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Siri non dimentica mai le nostre richieste, anzi le conserva per due anni

aprile 23, 2013 Paola D'Antuono

La Apple ha spiegato che le conversazioni con l’assistente vocale dell’iPhone5 vengono conservate nei server dell’azienda per 24 mesi

Tutti i possessori di iPhone 5 almeno una volta alla settimana giocano un po’ con Siri, l’assistente vocale che ti saluta con il Buongiorno, trova le indicazioni stradali, cerca le informazioni su Google e se gli nomini Steve Jobs a momenti si commuove.

CANTA UNA CANZONE. La cosa più divertente che si può fare con Siri, però, è farle cantare una canzone. Bisogna insistere un po’, ma alla fine il repertorio viene fuori: La bambola di Patty Pravo, Nel blu dipinto di blu di Domenico Modugno e chissà quali sono le hit presenti nella versione americana. Fin qui tutto bene. Quello che si scopre oggi, però, è che Siri non è solo uno strumento tecnologico con cui chiacchierare per far ridere amici e colleghi, è anche una custode delle nostre attività. E noi non lo sapevamo.

24 MESI. La scoperta si deve a Nicole Ozer, avvocato dell’American Civil Liberties Union, un’associazione statunitense per la tutela dei diritti dei cittadini, che ha sollevato la questione della protezione dei dati personali da parte di Apple. La rivista Wired ha raccolto i dubbi dell’associazione e ha chiesto ai vertici Apple, attraverso un articolo, che fine fanno le conversazioni vocali che i possessori di iPhone5 hanno con Siri. Da Cupertino, inaspettata quasi quanto una pioggia estiva, è arrivata la risposta: le conversazioni avute con Siri vengono conservate per due anni nei server Apple. Durante i primi sei mesi le registrazioni sono dotate di un numero identificativo che può ricondurre all’utente, numero che viene cancellato allo scadere dei sei mesi. I dati però vengono conservati per altri diciotto mesi, ufficialmente per aiutare l’azienda a migliorare il servizio. Una risposta che ha soddisfatto l’American Civil Liberties Union ma che ha aperto una nuova, gigantesca domanda: che ci farà la Apple con i nostri dati, soprattutto quelli dotati di numero identificativo? Li vende alle aziende? Li sfrutta a suo vantaggio? Sarebbe bello chiedere anche questo alla mela morsicata.

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