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«Se noi cristiani veniamo discriminati in Europa la colpa è anche nostra»

marzo 21, 2012 Emmanuele Michela

Intervista a Massimo Ilardo, direttore di “Aiuto alla Chiesa che soffre” in Italia, che commenta così l’aumento della discriminazione dei cristiani in Europa: «È dal 1998 che assistiamo in Europa a limitazioni all’obiezione di coscienza, crescenti atti di vandalismo, minacce contro la libertà di educazione ed esclusione dei cristiani dalla vita politica e sociale».

L’Europa si scopre sempre più anticristiana: è questa la sintesi del rapporto Oidce 2011, che parla di intolleranza e discriminazione in Europa nei confronti dei cristiani. «È da tempo che noi lo diciamo: anche nel Vecchio continente i cristiani subiscono attacchi subdoli e meschini». A parlare a tempi.it è Massimo Ilardo, direttore di “Aiuto alla Chiesa che soffre” in Italia. L’associazione, che opera dal 1947 sostenendo l’operato della Chiesa e documentando le persecuzioni che subisce, annualmente pubblica un Rapporto sulla libertà religiosa nel mondo. Dove purtroppo anche il termine Europa è sempre più presente.

I numeri messi in evidenza dal rapporto dell’Oidce sono allarmanti. Ci si aspetterebbe cifre simili da paesi africani o asiatici. Invece si riferiscono all’Europa. Cosa sta succedendo?
Noi di “Aiuto alla Chiesa che soffre” lo sosteniamo ormai da diverso tempo: gli attacchi subiti dai cristiani nel mondo non sono solo feroci e cruenti, ma anche subdoli e meschini. E non si verificano solo in paesi lontani, ma anche nel nostro continente, dove paradossalmente pluralismo e tolleranza godono di grande rilievo. Negli ultimi anni abbiamo assistito alla crescita esponenziale di casi di intolleranza e discriminazione verso i cristiani: dalle limitazioni all’obiezione di coscienza ai crescenti atti di vandalismo, dalle minacce contro la libertà di educazione fino all’esclusione dei cristiani dalla vita politica e sociale.

Vi aspettavate un quadro tanto drammatico?
Abbiamo accolto con grande favore il rapporto dell’Oidce, sicuri che l’informazione sia uno dei problemi centrali nella lotta alle discriminazioni e alla persecuzione dei cristiani. Quanto da esso emerge, però, non ci coglie impreparati perché, purtroppo, si tratta di un argomento che conosciamo bene. Infatti la nostra Fondazione, fin dal 1998, si preoccupa di pubblicare il Rapporto sulla libertà religiosa – in autunno uscirà la sua XII edizione – e la formazione a questo fondamentale diritto è uno dei nostri obiettivi primari. Nel nostro Rapporto sono presenti riferimenti a casi di discriminazione e di intolleranza subite dai cattolici in diversi paesi europei. In Serbia, ad esempio, la restituzione dei beni ecclesiastici espropriati durante la dittatura comunista va molto a rilento; in Bosnia-Erzegovina, ad una religiosa francescana recatasi in un negozio di alimentari di proprietà di musulmani è stato negato l’acquisto di un pezzo di pane; in Bielorussia, dove l’unica religione ufficialmente riconosciuta è quella ortodossa, i cattolici sono “tollerati” ma viene impedito loro l’accesso ai media e a qualsiasi forma di annuncio.

Nel rapporto Oidce si parla di Scozia, Spagna, Germania… Fra tutto quello che viene messo in luce, quali sono i dati o i fatti che più la preoccupano?
Non mi preoccupano i singoli episodi ma il trend crescente d’intolleranza e discriminazione che – come ha ribadito più volte Massimo Introvigne, ex rappresentante Ocse per i crimini contro i cristiani – costituiscono i primi due stadi di un itinerario che corre su un piano inclinato e che, se non viene arrestato per tempo, arriva fatalmente alla terza tappa della violenza e della persecuzione. E nell’Occidente non perseguitato le minacce contro il pieno esercizio della libertà religiosa aumentano in modo preoccupante.

Perché paesi che si dichiarano tolleranti e democratici fanno tanta fatica ad accettare il cristianesimo?
Troppo spesso per paura di offendere gli altri o di ostentare il nostro credo, noi cristiani abbiamo vissuto con esagerata discrezione la nostra fede. Come se questa potesse nuocere in qualche modo alla nascente multiculturalità della nostra società. Come se ci fosse qualcosa di sbagliato o irrispettoso nell’esprimere apertamente il nostro credo. E oggi che l’Europa sembra aver dimenticato le sue radici cristiane, la fede è sempre più relegata nel privato e sempre più estromessa dalla vita pubblica.

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