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Sicilia, indagine sulle spese dei deputati regionali

gennaio 15, 2014 Chiara Rizzo

Oggi nel pomeriggio il presidente dell’Assemblea regionale si è recato in procura, dopo la pioggia di avvisi di garanzia e di chiusura indagini di ieri. Contestati 10milioni di euro di rimborsi, la parte del leone la farebbero per la Procura i vertici democrats siciliani

Il segretario regionale Pd Giuseppe Lupo, tra gli indagati

Sicilia. Sono ben 97 i parlamentari dell’Assemblea regionale siciliana coinvolti nell’indagine sulle “spese pazze” fatte coi fondi dei gruppi. Di questi, ben 83 (su 90) sono quelli della precedente legislatura. Sono stati passati al setaccio 13 milioni di euro di spese: per 10 milioni di euro, secondo la Procura di Palermo, è illegittima. Nel primo pomeriggio di oggi, è andato a colloquio con il procuratore capo di Palermo, Francesco Messineo, l’attuale presidente dell’Ars, Francesco Ardizzone, pure lui indagato. L’indagine è stata avviata da un’ispezione della Guardia di Finanza nel 2012 (è stata acquisita, all’epoca, tutta la documentazione sulle spese dei gruppi).

«C’È MALINTESO SU UN FATTO CONTABILE AUTOMATICO». Ardizzone, che è andato a parlare in Procura in quanto presidente e parlamentare dell’Ars e non da inquisito, per esempio è coinvolto nell’indagine per 2.090 euro di ammanco quando era semplice deputato regionale Udc. Ardizzone ha fatto sapere ai giornalisti: «Apprendo con stupore che anch’io sarei indagato per la somma di 2.090 euro che mi avrebbe trasferito il Gruppo misto. Se fosse questa la contestazione posso dire con la massima franchezza che si tratta della somma pro quota che mi è stata data dopo la mia uscita dalla vecchia Udc e la mia adesione al nuovo gruppo. Ho la massima fiducia nella magistratura ma chiedo solo che si faccia presto». Poi ha aggiunto: «Quattromila euro di rimborso per i portaborse che transitano ai fini della tracciabilità sui conti dei gruppi pro quota sono passati per il gruppo misto. Mi scervellavo per capire dove avrei sbagliato. Io la mattina mi alzo e guardo in faccia i miei figli. Se è questa la contestazione è un fatto contabile automatico».

IL PDL E L’MPA. Gli fa compagnia nell’indagine quasi tutto il gotha siciliano del Pd e anche quello del fu Pdl e dell’Mpa (indagato anche Raffaele Lombardo, ex presidente della Regione). Per il Pdl risultano indagati l’ex presidente dell’Ars, Francesco Cascio, e l’allora capogruppo Innocenzo Leontini che avrebbe speso 7mila euro in una gioielleria (piatti d’argento e di cristallo e tazze), altri 1.700 euro in un negozio di elettronica per l’acquisto di 18 lettori dvd, altre piccole spese per il lavaggio della sua Mercedes e avrebbe chiesto il rimborso di 51 euro, per una multa.

SPESE PAZZE NEL PD. La parte del leone, nelle contestazioni, la fa il Pd: il segretario del partito, Giuseppe Lupo è indagato per 39.337 euro (una delle cifre più alte, seconda solo a quella del collega Francesco Rinaldi, 45 mila euro), i deputati Giovanni Barbagallo (per 11.569 euro) e Giacomo Di Benedetto (27.425 euro). Indagati anche l’ex deputato regionale e attuale membro della segreteria Pd (nonché deputato alla Camera) Davide Faraone, per 3.380 euro e l’ex capogruppo Ars Antonello Cracolici, che è stata anche la persona che per prima ha informato pubblicamente colleghi e stampa della pioggia di avvisi di garanzia in arrivo: «Sono indagato, ma non ho nulla da nascondere» ha annunciato ieri in Sala d’Ercole, mentre l’Ars era impegnato nella maratona di approvazione della legge di stabilità regionale. A Rosario Crocetta (uno dei pochi del Pd siciliano a non essere indagato) è toccata la patata bollente, comunque, di dover commentare la notizia: «Una cosa che ci mette molta tristezza perché non è bello essere il presidente di una Regione dove ci sono 97 parlamentari indagati (in realtà 83, ndr). Mi fa anche rabbia, però è anche giusto che la giustizia abbia il suo corso, credo ci siano stati abusi in tutti i settori della vita pubblica ed è venuta l’ora che questa regione cominci a dimostrare che vuole fare più degli altri e che si debba sbloccare di uno stato che sicuramente non è esaltante».

BORSE, E FUMETTI. Tra le spese rendicontate illecitamente anche quelle per borse firmate Hermes o Vuitton, per cravatte, persino per biancheria intima griffata. Poi soggiorni in hotel extralusso, auto. Ma i conti che hanno più sorpreso sono quello da 5mila euro in cialde di caffè, e i 179 euro per l’acquisto di alcuni numeri del fumetto Diabolik.

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