30 gennaio dopo aver appreso di non essere stati invitati ai colloqui di pace. La Turchia considera il Pyd un’organizzazione terrorista a causa dei suoi legami con il Partito dei lavoratori del Kurdistan (Pkk), mentre l’opposizione siriana la considera un’alleata del governo del presidente Assad.

Nel frattempo, domani a Londra si apre la conferenza dei Paesi donatori per la Siria. Ieri il presidente statunitense, Barack Obama, in un colloquio con il premier britannico, David Cameron, ha annunciato nuovi aiuti. Entrambi i leader si sono trovati d’accordo nel chiedere che ci sia un miglior accesso degli aiuti umanitari nelle città più colpite dai combattimenti. Si calcola che la cifra complessiva necessaria per far fronte ai bisogni dei 18 milioni di siriani vittime della guerra siano circa nove miliardi di dollari. Si tratta della quarta conferenza dei Paesi donatori per la Siria ed è stata organizzata dalle Nazioni Unite, dalla Gran Bretagna, il Kuwait, la Norvegia e la Germania. Esploso nel marzo del 2011, in seguito alle manifestazioni contro il Governo di Assad, il conflitto civile siriano ha causato oltre 250.000 morti e una crisi umanitaria senza precedenti: quasi 14 milioni di persone sono rifugiate in patria, mentre altri quattro milioni hanno abbandonato il Paese.


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1 Commenti

  1. Tarso says:

    Al De Mistura danno i casi irrisolvibili come i due Marò.

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