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Se la strage di un pazzo che uccide la figlia e i sei nipoti, ci fa uscire (per un attimo) dall’acquario del web

settembre 19, 2014 Luigi Amicone

Don Spirit ha ammazzato la figlia di 28 anni e i suoi nipotini. Il più grande aveva 10 anni, il più piccolo tre mesi. Chi è che tesse il mio destino? Se non è mendicabile, niente è libero e tutto è terribile

Si chiamava Don Spirit (originale, no?). Pregiudicato, 51 anni, single, con qualche problema psichico. «Ma le medicine non funzionano – aveva detto in giro – l’unica medicina è la mia famiglia». Ieri ha ammazzato la figlia di 28 anni e i suoi sei nipotini. Il più grande aveva 10 anni, il più piccolo tre mesi.

Nel 2001 aveva messo una pallottola in testa al figlio. Aveva 8 anni. Si chiamava Kyle. Il bambino. Era morto “accidentalmente” aveva detto Don. E i giudici gli avevano creduto. Dopo tre anni di carcere per “detenzione illegale di armi”, l’uomo era tornato a casa e ieri, 18 settembre 2014, fatto quel che ha fatto. «Venite, potrei fare del male a qualcuno» aveva telefonato alla polizia dopo la strage. La polizia era arrivata. E Don aveva aperto la porta agli agenti. Subito dopo si è ucciso.

«Qui a Bell – la cittadina di 35 mila anime in Florida dove è avvenuto il massacro che sembra uscito da un romanzo di Cormac McCarthy – siamo come una famiglia e continueremo ad esserlo e riusciremo a superare quanto è successo». Così ha dichiarato lo sceriffo Robert Schultz in conferenza stampa. Il movente della strage? «Probabilmente non lo sapremo mai – ha detto lo sceriffo -, ci sono cose nella vita che si possono spiegare e cose che non si possono spiegare».

Nel mondo avvolto nella rete, oggi, venerdì 19 settembre 2014, la vita va avanti. L’uomo non è più come il vecchio pescatore che tesseva le sue reti, le puliva, le rammendava, le trascinava sulla spiaggia, le caricava in barca. E le gettava in mare raccomandandosi a Dio che gli desse una buona giornata.

L’uomo oggi è il dio della sua giornata. E insieme è il pesce nella rete che egli tesse, pulisce, rammenda, getta nel mondo, trascina nella riva della sua intimità ed esibisce sulla spiaggia del suo stare in società. (E come ci dibattiamo, tutti noi, pesci interconnessi nella rete di notizie, intrattenimento televisivo, social network, streaming, leaks, security, Facebook, pace, guerre e LovIsLove elettronici…).

Tutti in rete. Tutti nella stessa rete. Cinesi, americani, Isis, papa Francesco, un miliardo e rotti di cristiani, buoni e cattivi, pregiudicati e gente perbene, islamici e buddisti… Siamo tutti la stessa cosa, pesci e mare insieme. Rete del pescatore e pescato. Puntolini che girano in tondo in tondo sopra una palla granello di sabbia nell’universo. Dentro una stupefacente e infinita bara cosmica.

Ma chi è che tesse il mio destino? Se non è mendicabile, niente è libero e tutto è terribile. (E tanto per farci passare la giornata oltre Don Spirit, sua figlia e i suoi sette nipotini, adesso ripetiamoci tutti insieme – ma senza farci scappare da ridere – follia, morti assurde, la lobby delle armi, intervenga un giudice, vogliamo giustizia!…).

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