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Sentenza Dell’Utri, le toghe rosicano: «Iacoviello è un difensore d’ufficio, che vergogna»

marzo 14, 2012 Chiara Rizzo

Nelle mailing list interne sono diversi gli attacchi, o gli insulti, al pg di Cassazione Francesco Iacoviello e alla corte che venerdì ha giudicato Dell’Utri: «Provo frustrazione e rabbia», dice una. «Vorrei urlare il disagio e l’imbarazzo», insiste un’altra. E i penalisti intervengono per richiamare all’equilibrio.

La reazione delle toghe alla sentenza di Cassazione Dell’Utri sulle mailing list è stata immediata e furiosa, soprattutto nei confronti del procuratore generale Francesco Iacoviello, “reo” secondo i colleghi per quella sua requisitoria in cui ha richiesto che il processo d’appello fosse annullato perché nella sentenza «non si valutano le prove e non si prospettano ricostruzioni alternative, si prende faticosamente per vero tutto ciò che i pentiti hanno detto». Una requisitoria che ha messo seriamente in discussione il metodo usato dalla procura generale di Caltanissetta per “provare” le sue accuse contro Dell’Utri, anzi perfino una critica alla costruzione dell’imputazione, che secondo il pg Iacoviello «è un fiore artificiale in un vaso senz’acqua, non c’è il fatto per cui l’imputato è stato condannato».

La risposta della magistratura italiana, dunque, è stata proporzionalmente inviperita. «Provo un profondo senso di frustrazione e rabbia – scrive un magistrato milanese -. Non può essere che il nostro sistema giudiziario funzioni bene se uno Iacoviello qualsiasi viene sempre designato a fare requisitorie che sembrano difese d’ufficio, smontando e facendo a pezzi il difficilissimo lavoro di decine di colleghi. E l’Italia sarebbe il paese delle toghe rosse? Scusate ma mi vergogno di essere un magistrato in questo paese». Da Vibo Valentia un collega risponde: «Vorrei che la magistratura facesse un’immediata sincera autocritica cercando di capire da che parte vuole stare». Dalla Calabria si leva il grido di dolore della toga: «Vorrei urlare il disagio, l’imbarazzo nel guardarsi attorno e vedere il baluardo dell’uguaglianza sostanziale (la magistratura) avviluppata su se stessa. Chissà se i benpensanti che hanno filosofeggiato sul richiamo del Csm a Ingroia, o che non perdono occasione per bacchettare chi tiene la schiena dritta, filosofeggeranno su questa vicenda dove pg fanno gli avvocati e ci sono giudici con problemi già ai tempi delle note vicende dei Cavalieri del lavoro».

Quest’ultimo è il riferimento ad un “gossip” giudiziario ricordato in questi giorni da Repubblica, avvenuto quando alcuni imprenditori catanesi, “I cavalieri dell’apocalisse mafiosa” denunciati da Pippo Fava e dal generale Dalla Chiesa, furono indagati ma poi assolti negli anni in cui il presidente della corte di Cassazione che ha sentenziato venerdì, Aldo Grassi, era procuratore a Catania. Per Grassi all’epoca venne chiesto un trasferimento d’ufficio, che il Csm negò, ma ciò è bastato a segnare la “fama” tra i colleghi. Curiosamente, ciò che Repubblica e le toghe non hanno voluto ricordare però, è che per uno dei Cavalieri anche Giovanni Falcone stesso aveva chiesto l’archiviazione, per insufficienza di prove, e di ciò diede notizia per prima proprio Repubblica.

Gli interventi sulla mailing list sono per altro in linea con quelli a mezzo stampa del procuratore capo di Torino Giancarlo Caselli («La requisitoria di Iacoviello non ha ferito solo me, ma Giovanni Falcone») e del pm di Palermo Antonio Ingroia: «È triste assistere, proprio in questo anno, al montare di un nuovo revisionismo politico-giudiziario sulla stagione di Falcone e Borsellino». Qualche voce si leva fuori dal coro, nelle mail. E tra queste proprio quella di un collega di Falcone e Borsellino: «In molteplici processi ho sostenuto convintamente da pm l’ipotesi del concorso esterno, dinanzi a giudici diversi e ottenendo sentenze adesive alle richieste. Tuttavia conoscendo e apprezzando da tempo l’autorevolezza scientifica di Francesco Iacoviello e la sua nota professionalità mi permetto di invitare tutti noi ad una doverosa riflessione». A difesa di Iacoviello invece l’Unione dei penalisti italiani che ha invitato le toghe a equilibrare le reazioni, «è grave registrare attacchi, venati da sprezzante qualunquismo, al giudizio di legittimità e agli uffici che lo amministrano. Basta con l’attacco virulento per avere osato valutare un reato dagli incerti confini sulla cui conformazione la dottrina, con buona pace dei nuovi e vecchi crociati della giustizia a furor di popolo, esprime dubbi da decenni». Grazie al sito www.penalecontemporaneo.it è possibile leggere la requisitoria di Iacoviello: utile per farsi un’idea, d’altra parte, di quanto poco partisan, e piuttosto ferma e concreta sia stata la posizione del pg di Cassazione Iacoviello.

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