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«Serve una borsa dei brevetti». Nel 2012 sono stati 56 mila (19 per cento in meno del 2011)

febbraio 16, 2013 Matteo Rigamonti

Intervista a Giorgio Rapari (Camera di Commercio di Milano). «Se non c’è a valle un florido mercato di marchi e brevetti è difficile che le imprese possano resistere da sole»

Nel 2012 in Italia sono stati registrati circa 56 mila (56.258) brevetti, il 19 per cento in meno rispetto al 2011, quando erano stati 69 mila. Di questi, spiega una nota della Camera di Commercio di Milano, quasi 16 mila (15.767) brevetti sono stati registrati in Lombardia, il 28 per cento del totale. Nella sola città di Milano sono state depositate 12.823 domande di riconoscimento (10.389 per marchi, 1.877 per invenzioni, 390 per modelli di utilità e 167 per disegni); nel 2011 erano state 15 mila e cinquecento. La seconda regione per numero di brevetti registrati è il Lazio (7.539), seguita dall’Emilia Romagna (5.930), dal Piemonte (5.433) e dal Veneto (5.367). Poi ci sono la Toscana (3.798) e tutte le altre. Per capire la loro importanza ne abbiamo parlato con Giorgio Rapari, consigliere della Camera di Commercio di Milano e presidente di Assintel, l’Associazione nazionale delle imprese dell’Information and communication technology (Ict).

Rapari, come leggere questi dati?
Si tratta di un numero che è destinato a crescere con la nascita di nuove imprese e start up. Anche se, al tempo stesso, è ovvio che se non c’è a valle un florido mercato di marchi e brevetti è difficile che le imprese possano resistere da sole. Occorre creare le condizioni perché possano sempre esserci nuove scoperte che poi possano essere brevettate; occorre promuovere la ricerca applicata al sistema imprese.

A cosa serve un brevetto?
Al di là del discorso sul brevetto italiano e quello internazionale o europeo, che aprono tematiche di costo legate al mantenimento del brevetto nel tempo, il brevetto è senza dubbio uno strumento importante che permette a inventori e imprenditori di agire sia in difesa sia in attacco sui mercati interno e internazionali. Per questo motivo noi proponiamo di creare una “borsa dei brevetti”, così da poter sapere in tempo reale quale è l’offerta di brevetti, chi ha brevettato cosa e quali sono le licenze o le royalties per l’utilizzo dei beni e servizi tutelati da brevetto. Al tempo stesso, è importante fare un check dei brevetti in circolazione ogni 6 o 12 mesi in modo da poter verificare sempre quali possono camminare con le loro gambe e quali no, e così capire quali possono rivolgersi a venture capitalists e private equities.

I brevetti sono sempre qualcosa difficile da visualizzare per l’uomo comune. Sono così importanti?
Guardi, è la stessa difficoltà per cui un mio amico, che aveva chiesto a un noto conduttore della Rai di dedicare una serata del suo programma ai brevetti, si è sentito rispondere che se avessero davvero voluto far cadere lo share a zero, allora, avrebbero dedicato una prima serata a quel tema. Del resto ci sono temi che hanno appeal sul pubblico e altri che, invece, non l’hanno. Come i brevetti. Tutti danno per scontato che il loro telefonino o smartphone funzionino, ma nessuno si interroga su come funzionino il roaming, le celle, l’interoperabilità, eccetera. Tutto ciò che non è palpabile facciamo sempre fatica a capirlo.

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