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Simone. Spero di uscire per disintossicarmi dal rito dei telegiornali

settembre 10, 2012 Antonio Simone

Ogni giorno, tutti i giorni, cinque o sei telegiornali: «Una pena aggiuntiva». Poi arriva il momento di Veline, «e il carcere si anima». Quarantaduesima lettera da San Vittore

Quarantaduesima lettera inviata a tempi.it da Antonio Simone, detenuto nel carcere di San Vittore a Milano. Qui trovate la lettera che monsignor Luigi Negri, vescovo di San Marino-Montefeltro, ha scritto a Simone (la lettera può essere sottoscritta). Qui l’intervista di Simone al Corriere della Sera. Qui gli articoli di Simone pubblicati sul Foglio (1 e 2).

Fra le attività ripetitive e ossessive del carcere c’è la visione dei telegiornali dalle 18 in poi, ora di chiusura delle celle. Alle 18.30 Studio aperto, alle 19.00 il Tg3, alle 19.30 TgRegione, alle 20 il Tg5, a volte il Tg1. Sì, è una pena aggiuntiva, ma cui sono costretto anche dagli altri detenuti: è un rito quotidiano. Qualche commento che spero non incrini qualche simpatia fra i giornalisti garantisti.

18.30, Studio aperto. È il tg più frivolo che ci sia. Solo morti, assassinii, furti e stupri come prime notizie. Poi seni e culi dei personaggi famosi. Sarà fatto così per differenziare l’offerta Mediaset, ma non chiamatelo Tg.

19.00, Tg3. Giustamente vi chiederete perché guardo il “nemico”. È presto detto: peggio di così, contro di me, non parla nessuno. E questo è importante da sapere. Quando da giovane viaggiavo nei paesi dell’Est comunista, mi meravigliavo molto che, pur senza possibilità di incontrarsi, molti dissidenti sapevano cosa accadeva oltre cortina. Alla mia domanda di come facessero a essere a conoscenza di questi fatti, loro mi rispondevano che leggevano la Pravda, l’organo ufficiale del potere comunista. «Da lì – mi spiegavano – capisci cosa succede: se c’è la notizia che attaccano una persona, significa che sta facendo del bene alla causa. Se attaccano la Chiesa, vuol dire che ci sono ancora cristiani che danno fastidio». Grande insegnamento. Bianca Berlinguer è sempre triste per la lotta che compie per far apparire la sua faziosità come una verità. Solo Ferrara, ogni tanto, con le sue iperboli, riesce a farla sorridere per 15 secondi.

19.30, TgRegione. Qui mi commuovo perché vedo tanti giovani che, come me, venticinque anni fa hanno iniziato la loro carriera in Lombardia. Io sono spesso nelle immagini, come loro. Però loro sono in studio, io a San Vittore.

20.00, Tg5. La voce amica. Vedi i volti del Pdl e le cazzate che fanno Bersani, Vendola, Grillo. Quelli del Tg5 hanno il “complesso del conflitto di interessi” (cosa che il Tg3 non ha) e quindi non chiudono mai la partita con un gol (sembrano quelli del Milan).
Poi, vuoi mettere, subito dopo c’è Veline e non si può perdere l’inizio. Il carcere si anima e dalla cella si scommette un bicchiere di Coca cola su chi sarà la vincitrice.
Spero di uscire per disintossicarmi.

Antonio Simone

Lettere precedenti

41. Leggere Dostoevskij al gabbio. «Senza scopo non si può vivere»

40. Il mio grazie commosso a Festa e una richiesta ai 5mila del Meeting

39. I tre miracoli dello “scopino” di San Vittore

38. Anche voi dite: “Ci vorrebbe la pena di morte”

37. Il lavoro, la passeggiata e il mio nuovo soprannome (“zio”)

36. Dio è morto e anche noi non stiamo bene. Ma si risorge

35. Cosa ci sostiene? La coscienza di essere voluti

34. Ho cambiato cella e raggio. E la porta è aperta

33. «Scusa. Sono un pirla. Ti amo» 

32. Quel che ho ricevuto in dono e non riesco a trattenere

31. San Francesco riletto da noi carcerati

30. Il segreto (rivoluzionario) del nuovo compagno di cella

29. Quando Repubblica mi chiederà scusa?

28. La preghiera non è superstizione, ma domanda

27. Leggere “L’annuncio a Maria” dietro mura alte 5 metri

26. Sono un corpo sequestrato perché non dico “tutto”

25. Devo mentire su Formigoni per uscire?

24. L’autolesionismo e una domanda: perché fare il bene?

23. Il carcere può esser casa se l’orizzonte è l’infinito

22. Per le vostre preghiere ho vergogna e vi ringrazio

21. Il gioco dei 30, 50, 70, 100 milioni

20. Lo sciopero della fame, i cani e la spending review

19. Sciopero della fame. Appello da San Vittore

18. Che me ne faccio del prete in carcere?

17. In carcere l’Italia gioca in trasferta e comandano gli albanesi

16. Leggo Repubblica solo per capire se posso chiedere i danni

15. La mia speranza (cosa disse don Giussani nel 1981)

14. Ikea festeggia la condanna definitiva. Festa con incendio

13. «Che differenza c’è tra me e voi fuori? Nessuna»

12. «Sono di Cl non perché sono giusto. Ma per seguire una via»

11. «Amico, posso diventare anche io di Comunione e libertà?»

10. Gli scarafaggi, il basilico e l’urlo nella notte

9. Mi dimetto da uomo. Meglio essere un porco

8. Cresima in carcere con trans. Sono contento

7. Repubblica mi vuole intervistare. Ok, ma a due condizioni

6. In quel buio che pare inghiottirmi, io ci sono

5. La rissa e l’evirazione. Storie di ordinaria follia a San Vittore

4. Io, nel pestaggio in carcere con cinghie e punteruoli

3. «Ezio Mauro, se vuoi farmi qualche domanda, sono pronto»

2. Anche da un peccato può nascere un po’ più di umanità

1. Lettera dal carcere di Antonio Simone. Con una domanda a Repubblica

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