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Siamo noi i veri patrioti dell’Europa

giugno 12, 2017 Giuseppe Alberto Falci

La legge elettorale, l’Euro e l’Eni. Intervista sul ring con Alessandro Di Battista, l’anima passionale dei Cinquestelle che non ha «mai votato Berlusconi, ma il Pd è pure peggio»

Articolo tratto dal numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti). Nota per il lettore: l’intervista è stata realizzata prima che alla Camera naufragasse la legge elettorale.

Ho conosciuto Alessandro Di Battista qualche settimana fa a Matrix. Invitati da Nicola Porro per un round tra due bulli televisivi conclamati, ce le siamo date (se non di santa ragione come usa dire) senza risparmiarci. Ma anche sorridendo, dell’avversario e di noi stessi, forse consapevoli entrambi che tocca pur sempre indossare una maschera. Ecco, la maschera del Dibba (non penso ami essere chiamato così) mi è piaciuta. Poco o nulla le sue idee, il massimo che si possa concedere è la speranza che i Cinquestelle restino per sempre un punto al di sotto della maggioranza, in modo da spaventare e far rigare dritti tutti gli altri chiamati a governare. C’è però qualcosa di umano e prepolitico che ai miei occhi funziona, nel personaggio Di Battista; e c’è che non si può immaginare di escludere dal discorso pubblico o semi pubblico un quarto (almeno) degli italiani simpatizzanti per Grillo e la sua banda. È sbagliato demonizzare i “grillini” imitando lo stile teppistico dei peggiori fra loro. Bisogna ascoltarli e affrontarli, malgrado nel loro caso rappresentanti e rappresentati coincidano, secondo i canoni di quella così detta democrazia diretta che non funziona neppure nel mio condominio. Di qui l’idea d’intervistare Di Battista su Tempi, insieme con il numero uno dei giovani cronisti politici, Giuseppe Falci. Non ce ne siamo pentiti. (Alessandro Giuli)

«Voglio un’Italia forte che faccia squadra con gli altri paesi della zona Ue. Altrimenti ci mangerà il resto del mondo». Al minuto diciannove di una lunga intervista con il settimanale Tempi, Alessandro Di Battista soffia una frase che tradotta dal politichese è un po’ come dire: «Sono patriota ma anche europeista». Via Uffici del Vicario, quarto piano. Qui si trovano le stanze del gruppo parlamentare del M5s. Di Di Battista si conosce ormai la biografia. Classe ’78, nasce da una famiglia di Vigna Stelluti. Molto legato alla mamma e alla sorella Titti. Un rapporto sincero e profondo con il padre, lo stesso che, durante un raduno dei Cinquestelle, disse: «Non sono di destra, sono un fascista». Di Battista è il grillino di lotta dai toni duri che in tv aizza la polemica. La scorsa estate decide di sparigliare e s’inventa un tour dell’Italia in scooter contro la riforma della Costituzione. «Un giorno ho chiamato Beppe e gli ho detto: verresti con me? Il tour in scooter determinò il risultato del referendum e dunque la vittoria del No».

Di Battista, adesso però il quadro è mutato. Siete al tavolo sulla legge elettorale con Silvio Berlusconi e Matteo Renzi. Alcuni dei vostri, come la senatrice Paola Taverna, lamentano già che la proposta del sistema di voto sia «un mega porcellum». Cosa succede?
Paola ha il timore che i “bari”, cioè Berlusconi e Renzi, possano barare. Restano “bari”? Non mutano il loro stato se scrivono la legge elettorale con noi. Ecco perché stiamo in guardia. In queste ore abbiamo semplicemente dato la disponibilità a una legge elettorale costituzionale. D’altro canto, da oltre dieci anni questo paese non ha un sistema di voto costituzionale.

Per quale motivo tra i “bari” non annovera Matteo Salvini?
Perché al netto della Lega i voti in aula ci sarebbero ugualmente.

Non sarebbe stato più opportuno sedersi al tavolo con i bari e i non bari e riscrivere insieme tutte le regole del gioco? In sostanza sareste d’accordo per una legislatura di tipo costituente?
Per quale motivo continuate a pensare che il problema dell’Italia sia la sua Costituzione? Sto in Parlamento da quattro anni e conosco a menadito il funzionamento dell’iter di una legge. Ah, se la presidente Boldrini avesse obbligato i parlamentari a lavorare il lunedì e il venerdì… Il problema non è la quantità delle leggi, il problema è la qualità delle leggi. Penso che l’Italia sia il paese che ha più leggi al mondo. Eppoi diciamola tutta: qual è la cosa che Matteo Renzi non è riuscito a far approvare? Se alcuni provvedimenti, penso alla riforma della prescrizione o al testamento biologico, restano confinati in commissione o alla prima lettura di uno dei due rami del Parlamento, non dipende certo dalla Costituzione. Del resto, appena c’è un provvedimento d’interesse lo si approva in quattro e quattr’otto. Quando siamo riusciti con il nostro ostruzionismo a bloccare il regalo alle banche, la Boldrini è intervenuta a gamba tesa in barba ai regolamenti parlamentari.

Secondo gli istituti di ricerca, questa legge non vi darà i numeri per governare. Non è però escluso che potrete ricevere l’incarico da parte del Capo dello Stato e provare a governare. Con quali alleati?
Nel 2013 ci siamo presentati dicendo chiaramente quello che avremmo fatto e quello che non avremmo fatto. Abbiamo rispettato tutto. Se c’è una forza politica che mantiene le promesse questa è il M5s. Noi ci presenteremo da soli.

Dovrete farvi trovare preparati altrimenti correrete il rischio di diventare il prossimo Bersani.
Questa legge elettorale prevede una sorta di premio di maggioranza implicito. Qualora una forza politica raggiungesse il 38 per cento potrebbe di conseguenza arrivare al 47 per cento dei seggi.

Non basta però. A chi chiederete di sostenere l’esecutivo a cinque stelle?
In una Repubblica parlamentare come la nostra i voti a sostegno di un governo si trovano in aula. Individueremo onestamente alcuni punti presenti in tutti o quasi i programmi elettorali delle altre forze in campo e proporremo il programma dell’esecutivo alle Camere. Sostenere il nostro governo significherà non ricevere nulla in cambio, non ci sarà il solito baratto di ministri e sottosegretari.

In questo modo si torna ai governi balneari della prima Repubblica?
Rispondo così: chi non ci sta avrà sul tavolo un’alternativa che si chiama Renzusconi. Questa è la verità.

Nel vostro programma di governo ci sarà spazio per una legge sullo ius soli?
I primi provvedimenti che presenteremo saranno di natura economica. Oggi la priorità per questo paese è solo e soltanto il pacchetto economico. Ci sono questioni che ci portiamo avanti da più di trent’anni in materia economica. Penso alla mancanza di trasparenza sulle banche, o addirittura al conflitto di interessi. Quando leggevo Repubblica ricordo che il quotidiano di Ezio Mauro martellava il Parlamento e Berlusconi sul conflitto di interessi. Poi ho visto all’opera i governi di centrosinistra sostenuti da quel giornale e mi sono reso conto che era tutto un bluff.

Le segnalo un dettaglio: il leader di Forza Italia ha perso due elezioni malgrado il conflitto interessi.
Ripeto, il problema del conflitto di interessi non è Berlusconi. Oggi vedo che alcuni partiti politici gestiscono banche e poi queste ultime falliscono perché danno denari ai partiti politici. È evidente che questo intacchi la carne viva dei cittadini. Questo è o non è conflitto di interessi? Ricordo in serie: l’affaire Boschi, il caso Mps e quello che investe Denis Verdini.

Il grillino di lotta «Dibba» è o non è europeista?
Facciamo un discorso di ampio respiro. Senza un’Europa forte e una sorta di blocco europeo saremmo risucchiati dalla Cina, dall’India e dagli Stati Uniti. Questo però non significa che l’Unione monetaria e finanziaria sia un modo ottimale di creare un blocco continentale. Quel che manca è una vera unione politica, ma l’atteggiamento di alcuni Stati Ue al momento impedisce di individuare un percorso che vada in questa direzione. L’euro, guardando oggi i risultati, è stato deleterio e sono convinto che se le cose non cambieranno da qui a qualche anno sarà un ricordo per alcuni paesi. La via per migliorare le cose c’è: contrastiamo trattati come il Fiscal Compact, facciamo debito investendo per lavoro e imprese italiane e facciamolo violando, se necessario, la regola del 3 per cento, come nel 2004 fecero anche Germania e Francia. Se alcuni Stati credono di potere tutto e che l’Italia sia un paese di serie B, con noi al governo dovranno ricredersi. D’altronde, se hai la moneta unica e non riesci a portare a termine alcuna politica comune in materia di sicurezza dei territori e di flussi migratori, cosa ci sta a fare l’Europa?

Marine Le Pen ha straperso le presidenziali francesi perché ha puntato sull’eurofobia. Non rischiate la stessa fine?
La Francia non è l’Italia. Guardando il M5s – siamo già alla guida in città importanti, sia pure con risultati differenti – le dico senza mezze misure: oggi i cittadini italiani non hanno paura del M5s. È oggettivo che siamo riusciti a incanalare una rabbia sana in un percorso di partecipazione. Guardate le nostre iniziative degli ultimi quattro anni. C’è una differenza plasticamente visibile con il Front National. Sollevare un dibattito serio sull’Europa può essere utile a chiedere qualcosa a Bruxelles. A pochi giorni dal voto sulla Brexit, David Cameron aveva già ottenuto delle aperture dall’Ue con la sola minaccia del referendum. Certo i giornaloni ci massacreranno, lo stesso è già successo con Berlusconi che denuncia la presenza nel nostro programma della patrimoniale. Forse teme per la sua incolumità…

Chi sarà il candidato alla premiership del M5s?
Lo decideranno gli iscritti.

Il passaggio si consumerà prima dell’estate?
La nostra roadmap prevedeva che il candidato alla premiership sarebbe stato scelto nel mese di settembre. Ma se ci saranno delle elezioni tra settembre e ottobre magari anticiperemo.

Sarà un iscritto al Movimento o una figura esterna?
Il candidato sarà un esponente M5s.

A lei piacerebbe guidare il Movimento alle politiche e poi varcare l’ingresso di Palazzo Chigi?
A me interessa di più il cosa fare che il chi lo fa…

E se glielo chiedesse Grillo?
È una cosa che non potrebbe mai presentarsi.

Prima delle urne gli elettori conosceranno anche la squadra di governo?
È opportuno che sia scelta in grande collaborazione con il candidato premier. È importante che sia il candidato premier a definire ogni cosa. Il nostro obiettivo è presentare la squadra prima del voto.

Chi comanda davvero in casa Grillo? La memoria e l’eredità politica di Casaleggio, quel che resta del direttorio o il dualismo Di Maio-Dibba?
Il Movimento è forza politica atipica. Non è mai esistito nella storia di questo paese e non solo che una forza politica entrasse in un Parlamento con 150 parlamentari senza che nessuno avesse mai avuto un giorno di esperienza in consiglio comunale. All’inizio l’abbiamo pagata, eravamo impreparati. Poi abbiamo studiato. Del resto ha imparato anche Alfano, no?

Scherzi a parte, chi comanda nel M5s?
Le svelo una cosa: chi ha deciso ad esempio di puntare tanto sul No al referendum? Io. Io sono stato quello che ha spinto più di tutti e prima di tutti che il Movimento si mobilitasse per il No. Io chiamai Beppe e gli dissi di venire con me. Chi decise di puntare sul reddito di cittadinanza? Fu Gianroberto Casaleggio. Chi ha spinto di più sul tavolo della legge elettorale? Andrea Cecconi e Danilo Toninelli in testa, con il contributo di tutti noi. Il M5s è così: ognuno ha le sue competenze e le porta avanti.

Ogni tanto però Beppe Grillo interviene a gamba tesa sul blog e detta la linea. Insomma, il blog è o non è uno strumento di ortodossia?
È uno strumento di controinformazione da sempre, anche se poi è uscito fuori dall’esclusività della controinformazione. Il movimento nasce con determinati princìpi e deve mantenerli. E il primo è Beppe che rispetta i princìpi e infatti non sarà mai candidato.

Dunque Grillo resta a bordo campo?
Beppe Grillo non sarà mai candidato in nessuna elezione del M5s.

Lei dopo il secondo mandato si ritirerà a vita privata?
La regola del M5s è scritta nero su bianco: dopo due mandati elettivi non ci si può più candidare. Anche se il mandato durasse sei mesi.

In questo modo non riuscirete mai a creare le condizioni per la nascita di una nuova classe dirigente.
Il rischio di perdere qualcuno bravo con la regola dei due mandati è infinitamente minore del rischio che un parlamentare bravo diventi arredamento di Montecitorio. L’alternativa si chiama Anna Finocchiaro che ha fatto otto legislature? Ma finiamola. In questo modo il Movimento garantisce ai cittadini di poter contribuire al miglioramento del paese.

Quando siete entrati in Parlamento vi guardavano con la puzza sotto il naso. Adesso vi corteggiano perfino alcuni grand commis di Stato e i vertici di aziende private di mezzo paese. Non vi terrorizza tutto ciò?
Assolutamente no, guardate che al primo anno in Parlamento ho avuto contatti con dirigenti di Eni, Enel. Sono venuti proprio qui in questa stanza, dove stiamo parlando adesso. Ma non mi sono mai messo a pecoroni. Una forza politica parla con tutto il paese. Il governo del Movimento cinque stelle avrà un ministero degli Esteri forte. Non lascerà che sia l’Eni a fare in solitudine la politica estera. Si parlerà, fra gli altri, con l’Eni e ci si metterà d’accordo. Però vi dico una cosa: uno degli italiani che ho più stimato è stato Enrico Mattei.

Ritiene importante che le partecipate dello Stato, come Eni, Enel e Finmeccanica, facciano osmosi con la classe politica?
È fondamentale. Ma scusate, queste grandi aziende di Stato le ha smantellate Prodi, mica le abbiamo smantellate noi. Certo, è necessario che ci sia sinergia.

Siete corteggiati dagli americani?
Ho avuto incontri con l’ex ambasciatore americano. Ma i media scrivono soltanto quando incontro l’ambasciatore russo. Conobbi David Thorne il secondo mese dopo le elezioni del 2013, mi invitò a Villa Taverna e mi disse: «Credo che il M5s sia destinato a crescere». E ribadisco: il M5s non ha mai proposto l’uscita dell’Italia della Nato, semmai una sua riformulazione.

L’esecutivo di centrodestra guidato da Berlusconi ha cercato di riavvicinare la Russia agli Stati Uniti. Fu una cosa saggia per gli equilibri internazionali?
Negli anni dell’università indossavo una maglietta con sopra scritto: «Io non ho votato Berlusconi». Oggi aggiungerei un post scriptum: questi del Pd sono peggio di Berlusconi. Il tentativo di pacificazione tra gli Usa e la Russia è nel pieno interesse del popolo italiano. 

Foto Ansa

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