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Siria, i ribelli guidati da Omar sono stati sconfitti ad Aleppo. Non da Assad, ma da al-Qaeda

giugno 22, 2013 Redazione

È successo ad Aleppo: «A maggio ci hanno attaccato e dopo tre giorni ci siamo dovuti sciogliere. Non sappiamo quali siano i loro obiettivi»

All’interno dell’Esercito libero siriano, i gruppi di ribelli legati ad al-Qaeda, nella guerra in Siria contro il regime di Assad, diventano sempre più forti e determinanti. Emblematica la storia di Sheikh Omar e della sua brigata Ghurabaa al-Sham. Omar, ex elettricista, ha formato un gruppo per combattere contro Assad, in due anni sono diventati oltre 2000 ad Aleppo ma sono stati sconfitti. Non da Assad, però, ma dai ribelli estremisti islamici.

«NON CONOSCIAMO I LORO SCOPI». Come racconta lo stesso Omar a Reuters, «a maggio gli islamisti ci hanno attaccato e dopo tre giorni di combattimento ci siamo dovuti sciogliere. Forse loro pensano che siamo in competizione, noi non sappiamo quali siano i loro obiettivi. Di sicuro quello che abbiamo costruito in due anni è andato in fumo». La storia di Omar è simile a quella di molte altre brigate ribelli, fatte fuori dai terroristi legati ad al-Qaeda perché non condividono il loro obiettivo di trasformare la Siria in uno Stato islamico.

DUBBI SUI RIBELLI. Oltre a dividere i ribelli, gruppi islamisti come il Fronte al-Nusra, che restano comunque i più capaci di fronteggiare l’esercito di Assad, hanno portato molti Stati occidentali, per non parlare delle minoranze religiose, a dubitare del fatto che armare l’opposizione sia una buona idea. «Sarebbe come armare al-Qaeda» ha detto pochi giorni fa il sindaco di Londra Boris Johnson e molti fatti gli danno ragione.

DA ALEPPO A SALQIN. La brigata di Omar, dal nome Ghurabaa al-Sham, è stata fra le prime ad entrare ad Aleppo, controllata a metà dai ribelli e da Assad. «Alcuni membri della mia brigata hanno cominciato a rubare apertamente in città» continua Omar. «Io mi sono sempre opposto ma era difficile fermare i miei uomini». Anche a Salqin, città della provincia di Idlib, quando sono arrivati i ribelli, la brigata dei Falcons ha posto dei checkpoint all’entrata della città, che avevano il compito di impossessarsi dei beni della gente che voleva entrare. «Rubiamo anche per comprare armi» spiega un responsabile della brigata. «Qui nessuno ci aiuta a combattere contro Assad». Da chi le comprano le armi? «Da altre brigate, che ne hanno più di noi». Chiaro che sarebbe molto difficile evitare che le armi passino nelle mani dei ribelli estremisti una volta consegnate in Siria.

LEGGE ISLAMICA. In una guerra che ha fatto piazza pulita di qualunque autorità, chiunque riporti un minimo d’ordine viene apprezzato. Ed è per questo che Al-Nusra spesso all’inizio viene ben accolta dai siriani: non rubano e quando devono arbitrare in una disputa non sono corrotti. Il prezzo da pagare per la stabilità che sono in grado di offrire le brigate islamiste però è alto: al-Nusra ad Aleppo ha instaurato un califfato islamico, dove vige la sharia. Chi trasgredisce la legge viene punito regolarmente, ma la legge resta quella islamica e tutti devono piegarsi.

«NOI VOLEVAMO LA DEMOCRAZIA». Al-Nusra assicura di avere smantellato la brigata di Omar perché rubava, ma loro, pur ammettendo di essersi macchiati di qualche colpa, danno un’altra versione: «È vero, qualcuno ha rubato. Ma non è questo il motivo per cui ci hanno distrutti: noi non vogliamo la sharia, ma la democrazia. Chi ha detto che Aleppo deve obbedire alla legge islamica? Qui non c’è mai stato niente del genere ma loro sono più forti e comandano». Per ora, in Siria funziona così.

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2 Commenti

  1. Mappo says:

    Marco Sousa Ferrari, hai letto troppi libri di fantascienza, prova a guardare e ad informarti sulla realtà siriana senza i filtri delle tue visioni ideologiche.

    • Giacomacci says:

      E invece il Marco Ferrari c’è andato vicino. Gli oppositori SIRIANI ad Assad sono molti meno di quello che si pensi. In occidente vediamo film. Per conoscere la verità è molto meglio guardare un video della youtuber SyrianGirl che assistere ai nostri telegiornali.

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