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Simone: Che me ne faccio del prete in carcere?

giugno 22, 2012 Antonio Simone

Stavo aspettando il cappellano quando è arrivato un altro detenuto, scortato dai secondini che urlava: «Mia madre sta morendo e questi mi portano dal prete! Che me ne faccio del prete?». Diciottesima lettera da San Vittore

Diciottesima lettera inviata a tempi.it da Antonio Simone, detenuto nel carcere di San Vittore a Milano. In coda trovate le precedenti missive.

Ero fuori dall’ufficio del cappellano di San Vittore che aspettavo di incontrarlo, quando è arrivato un altro detenuto. Era accompagnato da un assistente (così si chiamano i secondini) e piangeva. Batteva i pugni sul muro e urlava: «Mia madre sta morendo e questi mi portano dal prete! Che me ne faccio del prete?».

Bella domanda amico!

Quando ti portano dal prete, i casi sono due:
1) Non stai bene. Negli anni Settanta sono stato spesso nella Cecoslovacchia comunista. Avevano sciolto tutti gli ordini religiosi e gli unici sacerdoti rimasti erano quelli nei manicomi. Il regime li usava per dare una risposta a quei problemi (la pazzia), cui l’ideologia non sapeva come rispondere.
2) Ti trovi di fronte – come nel tuo caso, con tua madre – alla morte e questo ti impone di chiedere un senso sulla vita. Di fronte alla fine, uno ha bisogno di un’ipotesi per vivere, un’ipotesi visibile e verificabile. E questa ipotesi, chi ce l’ha?

Quando quell’uomo è uscito dal colloquio col cappellano, piangeva ancora, ma anche ringraziava e stringeva le mani a tutti coloro che gli erano vicini.
Amico, io ho il divieto di incontro, sono di un altro raggio, non posso parlarti, ma spero che tu abbia potuto vivere un po’ di speranza.

Antonio Simone

Lettere precedenti:

1. Lettera dal carcere di Antonio Simone. Con una domanda a Repubblica

2. Anche da un peccato può nascere un po’ più di umanità

3. «Ezio Mauro, se vuoi farmi qualche domanda, sono pronto»

4. Io, nel pestaggio in carcere con cinghie e punteruoli

5. La rissa e l’evirazione. Storie di ordinaria follia a San Vittore

6. In quel buio che pare inghiottirmi, io ci sono

7. Repubblica mi vuole intervistare. Ok, ma a due condizioni

8. Cresima in carcere con trans. Sono contento

9. Mi dimetto da uomo. Meglio essere un porco

10. Gli scarafaggi, il basilico e l’urlo nella notte

11. «Amico, posso diventare anche io di Comunione e libertà?»

12. «Sono di Cl non perché sono giusto. Ma per seguire una via»

13. «Che differenza c’è tra me e voi fuori? Nessuna»

14. Ikea festeggia la condanna definitiva. Festa con incendio

15. La mia speranza (cosa disse don Giussani nel 1981)

16. Leggo Repubblica solo per capire se posso chiedere i danni

17. In carcere l’Italia gioca in trasferta e comandano gli albanesi

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