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Siria. A Tal Khalakh non si combatte più: ribelli e governo si sono riconciliati. «Non aveva più senso andare avanti»

marzo 10, 2014 Leone Grotti

Nella città in provincia di Homs, i ribelli hanno deposto le armi in cambio dell’amnistia. Il perdono e la riconciliazione sono promossi dal governo per cercare di risolvere la guerra

Ghassan Eid non ha parlato a suo figlio Khaled per oltre un anno, dopo che quest’ultimo ha deciso di lasciare il suo posto da poliziotto per unirsi ai ribelli nella guerra contro Bashar Al Assad. «Mi vergognavo», ha dichiarato Ghassan al Los Angeles Times. «Non lo consideravo più come mio figlio».
Ora è tutto cambiato visto che Khaled, insieme a centinaia di altri commilitoni di Tal Khalakh, città nella provincia di Homs, ha raggiunto un accordo con il governo a favore della riconciliazione.

«NON HA SENSO ANDARE AVANTI». In cambio dell’amnistia per i crimini commessi, gli ex ribelli hanno deposto le armi tornando chi alla vita civile e chi tra le fila dell’esercito regolare. «Mi sono sbagliato, ci hanno ingannato», afferma Khaled. «Ora sono tornato in me stesso». Khaled condivide l’opinione di molti degli oltre 500 uomini che dopo aver raggiunto un accordo con il governo sono stati evacuati dalla città vecchia di Homs il mese scorso. Come Bilal, appena 18 anni: «Non potevamo più andare avanti, non aveva senso. Ora spero di tornare a una vita normale».

LA TATTICA DEL PERDONO. La “riconciliazione” di Tal Khalakh non è un evento isolato, ma una tattica precisa del governo di Assad che sta cercando di risolvere la guerra, oltre che con le armi, anche con il perdono e la reintegrazione dei ribelli che si arrendono: «La situazione è fragile. Le parti ancora non si fidano ma stiamo cercando di ricostruire la fiducia», dichiara Elia Samman, che aiuta il ministro nazionale della Riconciliazione Ali Hayder.

TACCIONO LE ARMI. Come riportato nell’ultimo recente reportage di Tempi dalla Siria, «l’esempio più fulgido di perdono dei nemici resta quello del gran muftì Ahmad Badreddin Hassoun, il capo religioso di tutti i sunniti della Siria, il cui figlio 22enne fu assassinato in un’imboscata nell’ottobre 2011 per rappresaglia contro l’allineamento del padre sulle posizioni del governo. Al funerale Hassoun perdonò gli assassini, che non erano stati ancora catturati».
In molti quartieri e città i ribelli hanno concordato tregue e/o capitolazioni con l’esercito: a Babila, Beit Sahem, Barzeh, Akraba, Moudamya e Yelda le armi tacciono.

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