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Simoni: «All’Inter manca un progetto. E Castaignos non è Ronaldo»

marzo 15, 2012 Daniele Guarneri

«La società deve avere un progetto serio e avere il coraggio di perseguirlo anche nei momenti di difficoltà». Gigi Simoni, a tempi.it, spiega come l’Inter può tornare a vincere. Servono giovani di qualità: «Io avevo Ronaldo, Recoba e Zanetti» e al loro fianco gente esperta ma ancora in grado di correre. «Si è grandi tutti insieme: società, allenatore e giocatori».

Ora è tutto finito. L’Inter di Moratti ha detto addio anche ai sogni europei. Rimane solo la flebile speranza di arrivare terzi in campionato, così da conquistare l’accesso all’Europa che conta anche se attraverso i preliminari. Ma più che flebile speranza si tratta di un sogno, bisognerebbe credere in un piccolo miracolo: Lazio, Udinese, Napoli e Roma che ora precedono i nerazzurri in classifica, dovrebbero buttare al vento un intero campionato. Ma se le formazioni di Edy Reja e Francesco Guidolin nelle ultime partite sono sembrate un po’ in appanno e la Roma ha solo un punto in più dell’Inter, i partenopei hanno mostrato quella brillantezza e determinazione che sono serviti per tornare a combattere per il terzo posto in campionato. Ma non bastano i passi falsi di chi ti precede. Allo stesso tempo Moratti deve sperare che i suoi tirino fuori l’orgoglio necessario per tentare l’impresa. Perché di questo si tratta. Recuperare 8 punti in 11 partite è matematicamente possibile, ma forse non per questa Inter. E quindi? Il numero uno nerazzurro, intercettato dopo l’inutile vittoria contro il Marsiglia, ha detto che «un’idea saggia potrebbe essere partire pensando al futuro non in termini immediati, costruendo una squadra essenzialmente giovane. Il problema è che se dopo tre partite non va tutto bene cominci a pentirti…». E si sa, Moratti è uno che si pente molto velocemente.

Una dichiarazione che non può far stare tranquilli i supporter nerazzurri. Tempi.it ha chiesto da dove bisognerebbe ripartire a Luigi Simoni, il tecnico che nel 1998 vinse la Coppa Uefa con Ronaldo e compagni. «Innanzitutto serve pazienza. Per puntare sui giovani non bisogna avere fretta di vincere subito. Serve il tempo necessario per far crescere i ragazzi. La società deve decidere se costruire un progetto che si basa solo su una linea verde o spendere alcuni milioni per portare a Milano dei top player, quelli che realmente ti fanno vincere».

Conoscendo i tifosi interisti e il suo presidente la seconda ipotesi parrebbe migliore.
«Allora bisogna spendere. Nella partita di ieri sera ha prevalso la sfortuna, o la fortuna dei francesi. Ma si è visto per l’ennesima volta che la squadra non gira più come un tempo. Quindi l’unica soluzione è rinnovare. Ma ci vorrà tempo».

Nella rosa a disposizione di Ranieri ci sono giovani interessanti, almeno sulla carta. Alvarez, Castaignos, Poli, Obi e Coutinho, che all’Espanyol sta facendo molto bene.
«Ma non bastano a vincere qualcosa. Quando allenavo l’Inter anche io avevo alcuni giovani, ma si chiamavano Ronaldo, Recoba e Zanetti. Capisce la differenza? Obi e Poli sono molto bravi, ma sono un corollario da sfruttare e far crescere di fianco a giocatori di primissimo livello. Da soli non bastano a vincere uno scudetto e soprattutto da soli non potranno crescere. Zanetti, ad esempio, aveva a fianco gente come Simeone e Bergomi, cioè grinta, cuore e qualità».

Quindi l’unica soluzione è spendere?
«No, l’unica soluzione è che la società decida su quale progetto puntare e abbia il coraggio di perseguirlo anche nei momenti di difficoltà. La società deve tornare a essere compatta, unita, deve sostenere e difendere i propri tesserati, credere in loro, dargli tutta la fiducia necessaria. Si deve tornare a essere grandi tutti insieme: società, allenatore e giocatori».

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