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Se una sera d’estate, un viaggiatore…

luglio 7, 1999 Lauzi Bruno

Lettera a tempo

A volte i segnali di regime sono curiosi. A volte basta prendere un treno italiano e dimenticarsi di vidimare il biglietto per scoprire un mondo. Sapete tutti che i biglietti valgono due mesi dalla data di emissione, ma per distanze entro i 200 chilometri, se li vidimate, valgono solo 6 ore. Se non li vidimate, il controllore che ve li obliterà, vi farà pagare 10mila lire perché non lo avete fatto da soli. Inutile protestare che, visto che lui stesso ha provveduto forando il biglietto, la dimenticanza è sanata. Il solerte funzionario vi obbietterà che, se non passava lui, voi l’avreste fatta franca e avreste potuto riutilizzare la corsa. Vi multa dunque perché avreste potuto approfittare della situazione. Vi punisce per un’ipotesi, con una sanzione preventiva per un eventuale reato. Come dare un mese di galera a uno perché ha trovato un portafoglio e potrebbe avere pensato di tenerselo ma, visto che di lì passava una guardia glielo ha consegnato! Ma non è finita qui. Se per caso vi venisse in mente di chiedere perché poi lo stesso biglietto, che dovrebbe valere due mesi, vi consente di viaggiare solo 6 ore se la distanza è entro i 200 chilometri, vi sentirete rispondere che è così e basta. Esempio: se andate da Milano a Sestri Levante e, giunti a Genova, vi venisse malauguratamente in mente di fermarvi a far visita a un amico, e questo vi invitasse a cena, e la cena si protraesse in allegre libagioni oltre il tempo consentito, voi dovreste ripagare il biglietto per la tratta da Genova a Sestri Levante. “Se pensate di fermarvi – mi è stato spiegato – dovete pensarci subito e fare due biglietti: uno fino a Genova e uno da Genova a Sestri”. Così mi è stato detto dal controllore che mi stava sottraendo 10mila lire. “E se mi venisse in mente mentre sono in viaggio?”. “Peggio per lei!”. Insomma, siamo persone serie, se si è promesso che si viaggiava, viaggiamo. Come nel West, quando allo straniero che arrivava sul suo cavallo, veniva ingiunto di lasciare il paese in fretta, sotto una pioggia di fucilate. Mi spareranno, la prossima volta che cambio idea? Chi vivrà, anzi chi partità, vedrà.

P.S. Il biglietto del treno è un contratto in cui i contraenti si impegnano. Se decidete di non partire, al momento del rimborso vi verrà trattenuto un 20% per rottura di contratto. Se il treno non parte è per forza maggiore. E poi dicono che uno si butta a destra…

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