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«Siamo fierissim·e·i di aver pubblicato il primo manuale scolastico con scrittura inclusiva!»

settembre 28, 2017 Leone Grotti

Pubblicato un manuale per le elementari redatto con la “scrittura inclusiva”, che cambia grammatica e sintassi per raggiungere «l’uguaglianza tra uomini e donne». Proteste: «È come la Neolingua di 1984»

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Per la prima volta è stato pubblicato in Francia un manuale destinato alle elementari redatto con la “scrittura inclusiva”. Il testo scolastico, cioè, è stato scritto seguendo le tre regole grafiche e sintattiche raccomandate dall’Alto consiglio per l’uguaglianza (Hce) e appoggiate dal ministero dell’Uguaglianza tra uomini e donne del governo francese di Emmanuel Macron. Gli alunni di sette anni di quei professori che sceglieranno il libro editato da Hatier (Questionner le Monde) impareranno ad esempio la storia così: «Grazie agli agricoltor·e·i e agli artigian·e·i e ai commerciant·e·i la Gallia era un paese ricco».

TRE «SEMPLICI» REGOLE. Al fine di garantire anche all’interno della grammatica e del linguaggio «l’uguaglianza tra uomini e donne» e per «smettere di rendere invisibili le donne» sono state dunque adottate tre «semplici regole».
Regola numero uno: il genere dei nomi di funzioni, gradi, mestieri e titoli si declina al femminile. In caso di un presidente femmina, dunque, bisogna parlare di “presidenta”. In caso di un’insegnante donna, si deve scrivere “professora”.
Regola numero due: scomporre il plurale, che utilizza il maschile anche per designare quei gruppi all’interno dei quali ci sono sia uomini che donne, e inserire dopo la radice della parola il suffisso maschile e quello femminile separati da un punto a mezza altezza. È più facile scriverlo che descriverlo: per indicare “i candidati alla presidenza della Repubblica” bisognerà scrivere “i candidat·e·i”. In francese: “les candidat·e·s”.
Regola numero tre: eliminare il maiuscolo di prestigio alla parola “Uomo”, come termine per indicare sia gli uomini che le donne. I “diritti dell’Uomo”, dunque, devono diventare “i diritti umani” o ancora meglio “i diritti della persona umana”.

«SIAMO FIERISSIM·E·I». Per annunciare la notizia della pubblicazione del primo libro interamente redatto con “scrittura inclusiva”, Hatier ha scritto su twitter: “Siamo fierissim·e·i di aver pubblicato il primo manuale scolastico con scrittura inclusiva!”. L’Hce, al pari del governo francese, si è complimentato con l’editore. Altri si sono chiesti se il manuale non aggraverà ulteriormente la già difficile comprensione della lingua francese: secondo un’inchiesta realizzata l’anno scorso dal ministero dell’Educazione nazionale, infatti, a 14 anni solo uno studente su quattro «sa leggere in modo appropriato» il francese, mentre il «15 per cento degli alunni non ha alcuna competenza in materia». Difficile che questa iniziativa “inclusiva” migliori queste già drammatiche statistiche.

«COME LA NEOLINGUA DI 1984». Il filosofo, nonché conduttore televisivo e radiofonico Raphaël Enthoven, si è scagliato contro l’iniziativa su Europe 1: «La scrittura inclusiva è un’aggressione della sintassi da parte dell’egualitarismo, è come una lacerazione della Gioconda fatta con un coltello comprato al mercatino equo e solidale. Così si dà vita a parole illeggibili: unit·e·i, vigilant·e·i, motivat·e·i. Per me la scrittura inclusiva è uguale alla Neolingua di 1984. È un attentato alla memoria, perché tutta la lingua è memoria. Il suo obiettivo è controllare le persone e purgando la lingua è il cervello che subisce un lavaggio attraverso le parole».

BOLDRINISMO FRANCESE. Molto critico anche Alain Bentolila, docente all’università Paris-Descartes, autore di una ventina di opere sulla condizione di illetterati di moltissimi adulti e sulla difficoltà di apprendere la lingua da parte dei giovani. Parlando al Figaro, ha spiegato che «questo è uno sforzo inutile perché quello che questi buoni samaritani non capiscono è che quando si dice “i senatori” a nessuno importa se sono maschi o femmine, è solo l’insieme che si vuole designare, non la composizione del suo contenuto. La lingua non è il terreno giusto per condurre una battaglia egualitaria perché la lingua cambia con il cambiare della gente che parla. Non viceversa». Il boldrinismo, insomma, oltre che al Parlamento italiano è realtà ormai anche nelle scuole francesi.

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