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«Sì è un po’ esibizionista, ma sa essere molto pragmatico». Crocetta raccontato dal suo vescovo

ottobre 31, 2012 Chiara Rizzo

Michele Pennisi, vescovo di Piazza Armerina, ha collaborato per molti anni con l’allora sindaco comunista di Gela. Qui racconta il nuovo presidente della Regione Sicilia

Il Peppone e il “don” Camillo (in realtà è monsignore, in quanto vescovo) della Sicilia: per anni così sono stati conosciuti dai media Rosario Crocetta e Michele Pennisi, l’uno sindaco comunista di Gela l’altro vescovo di Piazza Armerina, della cui diocesi Gela è la città più grande. Pennisi e Crocetta hanno lavorato alacramente per anni, ed entrambi non hanno mai esitato a mettersi contro le cosche: il sindaco gestendo gli appalti insieme alla presenza dei carabinieri, il vescovo invitando incessantemente i parrocchiani a denunciare il racket, gli omicidi e le pressioni, e rifiutando per la prima volta nella storia le esequie religiose ad un boss. Tanto Crocetta che Pennisi oggi girano sotto scorta.

Monsignor Crocetta, conosce bene il neo presidente della Regione siciliana?
Dal 2002, quando l’ho incontrato dopo che è stato nominato sindaco di Gela. Venne a trovarmi e parlammo a lungo quella volta, tanto della sua vita personale quanto del suo impegno per rilanciare la città, paragonata all’epoca ad un inferno. Voleva ridare speranza alla popolazione. Da allora abbiamo sempre collaborato, anche nel promuovere una cultura della legalità.

Come è stata la sua collaborazione con Crocetta in questi anni?
Ricordo diversi episodi. Una parrocchia di Gela aveva ricevuto lo sfratto dei locali dell’oratorio, in un quartiere dove per i giovani l’unica alternativa, letteralmente, era la strada. Mi rivolsi al sindaco, chiedendo cosa si potesse fare. Lui si è rimboccato subito le maniche e ci ha dato un contributo per riacquistare un prefabbricato, dove abbiamo creato un nuovo oratorio. In un’altra occasione, grazie al suo aiuto, in un quartiere considerato il “bronx” di Gela, abbiamo costruito un campo sportivo. A dire il vero, grazie a lui lì abbiamo costruito persino una chiesa: prima le Messe venivano celebrate in un garage. Il sindaco si è sempre interessato, ha seguito personalmente quei progetti. In questa nuova chiesa, Santa Lucia – che è fra l’altro la sua parrocchia – abbiamo partecipato insieme ad un incontro sulla lotta al pizzo, il primo in quella zona, uno dei principali in città: insieme avevamo invitato i residenti a denunciare il racket e insieme, Chiesa e Comune, li abbiamo poi sostenuti dopo le denunce. Con Crocetta abbiamo poi collaborato alla creazione della prima associazione antiracket gelese, che ha contribuito ad un miglioramento del clima della città. Crocetta è davvero vicino al mondo del volontariato, che ha aiutato con gesti concreti: ad esempio ha concesso una scuola gelese dismessa ad una decina di associazioni di volontari, che oggi così offrono alla città un doposcuola, il banco alimentare, la mensa per i poveri, lo sportello anti-pedofilia dell’associazione di don Di Noto. Il suo Comune, la caritas diocesana e Banca Etica hanno istituito un fondo per il microcredito alle famiglie, in un momento di grave crisi. Crocetta si è interessato molto alle periferie della città e abbiamo collaborato anche quando è diventato europarlamentare: ha promosso un patto tra i sindaci e un patto tra i parroci per le energie alternative (fotovoltaico), perché anche nelle chiese fossero usate le energie alternative, con relativi sgravi fiscali.

Che cosa pensa di lui?
È un uomo che punta molto sull’immagine, bisogna dirlo. Lo dico perché tutto quello che faceva veniva sempre molto pubblicizzato. Questa è stata anche la principale critica che gli è stata mossa. Ma, allo stesso tempo, è molto concreto: se deve fare qualcosa la fa, non ha paura di andare controcorrente anche se deve scontrarsi con i funzionari pubblici. A volte ha corso il rischio di perdere i finanziamenti, proprio perché trovava l’ostruzionismo degli impiegati che lui non esitava a rimproverare se poco attivi.

Ora arriva a Palazzo d’Orleans, la tana dei gattopardi dove tutto cambia per non cambiare.
Spero che, in un periodo difficilissimo per questa regione, la sua presidenza possa portare una ripresa. E ritengo che la sua esperienza da parlamentare europeo possa essere una marcia in più anche a usare meglio i fondi europei. Sono molto contento della sua elezione e mi spiace che ci sia stato un problema tale di astensionismo: di fatto, Crocetta rappresenta una piccolissima percentuale di siciliani, il 15 per cento di tutti gli aventi il voto, e dovrà faticare molto per recuperare il voto di protesta. Ora tutto dipenderà dall’ostruzionismo che troverà e dalla collaborazioni che saprà tessere.

Lui dice di essere la rivoluzione. Lei che ne pensa?
Sinceramente dico che Crocetta è persona decisa e non scende a compromessi. La Regione è una macchina è molto complessa, e lui non è mai stato deputato regionale, avrà bisogno di trovare validi tecnici. Io non sono profeta, ma mi auguro e gli auguro davvero questa rivoluzione.

Si dice che Crocetta sia un uomo molto devoto, di fede. Lei lo ha conosciuto anche sotto questo aspetto?
Dal punto di vista religioso è un uomo che ha rispetto della fede, e che personalmente crede. Ricordo ancora che Crocetta ogni Natale mi invitava a celebrare la Messa per i dipendenti comunali e poi mi portava nel suo ufficio, dove faceva sempre un presepe tradizionale. Anche se ecco, forse è un po’ esibizionista anche in questo senso.

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