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Senato, Italicum e rischio deriva autoritaria. Così il guru elettorale di Renzi respinge le «cavolate»

luglio 28, 2014 Redazione

Per il polititoligo D’Alimonte non c’è nessun pericolo. «Anche il Mattarellum poteva produrre distorsioni, perché certi costituzionalisti non criticarono allora?». Soglie di sbarramento volute da Berlusconi «per riportare i dissidenti all’ovile»

«Sono delle cavolate». Roberto D’Alimonte, celebre politologo e consulente di Matteo Renzi per la riforma della legge elettorale (il cosiddetto Italicum, di cui in passato ha già provato a spiegare le ragioni e le implicazioni), liquida così in una intervista a Repubblica le «chiacchiere» sulla possibile deriva autoritaria dovuta alla riforma del Parlamento e della legge elettorale, in discussione a Montecitorio e Palazzo Madama. «Il solo nesso fra Italicum e Senato – osserva D’Alimonte – è che i partiti minori per dire sì al monocameralismo vogliono una soglia unica fra il 4 e il 5 per cento». Per D’Alimonte i partiti più piccoli mercanteggiano sulla riforma del Senato per sopravvivere. L’obiettivo di Ncd e Sel è portare a casa un accordo sulla legge elettorale che consentirebbe loro di essere rappresentati nel prossimo Parlamento, anche senza allearsi.

SOGLIE ALTE? LE VUOLE BERLUSCONI. Nella legge elettorale e nella riforma del Senato «ci sono cose che potrebbero essere migliorate – spiega D’Alimonte a Repubblica – , ma se fossi in Parlamento li voterei». Il consulente di Renzi ha ricordato che entrambe sono frutto di un accordo fra il premier e Berlusconi. A questo accordo si deve la doppia soglia per accedere alla Camera, che mette in difficoltà partiti come Ncd, Sel e Lega Nord: «Oggi – prosegue D’Alimonte – ci sono le liste singole e le liste “sposate”. I singoli hanno uno sbarramento all’8 per cento, gli sposati al 4,5. Hanno uno sconto perché si alleano e nascono le “liste scontate”».

BERLUSCONI VS ALFANO. Berlusconi vuole ricostruire il centrodestra. Per farlo non intende rinunciare al ruolo di leader del suo partito. I potenziali alleati di Ncd, quando una settimana fa l’ex premier ha lanciato la proposta di “unità” (seguita poi da una lettera pubblicata dal Giornale, che denuncia “particolarismi” e “divisioni” nel centrodestra) hanno chiesto in cambio un cambiamento di rotta sull’Italicum. Il problema è che a Berlusconi doppia soglia e liste bloccate «servono per riportare all’ovile dissidenti e frammenti», spiega D’Alimonte rivelando di aver partecipato alle trattative. «Lo vedete Alfano che supera l’8 per cento?». Secondo lo “sherpa” del premier anche le liste bloccate rientrano tra le volontà di Berlusconi «per tenere in pugno il suo partito, scegliere lui i candidati». Lo stesso vale per Renzi.

VOTO DI PREFERENZA? LO USANO AL SUD. A parte alcune criticità, prosegue D’Alimonte, «io comunque in Parlamento voterei anche liste bloccate e soglie scontate». Il politologo ha espresso perplessità sul possibile voto di preferenza: «Nella Prima Repubblica ha fatto molti danni e oggi i lombardi quasi non lo usano, mentre il 90 per cento di campani, calabresi, pugliesi, sì. Bisogna chiedersi il perché. Allora volete il voto di preferenza? Ce lo possiamo anche mettere. Però se restano le liste bloccate non mi scandalizzo». Inoltre, secondo D’Alimonte, occorre alzare la soglia per ottenere il premio di maggioranza, ma contemporaneamente aumentare il premio: «Bisogna portare la soglia di sbarramento per il ballottaggio al 40 per cento. Ma al vincente non basta dare il 52 per cento dei seggi, pari a 321. Bisognerebbe arrivare al 55 per cento, cioè 340 seggi per cento».  A chi protesta contro l’Italicum ricorda che anche il Mattarellum, la legge elettorale precedente all’attuale, «poteva produrre una distorsione fra voti e seggi molto maggiore del Porcellum. Perché certi costituzionalisti non fecero allora le loro critiche?».

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