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Sicilia, Sechi (Il Tempo): «Un calcio a tutti i partiti. Ma Regione ora ingovernabile»

ottobre 29, 2012 Matteo Rigamonti

Mario Sechi, direttore deIl Tempo, commenta il risultato delle elezioni in Sicilia: «Centrodestra unito avrebbe vinto. Errori di Berlusconi»

Se Grillo in Sicilia è andato in doppia cifra, nel nord e al centro non potrà che fare meglio. Ne è sicuro Mario Sechi, il direttore del Tempo, che con tempi.it commenta i risultati del voto odierno, quando i seggi scrutinati hanno già superato abbondantemente la metà. Ma il successo del Movimento 5 Stelle non è altro che una spia della protesta della gente che oggi ha “bocciato” le leadership tradizionali, precipitando di fatto nell’instabilità la regione. Con 3.740 sezioni su 5.308 scrutinate, Crocetta (Pd e Udc) è in testa con il 31,00 per cento; seguono Musumeci per il Pdl (25,1) e Cancelleri dell’M5S (18,20). Senza una maggioranza forte, infatti, spiega Sechi, il pericolo maggiore è l’ingovernabilità. A preoccupare il giornalista è soprattutto l’assenza di una classe di governo che sappia capitalizzare il cambiamento in atto nell’opinione pubblica. Vediamo come ha risposto alle nostre domande.

Direttore, come legge il verdetto delle urne in Sicilia?
Il primo dato che emerso è quello dell’ingovernabilità: dalle urne non è uscita nessuna maggioranza forte. E questo è un problema enorme per una regione come la Sicilia che ha un debito record, una situazione amministrativa disastrata e un’elevata disoccupazione. Il secondo dato è che il centrodestra diviso ha consegnato la vittoria all’alleanza tra Pd e Udc. Penso che, con uno scenario così, non si possa andare lontano: c’è il rischio del malgoverno, e per un periodo breve.

A livello nazionale possiamo trarre qualche indicazione?
La Sicilia è una regione che spesso precorre ciò che succederà nel paese. E se proiettiamo a livello nazionale i risultati del voto di oggi, emerge un quadro disastroso. Oltretutto assisteremo all’irruzione (democratica) del fenomeno Grillo in parlamento. Se infatti in Sicilia il Movimento 5 Stelle oggi ha raggiunto la doppia cifra, alle politiche e nel centro nord non potrà che fare meglio.

Bisogna preoccuparsi?
Non intendo demonizzare i “grillini” – si può dire che “è la democrazia bellezza”! –, sto solo dicendo che il problema sono la stabilità e la governabilità del sistema paese. Senza stabilità e governabilità siamo destinati a soccombere alle dinamiche globali.

Le leadership tradizionali intanto escono dal voto con le ossa rotte.
Il centrodestra ha assistito al tramonto di Berlusconi, i cui errori degli ultimi mesi hanno portato al risultato di oggi. Al Pd di Bersani, invece, che una volta aveva il 33 per cento, oggi nel piatto è rimasto ben poco. L’Udc si conferma forza marginale che da sola non può garantire la governabilità.

Qualche segnale positivo?
Diciamo che la gente ha dato un bel calcio nel sedere ai partiti: ma che questi ne sappiano trarre una lezione è da vedere. Perché, se da un lato è vero che assistiamo a una ristrutturazione dell’opinione pubblica, dall’altro è speculare l’assenza di una proposta di governo. Non si vedono all’orizzonte, almeno per ora, tracce di ricostruzione.

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