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Sette motivi per opporsi al registro delle unioni civili (a Crotone e altrove)

maggio 5, 2014 Redazione

Il comunicato del Comitato “Sì alla Famiglia!” contro la decisione del comune di inserire nell’ordine del giorno del Consiglio l’approvazione del registro delle unioni civili

Pubblichiamo il comunicato del Comitato “Sì alla Famiglia!”

Desta forte preoccupazione, da cittadini e da cattolici, la decisione che il Comune di Crotone ha maturato, di inserire nell’ordine del giorno del prossimo Consiglio Comunale, del 6 maggio p.v., l’approvazione del regolamento comunale per l’istituzione del registro delle unioni civili.

La proposta, sulla carta, intenderebbe tutelare e sostenere le unioni civili, equiparandole alla famiglia fondata sul matrimonio per gli ambiti di competenza comunale.

Il Comune, tuttavia, con il pretesto di evitare ogni forma di discriminazione tra le famiglie fondate sul matrimonio e le unioni di fatto, con questo strumento, si rende artefice di una più grande discriminazione, pensando di trattare in modo uguale situazioni differenti, come sono le unioni civili e il matrimonio.

Con il varo della delibera, a essere discriminate saranno le famiglie.

Il registro delle unioni civili, invero, è uno strumento inutile e ha, soltanto, una finalità ideologica e simbolica. L’inutilità di tale dispositivo ideologico, tra l’altro, è stata evidenziata pochi mesi fa (1° giugno 2013), anche, da un quotidiano insospettabile, come “la Repubblica”, che ha valutato un flop la sua istituzione, in quei comuni italiani che hanno deciso di approvarlo, sia per lo scarso numero di iscrizioni e sia perché, in molti casi, l’iscrizione in tali registri si è rivelata dannosa per la perdita di alcuni sussidi.  Appare, dunque, alquanto discutibile e lontano da ogni minimo buon senso istituire un registro, che non dà dei veri diritti.

Nei mesi scorsi, la Commissione Cultura del Comune di Crotone ha eseguito delle audizioni di alcune associazioni cittadine (il cui costo, è bene rilevare, ricade sulle spalle di tutti noi), al fine di ottenere un parere circa il regolamento per il riconoscimento delle unioni civili, che intendeva portare all’esame dell’Aula. Ebbene, la Commissione – pur non essendo vincolata dal parere di chi ascolta – ha artatamente non tenuto conto delle riserve avanzate dalla maggior parte delle associazioni ascoltate, contro l’approvazione del registro; ma non è tutto: non ha neppure tenuto conto dei rilievi circa le incongruenze di tipo tecnico-giuridico, evidenziate da chi è stato ascoltato, afferenti al testo del regolamento.

La Commissione ha, così, con grande supponenza, licenziato il medesimo testo del regolamento che era stato posto al parere delle associazioni, senza porre alcun elemento di modifica e senza neppure predisporre un tavolo di discussione con la cittadinanza sul tema, com’era stato promesso dalla Commissione ad alcune associazioni, prima di porre il regolamento all’attenzione dell’Aula.

Vogliamo ribadire con forza che il registro che il Consiglio comunale si appresta ad approvare è:

1) INUTILE: il registro delle unioni civili, invero, non ha alcuna efficacia giuridica, perché non rientra nell’autonomia regolamentare degli enti locali la potestà di disciplinare situazioni di diritto familiare. Tale registro, pertanto, come detto, ha un’esclusiva natura ideologica e simbolica. È pacifico che i Comuni non abbiano competenza per creare un nuovo “status” personale dei loro cittadini, perché l’art. 117 comma 2 lettera i) della Costituzione riserva esclusivamente alla legge statale la materia “stato civile e anagrafi”. In realtà un registro delle coppie di fatto intende fare proprio questo: riconoscendo all’unione civile una determinata soggettività, attribuisce ai soggetti che lo compongono un nuovo status.

2) NON PRIORITARIO: Non vi è alcuna esigenza e urgenza sociale, nella nostra città, all’istituzione di tale registro. Le esigenze e i bisogni dei nostri cittadini – che sono in ginocchio per una crisi generalizzata, acuita da un’apatica amministrazione della cosa pubblica – sono altri e ben più importanti di un registro, che non darebbe sollievo ad alcuno, perché inutile. E’ solo il caso di rilevare, a tal proposito, che nei Comuni in cui il registro è stato istituito – proprio perché non ha alcuna efficacia giuridica, ma ha solo una valenza simbolica e ideologica – le adesioni sono state nulle, o scarse, tanto è vero che alcuni Comuni hanno estinto tale strumento.

3) SUPERFLUO: Le coppie di fatto, nel nostro ordinamento giuridico, godono già della maggior parte dei diritti riconosciuti alle coppie coniugate e non hanno bisogno di un registro che non dà loro alcun ulteriore diritto, in quanto irrilevante giuridicamente. Le persone che compongono le “coppie di fatto” non possono godere, allo stato attuale della nostra legislazione, di istituti riservati ai coniugi come la quota di successione ereditaria legittima, la pensione reversibile, le agevolazioni lavorative previste dalla legge. Tuttavia i componenti delle coppie di fatto non hanno, a differenza dei coniugi, reciproci obblighi di coabitazione, fedeltà, mantenimento ed assistenza morale e materiale: un registro comunale non ha la competenza per, né l’obiettivo di estendere questi diritti e questi doveri alle coppie di fatto. Quale sarebbe dunque l’utilità della sua istituzione? In che modo il registro è in grado di tutelare il convivente debole?Se l’obiettivo del Comune è estendere i propri servizi ai conviventi, va sottolineato che già oggi i conviventi fruiscono di tutti i servizi erogati dall’ Ente  e non è necessario istituire un registro, semmai sarà necessario fornire servizi aggiuntivi a favore delle famiglie, che  sono allo stremo per la crisi economica che pervade ogni ambito della vita sociale.

4) DANNOSO: L’istituzione di tali registri potrebbe risolversi, illegittimamente, in una sottrazione ingiusta di diritti e di risorse alle famiglie fondate sul matrimonio, che, invero, offrono una base certa e sicura di stabilità e coesione sociale, a beneficio, invece, di quelle unioni, che non intendono assumersi alcun impegno e dovere davanti alla società e allo Stato e che hanno nella loro precarietà la loro caratteristica principale. La parificazione che il registro dichiara di voler realizzare, dunque, sul piano dei rapporti interni ai conviventi è priva di reali effetti, mentre sul piano dei rapporti con la civica amministrazione è iniqua e discriminatoria, poiché crea una categoria di formazioni sociali i cui componenti sono titolari di soli diritti/prerogative/benefici, senza indicare alcun dovere corrispondente, disattendendo non solo l’art. 3 ma anche l’art. 2 della Costituzione che, nel riconoscere i “diritti inviolabili dell’uomo”, richiede l’ “adempimento dei doveri di solidarietà politica economica e sociale”. La formazione di una coppia di fatto è frutto di libera scelta privata delle due persone che la compongono e non espressione di una loro condizione originaria e costitutiva d’inferiorità personale che richieda un intervento pubblico correttivo: è offensivo e ghettizzante dare ad intendere, a chi abbia scelto di non sposarsi, che è bene, quanto meno, lasciarsi “censire” in un registro.

5) INGIUSTO: perché, illegittimamente e impropriamente, il Comune farebbe concorrere, nell’elargizione di diritti, da una parte, chi non vuole assumersi, pubblicamente, alcun dovere e impegno e dall’altra, chi, invece, sceglie di fondare la propria unione sul matrimonio, assumendo, così, davanti alla società e allo Stato, quei doveri e obblighi previsti dalla legge. Per giustizia, dunque, nessun diritto merita chi decide di non assumere alcun dovere.  Se lo scopo del registro è superare una discriminazione esso, piuttosto, pare determinarla. D’altra parte, è ammissibile che i Comuni neghino ai conviventi che non sono registrati benefici e diritti riconosciuti ai conviventi registrati? Se lo scopo è quello di non discriminare situazioni identiche nella sostanza, che differenza può porsi tra due conviventi iscritti al registro e due conviventi non iscritti? Le persone sono obbligate a registrarsi come coppia, se non sono sposate ma solo coabitanti, per godere dei servizi del Comune?

6) MEZZO PER UN USO MALDESTRO: Qualora il Comune, istituendo tale registro, illegittimamente, dovesse concedere taluni benefici alle coppie iscritte, il risultato sarebbe quello di favorire un uso maldestro e improprio di tale strumento, da parte di approfittatori, che costituirebbero delle unioni di comodo.

7) PERICOLOSO: Il registro delle coppie di fatto, tra l’altro, accentua la tendenza, sempre più aggressiva, che rende ogni ora più liquidi, inconsistenti, relativi e privi di un autentico senso di responsabilità i rapporti sociali e interpersonali, così minando profondamente la coesione sociale del nostro popolo.

Quale coppia sceglierà ancora di contrarre matrimonio e così formare una famiglia, se basterà iscriversi al registro comunale, che non richiede l’assunzione di alcun dovere, per ottenere dal Comune i medesimi diritti e vantaggi riservati oggi alle coppie coniugate?

Questi sono solo alcuni dei motivi per dire NO al registri delle unioni civili.

L’attenzione del Comune a favore dell’istituzione di tale registro, appare come un diversivo strategico, volto a sviare l’attenzione dei cittadini dai problemi strutturali che incombono sull’Ente.

Molti sono i cittadini di Crotone che hanno a cuore la famiglia fondata sul matrimonio, così come riconosciuta dall’art. 29 della nostra Costituzione e ritengono, pertanto, che questa non debba essere snaturata da mezzi ideologici, pretestuosi ed inopportuni, come il registro delle unioni civili, che il Comune di Crotone intende istituire.

Questi stessi cittadini, per difendere la famiglia, così come prevista dalla Costituzione, monitoreranno, attentamente, l’azione del Consiglio comunale e quella dei singoli consiglieri, per trarre le debite conseguenze a suo tempo; sapranno valutare, evidenziandone anche pubblicamente, chi si sarà battuto a favore del bene della famiglia e chi, invece, avrà stabilito i presupposti per il suo inevitabile depotenziamento.

Comitato Sì alla famiglia! – Crotone

(Alleanza Cattolica – Apostolato della Preghiera – Associazione Medici Cattolici Italiani – Associazione Scienza & Vita – Comunità Gesù Risorto del Rinnovamento Carismatico Cattolico – Cammino Neocatecumenale – Movimento Ecclesiale d’Impegno Culturale – Movimento Cristiano Lavoratori – Rinnovamento nello Spirito Santo – Uciim – Ufficio per la Pastorale Familiare Diocesana – Unione Giuristi Cattolici Italiani – Unitalsi e altri).

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16 Commenti

  1. filomena scrive:

    “Quale coppia sceglierà ancora di contrarre matrimonio e così formare una famiglia, se basterà iscriversi al registro comunale, che non richiede l’assunzione di alcun dovere, per ottenere dal Comune i medesimi diritti e vantaggi riservati oggi alle coppie coniugate?”
    Dunque è questo il vostro problema: siccome ben sapete che il matrimonio così come è pensato in Italia è una istituzione ormai obsoleta che non risponde più ai reali bisogni delle persone, allora volete boicottare qualunque tentativo di modernizzarlo e renderlo simile a come è vissuto e recepito dalle leggi nel resto dell’Europa. Del resto le argomentazioni che declinate nelle 7 ragioni per opporsi al registro delle coppie di fatto, oltre che essere inconsistenti perché di fatto non tolgono nulla a chi ritiene di obbligarsi dentro alle regole del matrimonio, per vostra ammissione si dichiara che a poco serve questo registro in quanto i Comuni non hanno titolo per normare su questo tema. Ed è vero, ragion per cui il registro ha inevitabilmente poco successo anche dove è stato adottato. Serve però a dare una “scrollatina” al Parlamento che si dia una mossa e che inizi a ragionare in questo senso.

    • Aurelio scrive:

      Quali sono “i reali bisogni delle persone”?
      Proviamo a indovinare…
      Praticare sesso con i bambini previa approvazione della morale elastica di Filomena?

  2. luca scrive:

    quello che fate è ovvio: quando si cerca di approvare le unioni civili dite che non servono, quando si cerca di aprire il matrimonio ai gay si grida allo scandalo… tra poco chiederete la tortura per i gay?
    inutile: lo dite voi, certo a voi non serve potete sposarvi!
    non prioritario: c’è sempre qualcosa di più urgente, con questo pretesto non si farebbe mai nulla
    superfluo: lo sarebbe se il matrimonio fosse aperto ai gay, come sarebbe giusto
    dannoso: il registro non prevede nessuno svantaggio per le coppie sposate, non toglie nulla a nessuno.
    ingiusto: perchè? perchè non asseconda la VOSTRA religione?
    uso maldestro: motivazione del tutto faziosa, si potrebbe dire lo stesso di tutte le leggi e le forme di tutela.
    pericoloso: tutto il contrario, la tendenza è addirittura di rafforzare e riconoscere rapporti che prima venivano semplicemente ignorati o se mai osteggiati

    • Aurelio scrive:

      La religione non c’entra un accidente.
      Si tratta di impegnarsi reciprocamente a beneficio della prole.
      Comodo volere i diritti senza doveri!
      Sui cosiddetti gay stendiamo un pietoso velo.
      Quelli non fanno figli e se se ne procurano qualcuno lo fanno rendendolo orfano preventivamente facendo alla società un danno e non offrono in cambio nessun beneficio se noi il soddisfacimento dei propri egoistici desideri.

      • filomena scrive:

        Certo che tu sei un po’ ossessivo con la storia del fare figli. Nessuno dice che non si devono fare ma non te l’ha mica ordinato il dottore. Magari si può essere felici anche senza. Non é obbligatorio mi risulta, o voi “naturalisti” proporrete le tasse per i celibi di mussoliniana memoria?

        • Aurelio scrive:

          In effetti ci sarebbero dei seri motivi per non farli, i figli, sapendo che c’è gente come te la quale è talmente intronata dal male da arrivare a metter nero su bianco di non scandalizzarsi della pedofilia, purché approvata dalla maggioranza, off course!
          E non solo non te ne vergogni, ma hai pure il coraggio di esternare la tua solare incompetenza in tutti gli altri argomenti che tratta questa rivista.
          Saresti il soggetto ideale per un trattato sull’umorismo se tue idee malefiche (=che portano il male) non facessero piangere.

      • luca scrive:

        aurelio, ma ci fai o ci sei? i gay rendono orfani i bambini? i gay vanno ad ammazzare i genitori dei bambini per prenderseli?
        il tuo è il commento più stupido mai scritto!

        • Aurelio scrive:

          Ci fai o ci sei lo dici a tua sorella, e stupido sei tu, razza di maleducato!
          Dato che i gay non fanno figli tra loro e che i figli, anche quelli fatti in provetta, debbono avere per forza due genitori, maschio e femmina, è chiaro che ai figli delle coppie omosessuali manca sempre uno dei genitori, dunque sono orfani.
          Informati prima di offendere e scrivere stronzate.

  3. filomena scrive:

    L’impegno all’aiuto reciproco in caso di bisogno dovrebbe scaturire dal sentimento che unisce le due persone, non da una legge che regolamenta i doveri dei coniugi.
    Detto questo in premessa, oggi sempre più le due persone sono dal punto di vista economico indipendenti e tranne in caso di perdita del lavoro, (del cui sussidio di disoccupazione, tra l’altro dovrebbe occuparsi lo Stato) non hanno necessità che una legge si occupi di imporre il proprio mantenimento ad un’altra persona, la quale se animata da reali sentimenti di amore lo farebbe anche senza esserne obbligata.
    Diverso è il caso dell’eredità o della reversibilità della pensione in quanto la persona viene a mancare e questo non dipende né dai sentimenti né dalla volontà del singolo, mentre la persona che rimane non può più avere quello che spontaneamente avrebbe avuto se il partner non fosse venuto a mancare.
    Dopo anni passati insieme infatti sempre più le persone si sposano in tarda età per evitare questi inconvenienti.
    Ci sono poi una serie di diritti esclusivi di chi è coniugato che nulla hanno a che fare con il denaro in senso stretto, come quelli connessi al riconoscimento pubblico della coppia in situazioni particolari o i permessi lavorativi.
    Infine l’obbligo di fedeltà è sempre stato una barzelletta, una specie di obbligo formale in quanto probabilmente ci sono meno tradimenti nelle coppie di fatto dove la fedeltà è spontanea, che nel matrimonio dove l’obbligo genera la tentazione di trasgredire.

  4. Brando scrive:

    Diritti e doveri sono il bene e il male della stessa medaglia – appartenere ad uno stato civile e democratico.
    Io non mi sentirei “minacciato” dai registri delle unioni civili che sono solo – al momento – parole scritte, ma piuttosto da quei Comuni che stanno riconoscendo i matrimoni non etero contratti all’estero.

    “Il matrimonio tra persone dello stesso sesso celebrato all’estero può essere trascritto nei Registri dello stato civile secondo il Tribunale di Grosseto, poiché non è contrario all’ordine pubblico, è valido e produce effetti giuridici nel luogo in cui è stato pubblicato e infine non sussiste né a livello di legislazione interna né nelle norme di diritto internazionale privato, un riferimento alla diversità di sesso quale condizione necessaria per contrarre matrimonio. La trascrizione avrà natura certificativa e di pubblicità di una situazione già avvenuta e non costitutiva secondo le regole generali in materia” (http://www.altalex.com/index.php?idnot=67218)
    Pensateci, gente, pensateci, bene e presto: il mondo sta cambiando!

  5. filomena scrive:

    @Brando
    Si può sapere perché sei tanto contrario alle unioni omosessuali? I gay sono cittadini di serie B? Sei proprio un troglodita bigotto cattoreazionario. Non é che forse non hai coraggio di fare outing e allora sei invidioso di chi ha contratto matrimonio all’estero?

  6. Brando scrive:

    Certamente, fare outing servirebbe a rendere evidente una condizione personale e giustamente garantita dalla legge. Essere contrari alle unioni tra persone dello stesso sesso e una scelta etica e di buon senso. Confondere l’aspetto dell’amore e l’aspetto giuridico permette a tutti di attirare a se le singole necessità. Basti pensare alla convivenza tra persone dello stesso sesso per capire cosa possa succedere: amore o sesso. Rimando, garbatamente, al mittente, le paroline lette.

  7. Brando scrive:

    Certamente!

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