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Se Ramsey segnasse come Ibrahimovic i personaggi famosi ne uscirebbero decimati

marzo 12, 2012 Daniele Ciacci

Speriamo che le superstizioni non frenino il talentuoso trequartista dell’Arsenal. Dopo le sue reti, infatti, sono morti Osama Bin Laden, Steve Jobs, Gheddafi e Whitney Houston. Curiosa coincidenza o strani poteri occulti? Chi lo sa, intanto i tifosi sperano che diventi uno dei migliori marcatori della stagione mentre i vip toccano ferro.

Aaron Ramsey, trequartista gallese e gioiello dell’Arsenal di Arsene Wenger, ha una media gol decisamente bassa. E questa è una fortuna per i molti superstiziosi amanti dell’occulto e delle statistiche. Sì, perché ogni volta che il giovane centrocampista dei Gunners mette la palla in rete, una celebrità muore. O almeno, questo dicono le coincidenze, tant’è che in Inghilterra c’è chi scommette su chi sarà la prossima vittima del “biondo angelo della morte”. Quando Ramsey si fratturò la gamba per un fallo di Ryan Shawcross, che lo costrinse a una degenza di nove mesi, era il 27 febbraio del 2010. Il giorno dopo, un forte terremoto squassò la superficie del Cile, lasciando dietro ruderi e distruzione. Ai tempi però Aaron era un ventenne giocatore dell’Arsenal giunto da poco dalle file del Cardiff City, con qualche esperienza nella nazionale Under-21 dei dragoni. Nessuno sospettava che potesse avere occulti poteri. Neppure quando, al suo ritorno, segnò in Premier League contro il Manchester United. Il suo gol costò la sconfitta alla formazione di Sir Alex Ferguson e la vita a Bin Laden, scovato dalle truppe d’élite americane e freddato in Pakistan.

Ma, si sa, ci vogliono tre coincidenze per creare una prova. E questa arriva il 2 ottobre dello stesso anno, quando un bell’inserimento di Ramsey su assist di Song non basta per ottenere i tre punti. Il Tottenham, nel derby di Londra, supera i Gunners. Tre giorni dopo, il mondo piange la scomparsa del genio mediatico Steve Jobs, Ceo della Apple. Inizia a girare la voce della presunta maledizione del piede di Aaron Ramsey. Ma Wenger non si fa coinvolgere da queste inutili superstizioni e continua a schierare il gallese dietro il capitano Robin Van Persie che, fortunatamente, capitalizza ben più dello sfortunato trequartista. Adesso, in Premier League ha già 15 sigle ed è capocannoniere. Se ci fosse stato Aaron al suo posto il mondo delle celebrities ne sarebbe uscito decimato.

Due settimane dopo la morte di Steve Jobs, l’Arsenal si scontra con il Marsiglia nel giorne F di Champions League. Una partita noiosa, contratta, dove lo 0 a 0 sembra l’unico risultato in grado di soddisfare entrambe le formazione. Se non fosse per l’ultimo blitz del numero 16 dei Gunners, che al 92esimo regala tre punti alla squadra inglese. Il giorno dopo, in Libia muore Gheddafi. I matematici direbbero: “come volevasi dimostrare”. L’11 febbraio 2012 l’Arsenal vive un momento difficile del suo campionato. Tanto più che rischia di perdere contro il Sunderland. In una sola azione, il pilastro difensivo Per Mertescaker s’infortuna e la McClean buca la porta di Szczęsny. La situazione è complicata e Wenger fa subentrare Ramsey che in due minuti fa partire un destro potente da fuori area. Il pallone colpisce il palo interno, poi viaggia lungo la linea di porta fino a rimbalzare contro il palo opposto. Chissà cos’hanno pensato i più superstiziosi quando la palla rotola fortunatamente verso la rete. Il giorno dopo, sui giornali compare la notizia della morte di Whitney Houston, la regina del pop. Un’altra maledetta coincidenza? Sicuramente sì, ma non sono tutti di questa opinione. O almeno, non lo sono i tailandesi che al talento dell’Arsenal hanno dedicato una delle loro celeberrime animazioni.

 

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