Google+

Sempre meno donne scendono in piazza per gridare: «Viva l’aborto»

settembre 29, 2017 Leone Grotti

Ieri si è celebrata la giornata mondiale per il diritto all’aborto: tra il 2010 e il 2014 sono stati soppressi 55,7 milioni di bambini all’anno. Sempre più persone però, anche in Europa, chiedono restrizioni

belgio-aborto-manifestazione

Ieri si è celebrata la giornata mondiale per il diritto all’aborto e tutti i più importanti giornali del mondo hanno suonato forti squilli di tromba per celebrare la “lieta” ricorrenza. L’Onu si è felicitato per i 55,7 milioni di aborti all’anno che si sono praticati tra il 2010 e il 2014 e si è giustamente inquietato per le 47 mila donne che hanno perso la vita a causa di interruzioni di gravidanza effettuate in «cattive condizioni». Neanche una punta di dispiacere, invece, per quei 55,7 milioni di bambini soppressi.

DIVIETO IN EUROPA. Le Nazioni Unite se la sono presa contro quei paesi che ancora non garantiscono il pieno accesso all’aborto. In Europa, il divieto totale esiste solo a Malta, Vaticano e Andorra mentre permangono legislazioni molto restrittive in Polonia, Cipro e Irlanda. A Dublino, però, la situazione potrebbe cambiare l’anno prossimi, quando sarà indetto un referendum sulla legalizzazione dell’interruzione di gravidanza.

SOLO MILLE PERSONE. Se in tutto il mondo è stato sponsorizzato l’aborto come un vero e proprio «diritto», ci sono segnali di ripensamento da parte delle società occidentali. In Belgio è stata organizzata da organizzazioni femministe e collettivi una manifestazione internazionale a favore dell’interruzione di gravidanza con lo slogan: «Il mio corpo, la mia scelta. Nessuno può decidere per me». Durante la sfilata a Bruxelles sono stati presi di mira paesi come l’Irlanda o la Polonia, ma anche l’Italia dove «le donne sono in pericolo perché l’80% dei medici si rifugia nell’obiezione di coscienza». Le donne, scese in piazza per rivendicare un diritto, si sono dimostrate poco sensibili ai diritti degli altri ma soprattutto ignoranti della realtà dei fatti in Italia, spiegata abbondantemente da questi numeri. Il dato più rilevante della manifestazione belga, però, è che è andata deserta: per le strade infatti hanno sfilato solo un migliaio di persone, come riportato da Le Soir.

I SONDAGGI INGLESI. È interessante come anche in quei paesi dove la campagna per la totale liberalizzazione dell’aborto è sempre stata più spintasi vedano segnali di ripensamento. Secondo un sondaggio realizzato a maggio da ComRes in Gran Bretagna il 60 per cento dei britannici ritiene che il limite ultimo per abortire dovrebbe essere abbassato dalla 24ma alla 20ma settimana. Per il 21 per cento, invece, il limite dovrebbe essere fissato alla 12ma settimana. Considerando solo le donne intervistate, le percentuali salgono rispettivamente al 70 e al 24 per cento. Inoltre, il 65 per cento si è detto contrario alla possibilità che lo Stato usi i soldi dei contribuenti per finanziare l’interruzione di gravidanza all’estero.

RESTRINGERE ACCESSO ALL’ABORTO. Lo stesso fenomeno si riscontra negli Stati Uniti, dove l’83 per cento dei cittadini è contrario a destinare fondi statali per finanziare l’aborto all’estero. Il 61 per cento è anche contrario a usare i proventi delle tasse per finanziare l’aborto all’interno del paese. Inoltre, l’85 per cento degli americani vorrebbe che l’accesso all’aborto fosse in qualche modo ristretto, secondo un sondaggio condotto a gennaio da Marist Poll.

L’AFRICA SI RIBELLA. È da considerare positivo anche il rifiuto da parte di molti paesi africani di subire quella «colonizzazione ideologica» più volte denunciata da papa Francesco. Emblematica a proposito l’intervista della Bbc a Obianuju Ekeocha, ingegnere biomedico di origine nigeriana e fondatrice di Culture of Life Africa. «Quando un paese occidentale viene in Africa e cerca di imporre l’aborto sotto forma di aiuto “umanitario” non fa che comportarsi come i colonialisti di un tempo. Quella che voi chiamate lotta per combattere la povertà è in realtà una forma di colonizzazione ideologica. Abbiamo bisogno di educazione, non di contraccettivi», ha risposto la donna a un’incredula presentatrice dell’emittente inglese.

Ricevi le nostre notizie via email:

Leggi gli articoli sull'app:

Iscriviti gratuitamente alla nostra newsletter per ricevere tutte le nostre notizie!

La rassegna stampa di Tempi

Tempi Motori – a cura di Red Live

Prima erano una cosa sola. Ora sono divise. O meglio, in futuro avranno specializzazioni e target diversi. Volvo e Polestar, quest’ultima sino a ieri divisione ad alte prestazioni del brand svedese, si sono separate e vivranno di luce propria. Polestar, oltretutto, cambierà pelle, passando dall’elaborazione ufficiale dei modelli della Casa nordica alla realizzazione di vetture […]

L'articolo Polestar 1: il nuovo mondo proviene da RED Live.

Il progetto Émonda è nato per dimostrare che Trek era non solo in grado di costruire la bicicletta di serie più leggera al mondo, ma di renderla anche capace di offrire elevate performance. I confini della ricerca sembrano essere fatti perché li si possa superare e ciò che è successo con il MY 2018 lo dimostra: […]

L'articolo Nuova Trek Émonda 2018, la leggerezza non ha limiti proviene da RED Live.

La sfida che attende la nuova Seat Arona, al debutto tra le SUV compatte, ricorda quella di Kung Fu Panda contro le “Leggende Leggendarie”. Una outsider dalle dimensioni contenute, agile, scattante e con tante frecce al proprio arco che affronta senza alcun timore reverenziale i “mostri sacri” della categoria. Forte di una vitalità, sia estetica […]

L'articolo Prova Seat Arona proviene da RED Live.

Sino a pochi anni fa parlare di auto a guida autonoma era credibile quanto prevedere lo sbarco degli alieni sulla Terra o aderire alla religione dei pastafariani che, per inciso, credono in un creatore sovrannaturale somigliante agli spaghetti con le polpette. Questo almeno sino a ieri, dato che oggi, con l’immissione sul mercato delle prime […]

L'articolo Guida autonoma: quanto ne sai? proviene da RED Live.

Ennesimo capitolo della Saga Monster, l’821 2018 si adegua all’Euro4 ed eredita le peculiarità stilistiche della sorella maggiore 1200. Più snello e slanciato torna all’essenzialità originale del primo Monster

L'articolo Ducati Monster 821 my 2018, come eravamo proviene da RED Live.

MailUp - Osservatorio statistico 2017 - banner download