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Se neanche Macao vuole le biblioteche, dove andranno i “lavoratori dell’arte”?

dicembre 3, 2012 Daniele Ciacci

Ieri una cinquantina dei membri del gruppo hanno ripreso la loro attività nello scalo ferroviario dismesso di Porta Vittoria. Hanno tracciato per terra una virtuale “pista ciclabile”, dando vita a un flash mob.

Non si ferma la marcia forzata cui sono obbligati i “lavoratori dell’arte” di Macao. Pare proprio che Milano non li voglia. Dopo aver abbandonato lo scorso maggio la torre Galfa, vicino al palazzo di Regione Lombardia, i viandanti non si sono adagiati sugli allori. Hanno subito occupato – o meglio “okkupato” – Palazzo Citterio a Brera, quindi l’ex Macello in viale Molise, all’interno del complesso del mercato Ortofrutticolo, quindi al Lambretta, in zona Città studi – dove tre membri del collettivo hanno manifestato sul tetto d’una palazzina – e infine l’Istituto Rizzoli per l’insegnamento delle arti grafiche, anch’esso in disuso, anch’esso in Città studi.

Tuttavia, ieri una cinquantina dei membri del gruppo hanno ripreso la loro attività nello scalo ferroviario dismesso di Porta Vittoria. Qui, hanno tracciato per terra una virtuale “pista ciclabile” con dello spray colorato e hanno acceso fuochi d’artificio, dando vita a un vero e proprio flash mob.

Se l’obiettivo principale dell’azione di Macao è sensibilizzare l’opinione pubblica sull’abbandono e il degrado di zone importanti di Milano, che possono essere recuperate e impiegate per favorire lo sviluppo socio-culturale del capoluogo meneghino, in questa sede il collettivo ha puntato il dito contro la Beic – Biblioteca Europea di Informazione e cultura – e, di conseguenza, contro il Comune di Milano e contro Giuliano Pisapia, che invece l’appoggia.

Nonostante in molti si fossero lamentati con il sindaco arancione – che in coerenza con i suoi precetti aveva impiegato molto tempo e poche forze nell’affrontare le reiterate occupazioni del collettivo –, Macao non ha mostrato gratitudine. Il gruppo ha commentato la scelta del Comune – e delle fondazioni che partecipano al progetto – di spostare la sede della futura biblioteca. Non più i binari dismessi di Porta Vittoria, che non saranno recuperati ma lasciati nel loro attuale degrado, ma altri spazi logisticamente più adeguati.

Macao, che non ha preso bene la decisione, ha esposto ieri, a Porta Vittoria, un dossier sul progetto della biblioteca, commentando: «Siamo convinti dell’importanza e della necessità di operazioni di liberazione della cultura, (ma, ndr) ci interroghiamo sulle dinamiche che accompagnano questo, denunciando come si associno a speculazioni e logiche economiche in nome della cultura, e mettendo in luce la riscrittura urbanistica che ne consegue». Ma se neppure la creazione di biblioteche viene appoggiata, dove troveranno un mestiere i “lavoratori dell’arte”?

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