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Separazione lampo. Piace ai tribunali, non alle famiglie. La parola dell’avvocato

gennaio 12, 2015 Elisabetta Longo

Se gli avvocati indagassero di più sulle cause che portano una coppia a dividersi ce ne sarebbero meno, spiega l’avvocato Massimiliano Fiorin, esperto di diritto coniugale

«La separazione lampo è stata pensata per snellire il traffico dei tribunali italiani. Non certo per venire incontro alle coppie. È meglio togliere subito di mezzo questa inesattezza di termini e di significato», spiega a tempi.it l’avvocato Massimiliano Fiorin, esperto di diritto coniugale, nonché autore di parecchi libri sull’argomento “divorzio”. L’inizio del nuovo anno si apre proprio con una coppia di Roma che il 5 gennaio scorso ha ottenuto la sua separazione lampo, secondo quanto stabilito dal nuovo decreto legge 132/2014, senza bisogno di udienze aggiuntive in tribunale, ma semplicemente recandosi dall’avvocato. Per ottenere il divorzio, se sarà ancora intenzionata a richiederlo, dovrà aspettare i “soliti” tre anni.

DIVORZIO BREVE. Per il momento il disegno di legge che riguarda il cosiddetto “divorzio breve”, che abbrevia quel lasso di tempo a un anno, non è ancora passato, e non è detto che passi. Anche in quel caso, non si tratterà di una vittoria, spiega l’avvocato: «Nei tre quarti dei casi sono le mogli a chiedere la separazione. Ma il dato si inverte quando si tratta del divorzio, chiesto dalla maggior parte dei mariti. Questo perché l’articolo 156 del codice civile stabilisce che gli ex mariti debbano provvedere a un assegno di mantenimento anche nei confronti del coniuge, non solo dei figli, di modo che le mogli possano mantenere il tenore di vita che avevano prima, quando vivevano con il marito. Un discorso che poteva andare bene prima, quando la maggior parte delle donne non lavoravano, e che ora contribuisce solo al degrado psicologico e sociale in cui vivono molti padri separati».

CHIEDERE PERCHE’. La separazione era stata inizialmente intesa dal codice civile come periodo transitorio verso una possibile riappacificazione. Ma ora sembra solo una fastidiosa formalità verso il divorzio diretto: «Quando una coppia si reca dall’avvocato, la prima domanda alla quale dovrebbe rispondere dovrebbe essere “perché?”. Oggi nessuno quasi lo chiede più. Quando sono io a domandarlo ai miei clienti mi trovo davanti facce perplesse, come se mi stessi permettendo di fare una domanda troppo personale. Sapere il perché invece è fondamentale, ragionando su quello si potrebbe arrivare a una soluzione, e quindi non necessariamente andare verso un divorzio. Quando una coppia decide di separarsi dovrebbe trovare di fronte un aiuto, non un’agevolazione a porre fine alla relazione più in fretta. Un avvocato non è certo un terapista di coppia, ed è per questo che da qualche mese con altri esperti in materia abbiamo dato vita a un centro di conciliazione familiare. Salvare il salvabile, letteralmente, è fondamentale. Oggi ci si lascia per una vaga incompatibilità caratteriale che, come dice l’articolo 151 del codice civile, “rende intollerabile la prosecuzione della convivenza o reca grave pregiudizio all’educazione della prole”».

SEMPRE MENO MATRIMONI. Ci si lascia sempre più spesso e nelle grandi città le percentuali di separazioni e divorzi sono altissime. Nel 2014 a Milano sono aumentate del 52 per cento, stando a quanto riferisce l’anagrafe. «Ci si lascia perché le aspettative vengono disilluse. Ci si sposa sull’onda del sentimento e poi ci si scontra con la realtà. Un matrimonio in Italia dura in media 14 anni, ma io credo che in questo momento potremmo trovarci a un punto di controtendenza, perché ci si sposa meno e di conseguenza ci saranno anche meno divorzi».
Si parla spesso di turismo del divorzio, una pratica che permette di andare a divorziare in tempi più brevi all’estero, sfruttando l’escamotage di una residenza temporanea fuori dall’Italia: «L’Istat non ha ancora parlato chiaramente di questo fenomeno, le cifre che circolano non sono per il momento verificabili, né possiamo dire che siano in crescita, e che le coppie che hanno così fretta di dividersi non aspettino altro che il divorzio breve. Sicuramente il fenomeno c’è, e ricordo di recente la sentenza di un giudice britannico che si era proprio rifiutato di dare divorzio a una coppia italiana che figurava residente all’estero».

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9 Commenti

  1. Daniele Arboscelli says:

    Nel titolo si parla di separazione lampo che non piace alle famiglie. Nell’articolo non se ne fa alcun cenno.
    L’autore se ne e’ dimenticato mentre lo componeva? Non ha trovato argomenti che sostengono questa teoria?

    Qual e’ la percentuale delle famiglie contrarie? Quali sono i motivi? Ci sono famiglie contrarie che sono obbligate a fare un divorzio breve invece di stare assieme?

    Esistono dati ufficiali di quante persone si riconciliano entro i tre anni che servono per divorziare? Magari e’ una cifra molto bassa o quasi inesistente. Da quello che ho personalmente visto, quando una persona ne ha le scatole piene di un’altra, piene rimangono, sposati o non sposati. Ma esperienza mia personale non vuole dire statistica certa, quindi, se qualcuno ha un link affidabile, me lo da?

    Magari la separazione lampo non piace agli avvocati che non ci possono marciare su piu’ di tanto?

    Poi non conosco Massimiliano Fiorin e come opera, ma la mia ultima domanda e’ per lui: quando chiede alla gente “perche’?” lo fa durante il tempo in cui e’ pagato dal cliente? Se si, ci credo che vogliono fare poche chiacchiere e aspettarsi che faccia il suo lavoro…

    • Michele says:

      Invece sarebbe importantissimo chiedere “perché”, specialmente se ci sono figli in tenera età. Molte separazioni e divorzi sono dettati da immaturità (presente anche al momento delle nozze, ovviamente). Oggi si usano i partner come i vestiti, si cambiano quando si ha voglia di qualcosa di nuovo. Non c’è più il rispetto per le altre persone, men che meno per quella che si ha a fianco. Si trattano meglio gli animali dei figli, tanto c’è l’altro genitore che se ne occupa oppure mette mano al portafoglio.
      La società non fa nulla per aiutare le coppie a stare insieme, anzi, le aiuta a distruggere la famiglia, ad esaltare il desiderio di felicità immediata e solo per se stessi. Triste che molti parroci denuncino il male che si trova a migliaia di km da casa e tacciano su quello che avviene sotto il naso di tutti.

      • Daniele Arboscelli says:

        L’autore ha ( intenzionalmente? ) evitato, tra le altre cose, di citare che la procedura non si applica quando ci sono figli minori. Quindi qui non c’entra.

        Poi, volendo entrare nell’argomento, quanto puo’ essere sano per un minore, stare in un ambiente in cui ci sono adulti che si detestano, o si sopportano a fatica? Sicuramente poco. E qui parlo per esperienza. Mia e di altri. Chiunque c’e’ passato la pensa come me, con prima i due adulti non stanno piu’ insieme con meglio e’. Chi non c’e’ passato puo’ voler infilare la propria ideologia in gola agli altri, ma resta campata in aria e la fa pagare a bambini che non c’entrano niente.

        I discorsi degli animali trattati meglio dei figli lasciamoli fare a personaggi del calibro di Adinolfi ( che chissa’ come mai invece non predica contro il divorzio lui )

        La gente si lascia perche’ le ha gia’ provate tutte e non c’e’ stato verso, senza eccezioni. Se un’insalata e’ andata a male, si butta via, non si mette in frigo che magari si rigenera in un paio di giorni. Marcisce e magari fa anche i vermi. Far rovinare la vita alle persone per difendere un concetto astratto e’ un atto criminale. Se uno poi e’ masochista o si vuole illudere come la eterosessualmente sposata Mussolini che si tiene il pedofilo in casa con lei e i figli, faccia pure, ne ha la facolta’.

  2. Massimiliano Fiorin says:

    Arboscelli, se i clienti mi pagassero un decimo di quello che risparmierebbero, prendendo in considerazione soluzioni conciliative rispetto a quella della separazione e del divorzio, io ne uscirei decisamente arricchito e loro decisamente meno impoveriti.
    Il problema è che il più delle volte loro non lo sanno. Il fatto che almeno provi a spiegarglielo, già vale il prezzo della parcella.

    • Nino says:

      Che a separazione ed il divorzio implichino spesso un impoverimento è un fatto noto. E credo che molte persone lo imparino sula propria pelle. Ma meglio poveri e sereni ma meo poveri ed infelici.

      Su una cosa sono d’accordo, lo stato non fa niente (ma potrebbe?) per aiutare a non arrivare alla rottura. Secondo me, quando ci si decide ad andare da un avvocato, è quasi sempre troppo tardi

    • Daniele Arboscelli says:

      Non sono un esperto di diritto, ma da quel che ho capito cercando su internet le soluzioni conciliative sono un tentativo di fare star insieme due persone che non ne vogliono sapere, invece che lasciar loro vivere la vita in pace?

      Se cosi’ e’, sarebbe un po’ come andare dal dentista con un ascesso, per sentirsi spiegare che si risparmierebbero soldi a lasciarlo li’.

  3. Jens says:

    Sarà, ma secondo me i divorzi sono destinati ad aumentare. E aumenteranno soprattutto se ci sono ancora coppie sposate, indipendentemente dal fatto che i coniugi convivano bene o meno. Se i coniugi non convivono bene, il divorzio è la diretta conseguenza. Ma se i coniugi convivono bene, interviene un altro fattore. Una famiglia SPOSATA con figli riceve meno aiuti finanziari rispetto a una famiglia NON SPOSATA con figli nelle stesse identiche condizioni. Pensateci un secondo: una famiglia sposata avrà un ISEE più alto, nonché altri parametri più svantaggiosi rispetto a una famiglia non sposata.
    Non è un caso che conosco più di una famiglia in cui i genitori sono divorziati per lo stato ma continuano a convivere come se nulla fosse: la crisi morde…

  4. In realtà molte separazioni – ma non divorzi – sono davvero unicamente motivate da ragioni fiscali, per lucrare su benefici relativi alla proprietà immobiliare o sulle differenze di reddito.
    Ma questo avviene solo per coppie avanti negli anni – specie se hanno ereditato cospicui patrimoni – perché per le coppie più giovani e meno rodate una separazione di questo tipo presenta troppi svantaggi.

    Sul fatto che il divorzio consenta alla gente di vivere in pace, superando una situazione affettivamente infelice, parlano le statistiche e le rilevazioni sociologiche: a parte i casi di violenza pluriomicida (circa 100-120 morti all’anno solo in Italia), che sono la punta dell’iceberg, il divorzio è la principale causa scatenante di un numero enorme di disagi psicologici e devianza sociale, a parità delle altre condizioni: depressione, disoccupazione, suicidi, alcolismo, tossicodipendenze, emarginazione e entrata nella povertà.

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