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In Siria non vincerà nessuno. Per questo bisogna congelare subito le ostilità

settembre 1, 2013 Rodolfo Casadei

Una guerra dispiegata  riporterebbe il mondo alla contrapposizione frontale tra Usa e Europa da una parte, Russia e Cina dall’altra

In una recente intervista alla Stampa, Edward Luttwak ha offerto due interessanti ma anche schizofreniche spiegazioni della linea di chi, in Occidente, esprime contrarietà nei riguardi di un intervento militare della Nato al fianco dei ribelli in Siria. La prima è ispirata a un cinismo da realpolitik, la seconda a genuino senso di umanità.

Per la prima, in Siria gli Usa devono puntare al pareggio, non devono schierarsi né con gli uni né con gli altri, ma mantenere il conflitto in equilibrio perché tutti i loro avversari (l’asse Iran-Siria-Hezbollah, ma anche i jihadisti e i salafiti che sono la spina dorsale della guerriglia che combatte il regime di Damasco) si logorino in un interminabile conflitto.

La seconda ammonisce che se una delle parti in conflitto avrà il sopravvento, certamente sterminerà quella sconfitta: Assad vincitore decimerebbe i sunniti che hanno scatenato l’insurrezione, ma se a vincere fossero i ribelli, con l’aiuto della Nato, destino analogo toccherebbe a sciiti, alawiti e cristiani.

Depurata della sua motivazione machiavellica, l’idea del pareggio va recuperata. La salvezza di milioni di siriani di ogni etnia e religione e la possibilità di evitare che l’intera regione sia risucchiata in una guerra su vasta scala dipendono dalla neutralizzazione politica della Siria: sunniti e sciiti, e i loro rispettivi padrini americani e russi, devono accettare l’idea che in Siria non vincerà nessuno, e devono di conseguenza impegnarsi a congelare quanto prima le ostilità e a rendere effettiva una tregua sotto la supervisione delle Nazioni Unite. Una guerra dispiegata riporterebbe il mondo alla contrapposizione frontale tra Usa e Europa da una parte, Russia e Cina dall’altra.

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1 Commenti

  1. Mair says:

    Lo scontro frontale tra gli USA e la Siria ed alleati sui campi opposti, è tutta una farsa. Dietro a questa commedia, troppo ingenua e scontata anche nei suoi presupposti, c’è un fine assai più astuto: la internazionalizzazione di una catena di insorgenze conflittuali nel Medio Oriente – vedi la recentissima e ancor viva crisi Egiziana – fatte passare per guerre civili, interne, quando invece sono state costruite ad arte e sostenute da molteplici interessi di foze e Paesi ad esse esterne. Quale è allora la chiave di volta politica?: “LA CREAZIONE DI UNA FORZA DI POLIZIA INTERNAZIONALE, sotto egida ONU, ma con precisi compiti militari, capaci di riportare un “ordine” interno. Non più una ONU che medi dispute e conflitti tra Stati, bensì una ONU, capace di poteri di polizia anche interni agli Stati. In definitiva, l’obiettivo della grande finanza è quello di costituire un Governo mondiale, dotato di poteri sovranazionali, capaci di intervento all’Interno delle ex-sovranità nazionali. Marco

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