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Signorina ministro si documenti

luglio 14, 1999 Zottarelli Maurizio

Il ministro della Sanità Rosy Bindi ha varato una riforma sanitaria fondata su una concezione esattamente contraria a quella che ha ispirato la riforma sanitaria in Lombardia, centrata sulla concorrenza tra strutture pubbliche e private e sulla libertà di scelta da parte dei cittadini. Il modello lombardo rischia ora alla luce della legge Bindi di essere smantellato per far posto a un riordino statalista e centralista. E questo perché, come ha più volte affermato il ministro, il modello lombardo non funzionerebbe e, per esempio, farebbe lievitare in modo incontrollato e incontrollabile la spesa sanitaria. Ma è proprio così? Dati alla mano sembra proprio il contrario: la riforma della Lombardia ha migliorato la spesa e, soprattutto il servizio offerto ai suoi cittadini (e non solo a loro). Cifre e documentazioni che sbugiardano il ministro e confermano la giusta ribellione degli operatori sanitari alla legge Bindi

La Lombardia spende meno…

tabella 1 La tabella, presentata dai tecnici regionali in sede di definizione dei disavanzi pregressi alla Conferenza Stato-Regioni, riporta i disavanzi di tutte le regioni dal 1994 (e precedenti) al 1998 compreso e il dettaglio di alcune delle regioni più significative. Come si osserva il disavanzo totale ammonta a 27.857 miliardi che corrisponde a un disavanzo procapite di 485mila lire. La Lombardia ha un disavanzo procapite di 431mila lire – cioè decisamente inferiore alla media nazionale – contro un disavanzo pro capite di 635mila lire del Veneto, 647mila lire della Toscana, 856mila lire dell’Emilia Romagna e 981mila lire pro capite della Regione Lazio. La Lombardia, quindi, tra le più importanti regioni italiane, è la più virtuosa: per fare solo un esempio, l’Emilia Romagna, indicata come modello esemplare di gestione, ha un disavanzo pressoché doppio di quello lombardo. Restano inoltre aperti due interrogativi non secondari: dove saranno reperite le risorse necessarie a ripianare i circa 28mila miliardi di disavanzo complessivo? E come si eviterà per gli anni futuri un ulteriore incremento dei disavanzi? Presumibilmente attraverso la leva fiscale: il che significa che, per esempio, il cittadino lombardo contribuirà a ripianare il disavanzo delle altre regioni.

…e meglio degli altri tabella 2 La tabella mostra il finanziamento ricevuto dalla Lombardia negli anni 96-98 (da 16.164 a 17.750 miliardi di lire) con i relativi incrementi (+ 9,8%). A tal proposito c’è da sottolineare che nell’aumento della spesa hanno inciso per il 5% i rinnovi contrattuali decisi a livello nazionale. A fronte di questo aumento di finanziamento si è registrato però un incremento complessivo del 4,5% dei ricoveri, con un relativo aumento di spesa solamente dell’1,5%. Per le prestazioni ambulatoriali, inoltre, nello stesso triennio si è avuto un incremento del 31,1% a fronte di un aumento della spesa del 14,1%.

E da tutta Italia vengono a curarsi in Lombardia tabella 3 Il fatturato attivo della Lombardia rappresenta il corrispettivo economico dell’attività svolta per prestazioni erogate a cittadini residenti in altre regioni (e da queste ultime pagate alla Lombardia). Dal 1995 al 1998 questo dato registra un incremento del 34% (da 691 a 928 miliardi) il che indica che un numero crescente di cittadini di altre regioni hanno deciso di curarsi in Lombardia. Fatto, evidentemente, spiegabile con la qualità delle strutture e l’alta specializzazione dei servizi, in grado di rispondere al bisogno di salute che non sempre trova soddisfazione in altre regioni italiane La competizione migliora il servizio tabella 4 I dati mostrano che nel triennio 1996-1998, a fronte di un incremento dei ricoveri complessivi del 6%, si è registrata una lievitazione della spesa solo dell’1%. Le strutture pubbliche, inoltre, nello stesso periodo, hanno registrato un incremento dei ricoveri pari al 2%, mentre i privati del 25%. In compenso la spesa per gli ospedali pubblici è scesa dell’1% e per quelli privati è cresciuta solo del 23% (cioè meno della percentuale di servizi erogati). Il che significa che la riforma sanitaria lombarda, realizzando pienamente la libera scelta dei cittadini e la parità tra strutture pubbliche e private, ha incrementato l’efficienza complessiva del sistema (anche delle strutture pubbliche), colmando, con l’intervento dei privati, quel deficit di offerta che provocava lunghe liste di attesa e la migrazione dei pazienti in altre regioni o, per alcune specialità, addirittura all’estero.

E riduce i tempi di pagamento tabella 5 La tabella 5 riporta i tempi di pagamento dei fornitori di beni farmaceutici e biomedicali dal giorno di emissione della fattura. I tempi di pagamento dei fornitori sono un indicatore interessante perché, tra l’altro, fotografa l’evidente sottostima da parte del fondo sanitario nazionale delle reali necessità delle regioni (per cui la scarsità di denaro circolante allunga i tempi di pagamento) oltre al grado di efficienza degli apparati amministrativi delle singole regioni e delle aziende sanitarie. Come si vede, a fronte di una previsione normativa fissata a 90 giorni dall’emissione della fattura, tutte le regioni adempiono ai pagamenti in netto ritardo. Anche in questo caso, però, la Lombardia (248 giorni) è sensibilmente al di sotto della media nazionale (283) e registra performance migliori rispetto a tutte le altre grandi regioni italiane.

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