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Se anche piovessero soldi dal cielo, non torneremo a crescere finché non ricominceremo a fare figli

dicembre 2, 2014 Redazione

Interessante analisi su Avvenire della situazione economica del Giappone, che stampa moneta e aumenta la spesa pubblica, ma è in recessione. Un monito per l’Europa e l’Italia

L’articolo più interessante apparso oggi sui giornali l’ha scritto Pietro Saccò su Avvenire (Il flop del Giappone lezione per l’Europa che non fa figli). «Immaginiamo che la Germania smetta di fare la Germania. Che nella zona euro, cioè, i “falchi del rigore” si arrendano e accettino di somministrare all’Unione monetaria le cure anticrisi che in questi anni hanno sempre osteggiato». Immaginiamo, scrive Saccò, che come d’incanto, si faccia spesa pubblica, si sfori il limite del 3 per cento, la Bce stampi moneta. Potrebbe funzionare? Forse sì, ma l’esempio del Giappone dovrebbe convincerci ad un supplemento di riflessione.

ABECONOMICS. Il Giappone, infatti, «spende soldi pubblici, stampa yen e prova anche a fare le riforme, ma alla fine è sempre più in crisi. Se in Europa Mario Draghi si è limitato a promettere che la Banca centrale europea è pronta a «qualsiasi cosa serva» per salvare l’euro, in Giappone il primo ministro Shinzo Abe e il governatore della Banca centrale Haruhiko Kuroda hanno già fatto di tutto per riportare la crescita in un’economia che ha messo in pausa il Pil ormai venticinque anni fa, quando lo scoppio della baburu keiki, la bolla speculativa nipponica, ha annientato la propensione all’investimento delle imprese e la voglia di consumi delle famiglie».

E IL RISULTATO? Eppure Abe le ha provate tutte: ha aumentato la spesa pubblica riversando una «montagna di soldi» per far ripartire il paese dopo lo tsunami del 2011. Ha dato le chiavi della politica in monetaria in mano a Kuroda con «l’obiettivo alzare l’inflazione al 2%» e «raddoppiare la base monetaria – la quantità di denaro in circolazione e nei depositi delle banche – in meno di due anni». La Banca del Giappone «stampa yen a ritmi forsennati per comprare, ogni anno, 50 mila miliardi di yen di titoli di Stato nipponici». Ha promesso liberalizzazioni in tutti i campi, non riuscendo, però, a mantenere fede alle sue promesse.
Risultato? «Il Giappone è appena tornato in recessione». Il Pil non cresce, mentre il debito pubblico è arrivato al «227% del Pil».

PERCHE’ NON SPENDONO? Ma allora, cos’è che non funziona? Perché i giapponesi non sono tornati a spendere? Perché la “domanda interna” non riparte? Saccò la spiega così: «Càpita, nei paesi che invecchiano, e infatti il Giappone è tra i paesi più vecchi del pianeta. Ha una popolazione con un’età mediana di 44,6 anni, seconda per anzianità mondiale solo al principato di Monaco, e un tasso di natalità di 8,07 bambini ogni mille persone (qui lo superano solo Monaco e la sperduta Saint Pierre e Miquelon). Solo nel 2013 il paese ha perso 244mila abitanti. Il piano di Abe, ha scritto William White, ex consigliere della Banca dei Regolamenti Internazionali, sul Financial Times non è coraggioso, ma pazzo. E questo, prima di tutto, perché “la recente bassa crescita del Giappone è largamente guidata da fattori demografici”».

I PIU’ ANZIANI. Anche se si gettassero soldi dagli elicotteri, scrive il giornalista di Avvenire citando Milton Friedman, le banconote cadrebbero sulle teste e nelle mani di un popolo di anziani. «L’economia di un paese senza figli e senza giovani non può che trascinarsi stanca verso la quiete della pensione. È questa la brutta lezione che Tokyo sta dando al mondo, e ci converrà studiarla bene mentre in Europa aspettiamo più o meno fiduciosi i miliardi del piano di Juncker e gli acquisti di titoli di Stato promessi da Draghi. Nella classifica dei paesi più anziani del mondo per età mediana, dietro Principato di Monaco e Giappone c’è la Germania, cuore economico della zona euro. Al quarto posto c’è la vecchia Italia».

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29 Commenti

  1. filomena scrive:

    Gli anziani a parità di reddito rispetto ai giovani, spendono in modo diverso e in particolare in servizi posto che quest’ultimi possano anche essere garantiti da privati. Se invece in salute hanno una capacità di spesa che guarda a beni di consumo sicuramente diversi da quelli preferiti dai giovani ma probabilmente anche più costosi.
    Il problema dell’Italia invece è la corruzione e i grandi evasori.

    • Menelik scrive:

      Gli anziani, una volta che hanno il gruzzoletto, hanno una ed una sola cosa in testa: rinchiudersi nel loro guscio ed aspettare la morte di cui sono terrorizzati, trascorrendo gli ultimi anni nel modo più tranquillo possibile.
      Gli anziani vivono in uno stato di paralisi permanente, anche se deambulano e non hanno l’arteriosclerosi.
      E’ paralisi mentale.
      Trascorrono la vita nell’attesa della morte.
      Sono paragonabili ad una palude di acqua stagnante, avvolta nella nebbia.
      Gli anziani sono ossessionati dal pensiero di potersi trovare col conto scoperto, anche se hanno cifre ragguardevoli sparsi tra conto corrente, obbligazioni.
      Non vogliono spendere neanche se rischiano di mandare fallita l’azienda della figlia.
      Io ne ho fatto l’esperienza con i miei genitori e con quelli di mia moglie.
      Hai, comunque, ragione di una cosa: le spese sanitarie.
      Per quelle hanno le mani bucate.
      Se venisse un truffatore e li convincesse a pagare a carissimo prezzo una operazione inutile e rischiosa, venderebbero anche la casa della figlia per raggranellare il denaro necessario ad illudersi di vivere claudicante ancora qualche anno.
      Pensa che mio suocero l’ultimo anno di vita ha preteso che la campagna resti incolta, dunque migliaia di euro perdute e peggioramento della terra, pur di non cedere alla famiglia della figlia (cioè la mia) la “padronanza” sui campi ed il fabbricato rurale (cioè la nostra abitazione).
      Era l’ultimo dei patriarchi.
      Bella roba, te li raccomando tipi così.
      Incarnava alla perfezione il complesso di Mastro don Gesualdo, quando diceva “robba mia, viettene cummè”.
      (Non so se ti ricordi il Mastro don Gesualdo del Verga).
      Un’Italia in mano ai vecchi?
      E’ finita.
      Per carità di Patria, non tocchiamo il tasto di creare un’economia per i vecchi, perché non sarebbe economia, ma una paralisi in cui i pochi giovani si vedrebbero costretti a fuggire.
      Sarebbe veramente la fine dell’Italia.

      …..E scrivo per esperienza diretta…e reiterata.

      • filomena scrive:

        @Menelik
        Con tutto il rispetto per la tua personale e reiterata esperienza, ti posso dire che la mia è molto diversa anche se non nego che di vecchietti alla Mastro con Gesualdo ne esistano. La mia è una realtà cittadina, vivo in una città di media grandezza ma tutta concentrata su se stessa nel senso che ha pochissimo territorio rurale intorno per cui la vita è quella delle grandi città. Ti posso assicurare che i vecchi se in salute e benestanti se la godono e spendono eccome per viaggi, teatro e molti hanno la barchetta per andare al mare d’estate. Non ho mai sentito nessuno così spaventato dalla morte e di anziani, questa volta non in salute, per lavoro ne ho visti parecchi. Le signore poi quando restano vedove passano l’estate al mare tutto il giorno a giocare a carte sotto il sole e sono abbronzatissime già a maggio.Poi sai com’è ognuno vive la propria realtà e penso che la vita di campagna effettivamente sia come la descrivi tu ma non è rappresentativa di tutto il territorio e soprattutto delle persone che ci vivono.

        • Toni scrive:

          @Filomena
          Una realtà intima come la paura della morte non credo che possa essere oggetto di “Ti posso assicurare”. Poi che realtà è , con tutto rispetto, l’estrapolare i benestanti che se la spassano? Ma come ignorare che la precarietà caratterizza la vecchiaia, dove le incognite presenti e pressanti sul futuro, con il gioco a carte e l’abbronzatura, possono essere esorcizzate e rimosse solo per tempi limitati?
          Poi la frase “ognuno vive la propria realtà ” diversamente condita la cali su ogni discorso , solo per negare che tutti siamo legati.

          • filomena scrive:

            Toni stavolta basta lo dico io! Ma possibile che tu non puoi accettare neanche una semplice fotografia di uno spaccato di vita? Menelik ha fatto la sua e io la mia, cerca per una volta di prendere le cose così come sono e non farci per forza del moralismo,

            • Toni scrive:

              Filomena cara …. anzi carissima,
              non finisci mai di sorprendermi, sei una fonte d’ispirazione. Per esempio se devi dimostrare che una tesi a te cara (cattiveria maschile … o “pericolo”parto) vai sull’Istat ti prendi la percentuale annua di femminicidi, o di morti da parto… prendi un singolo dato, magari consideri solo gli anni che ti interessano, non fai comparazioni di sorta … e tiri le conclusioni che ti aggradano. Diventi a tuo modo scientifica (a tuo modo …perchè in verità scegli una tesi e consideri solo gli elementi che ti servono a confermarla).
              Sui vecchietti ti … annaqui, parti dalla felice realtà cittadina (vechietti in barca, abbrozzanti ecc) … perdonamo se mi scappa un : “Tutto qua?”. Non pretendo certo che vai sull’Istat, per vedere la propensioni al consumo delle persoone anziane, ma cavolo, non guardi neanche la pubblicità in TV dove certo non vedi vecchietti che masticano gommette metre gettano sguardi maliziosi sulle movenze sinuose di gagliarde vecchiette. O vestono grandi firme, che calcano moto, o che acquistano macchinoni, o che bevono cocacola mentre fanno parapendio. E’ evidente che non è un taghet appetibbilissimo. E’ chiaro che spendono poco. Ma tu …per un motivo che è facile capire, preferisci annaquare anche l’inteliggenza pure di negare le evidenze.

            • Raider scrive:

              Vorrei capire da cosa nascde questa predilezione anagrafica: fattori economici? E come la mettiamo con gli immigrati, tutti assai più giovani dei residenti, che fate affluire senza soste, anche se ci viene ripetuto che qualcuno dovrà pur pagare le pensioni ai vecchi9 spendaccioni e gaudenti che sono così cari alle Filofemen?
              E poi, i vecchi si faranno rari, cpontinuando con trend demografici che non nascono da ragioni economiche, ma da “libertà di scelta” che, domani, potrebbero rivelaersi anti-economiche? Quello che sembra contare davvero per i radical-nichilisti è che non appena si parla da bambini da mettere al mondo, ecco scattare l’allarme rosso: e il tifo per i vecchi, quando ancora in condzione di spendere e spendare, esalta la fascia anagrafica in area di rigor mortis. Altrimenti, i vecchi inutili, che non solo non producono, ma consumano pannoloni e costosi farmaci che li tenongo in vita, vanno soppressi come nemmeno i cani, cui vanno le simpatie dei gerontofili dal cuor d’oro animalista.

        • Menelik scrive:

          Ma lo sappiamo tutti che in città siete più belli, puliti, educati, posati, ricchi……in città legate i somari con le salsicce, eh, c’è poco da fare, vuoi mettere i cittadini con noi burini ???????

    • Toni scrive:

      Cara Filomena,non ti piace l’evidenza.

  2. Filippo81 scrive:

    Interessantissimo articolo,grazie davvero alla Redazione.Del resto , marxisti e liberali .dominanti in Europa negli utlimi decenni,hanno sempre fatto battaglia per aborto, contraccezione,ecc attaccando la famiglia tradizionale vista come un’orpello del Passato.Adesso bisogna ricostruire tutto, in primis serve l’impegno per il rilancio demografico della nostra Nazione.

    • Tommasodaquino scrive:

      Condivido il commento di Giovanna Jacob. Quanto scritto nell’articolo è molto pericoloso. Innanzitutto il primo errore metodologico del keynesismo è la continua contraddizione dei concetti cardini (provare a leggere la Teoria Generale per credere). Il secondo punto che riassume il pensiero di Keynes è la frase seguente “Ciò che vale per la persona e per la famiglia non vale per lo stato”, la visione di persona umana viene abbandonata per essere sostituita da una “collettività omnicomprensiva”, è il primo ad esprimere il concetto di macroeconomia per come la intendiamo oggi contrapponendo la persona umana alla collettività (ciò che è bene per la collettività viene prima del bene della persona). Il terzo punto è riassunto nella sua famosa frase ” nel lungo periodo siamo tutti morti”, quindi esiste solo il presente. Ma se esiste solo il presente non esiste il futuro, è l’assolutizzazione del carpe diem, questo concetto a livello di società è devastante. Per cui di grazia come può esserci fiducia nel futuro e fare figli se l’impostazione della società è questa? Quarto punto L’economia con Keyens diventa da studio delle attività umane ad agire politico in un contesto deterministico, per cui non esiste più un’etica nella politica ma solo un fine utilitaristico dello stato, la libertà umana viene sacrificata sull’altare del sociale.
      Le conseguenze finali delle politiche keynesiane 1.L’economia keynesiana non apprende né é influita dalla realtà, ma é lei stessa a determinarla (così vorrebbe infatti se parlate con neokeynesiani quando una loro politica fallisce hanno sempre qualche giustificazione esterna alla teoria). La politica economica diventa così “creatrice” a dispetto di ogni evidenza empirica. 2. Non a caso Lord Keynes usa parcamente il termine “lavoro” sostituendogli quello di “occupazione“: é importante che tutti abbiano un posto remunerato, non un lavoro. Se non si spinse al punto di esplicitare un “tutti pensionati“, ci si avvicinò in modo concettualmente sostanziale: “tutti con un beneficio statale “3. La generazione di ricchezza risultava svincolata dalla produzione e commercializzazione di beni reali, ma solo condizionata dalla quantità di investimenti effettuati nell’ambito di un piano concepito ed attuato dalla stato. 4.Il deficit di bilancio doveva trovare una sua fonte di finanziamento. Le vie percorribili erano sostanzialmente due: inflazione o debito. Pur accettando un modesto processo inflattivo, tuttavia Keynes propugnava il ricorso al debito pubblico.
      Tutto ciò premesso anche in un contesto di crescita demografica tutte queste teorie (nel migliore dei casi) sono devastanti soprattutto nel mercato della moneta, in quanto non pochi sanno che la stampa forsennata di denaro provoca il cosiddetto effetto Cantilon, ovvero polarizzazione della ricchezza a vantaggio di stato e grandi imprese (andate a vedere come si sono distanziati rendimenti tra società per azioni e reddito dei lavoratori da quanto è iniziata l’ abenomics, è disponibile su Zero Hedge)

  3. LU scrive:

    Lo stregone e il giocatore

    Quando arrivò lo fece molto piano
    e il vecchio con la mente era lontano
    e poi neppure il cane si svegliò,
    non abbaiò, rimase immobile.

    Così pensò che fosse qualche amico,
    o una rondine, o lo spirito dei lupo,
    o il vento, perchè il vento
    quando entra è svelto più di una lucertola.

    E niente più da perdere
    e niente da aspettare
    gli disse: “Appendi pure il tuo cappello
    facciamo finta di giocare”.

    Gli anziani gliel’avevan raccontato:
    portava i dadi e il gioco era truccato
    ma t’incantava il fondo di un sorriso,
    su quel viso ancora giovane.

    E poi sentì ululare forte il lupo
    e quando aveva già quasi perduto,
    vide che sulla luna gli sfuggì
    la sua vita e se ne innamorò.

    “Io sono un vecchio inutile
    puoi prendere di meglio
    tu dammi ancora un giorno
    e in cambio ti darò
    mio figlio”.

    • tiglat scrive:

      Bellissima poesia, ma non penso che finisca con quella strofa cinica, in cui l anziano vende il giovane alla morte.

      • LU scrive:

        finisce esattamente così
        l’ho riportata precisa precisa
        la richiesta finale del vecchio non è certo l’unica possibile ma per capirla bisogna leggere il verso precedete: si innamora della vita quando – avendo già quasi perduto, probabilmente ai dadi truccati come gli avevan raccontato i vecchi a cui non aveva dato attenzione – la vede fuggire verso la luna.

        La vita è grande e bellissimo mistero, con la “m” minuscola – se no potrebbe anche essere grande e bellissimo ma non più mistero: che se non è mistero per tutti non serve.
        Ma sempre vita ha da essere, ad ogni costo.
        E quindi lo stesso autore ha scritto

        Come salvarsi la vita

        Salvarsela con un Martini
        salvarsela con i cretini
        salvarla quando gira il vento
        giurare il falso incrociando le dita
        però salvarsela la vita.

        Salvarla con le figurine
        salvarla con le patatine
        con il rimorso di arrivare
        soltanto quando la nave è partita
        però salvarsela la vita.

        Salvarsela con un ricordo
        salvarsela con un ritardo
        salvarla con vigliaccheria
        tradire tutti facendo la spia
        però salvarla perché mia.

        Salvarla con un’illusione
        salvarla con una canzone
        salvarsela scrivendo t’amo,
        scrivendo t’odio soltanto a matita
        però salvarsela la vita.

        • Toni scrive:

          Vuol dire che amore per la vita diventa ogni forma di attaccamento alla vita (anche il più bieco)
          …………… ma sì…. andiamo a cercare il pelo nel uovo!?

          • LU scrive:

            Vuol dire che quando le cose si fan serie i sistemi valoriali stanno a zero.
            Sempre e solo conta il soggetto, e sarà lui semmai a decidere di aderire o no, e come, ad altro da sé.
            In altre parole: l’altro da me in definitiva dipende da me.

            • Toni scrive:

              L’altro da me in definitivamente dipende da me e dal mio sistema valoriale (che non stà mai a zero). Dipende dalle mie convinzioni e non dalle mie opinioni.
              Non c’è nulla sullo stesso piano in base a prospettive. Il sistema valoriale è tutto e nulla è uguale in base alle scelte che si fanno.

  4. tommaso scrive:

    Condivido il commento di Giovanna Jacob. Quanto scritto nell’articolo è molto pericoloso. Innanzitutto il primo errore metodologico del keynesismo è la continua contraddizione dei concetti cardini (provare a leggere la Teoria Generale per credere). Il secondo punto che riassume il pensiero di Keynes è la frase seguente “Ciò che vale per la persona e per la famiglia non vale per lo stato”, la visione di persona umana viene abbandonata per essere sostituita da una “collettività omnicomprensiva”, è il primo ad esprimere il concetto di macroeconomia per come la intendiamo oggi contrapponendo la persona umana alla collettività (ciò che è bene per la collettività viene prima del bene della persona). Il terzo punto è riassunto nella sua famosa frase ” nel lungo periodo siamo tutti morti”, quindi esiste solo il presente. Ma se esiste solo il presente non esiste il futuro, è l’assolutizzazione del carpe diem, questo concetto a livello di società è devastante. Per cui di grazia come può esserci fiducia nel futuro e fare figli se l’impostazione della società è questa?

    • Tommasodaquino scrive:

      Quarto punto L’economia con Keyens diventa da studio delle attività umane ad agire politico in un contesto deterministico, per cui non esiste più un’etica nella politica ma solo un fine utilitaristico dello stato, la libertà umana viene sacrificata sull’altare del sociale.
      Le conseguenze finali delle politiche keynesiane 1.L’economia keynesiana non apprende né é influita dalla realtà, ma é lei stessa a determinarla (così vorrebbe infatti se parlate con neokeynesiani quando una loro politica fallisce hanno sempre qualche giustificazione esterna alla teoria). La politica economica diventa così “creatrice” a dispetto di ogni evidenza empirica.

      • filippo81 scrive:

        Ragazzi , ma li leggete gli articoli prima di commentare ?

        • Tommasodaquino scrive:

          Certo che l’ho letto

          • Giannino Stoppani scrive:

            Una curiosità, Tommaso, ma codeste conclusioni sulle teorie keynesiane, da dove provengono?

            • tommaso scrive:

              In buona parte dallo studio della teoria generale e poi dal testo “conseguenze economiche della pace”. Se è interessato a leggerli capirà presto cosa intendo (il primo è un libro scritto malissimo, reputo di sapere bene l’inglese (di solito preferisco leggere i libri in lingua originaria) ma con lui ho dovuto rinunciare). Inoltre mi sono riferito ad un articolo molto illuminato del prof. Giuseppe Sandro Mela (molto noto in ambito medico) apparso un paio di anni fa su Rischio Calcolato che analizza in dettaglio tutti gli errori non solo filosofici ma anche economici del pensiero di Keynes.

              • Giannino Stoppani scrive:

                Grazie della risposta, la Teoria Generale non l’ho letta in lingua originale ma ci ho avuto un bel po’ a che fare nel mio corso di studi e ci ho a che fare anche adesso nel mio lavoro. Francamente la considerazione che il bilancio dello Stato e quello di una famiglia fossero cose ben diverse tra loro finora mi era sembrata poco meno di un’ovvietà e nessuno mi aveva messo la pulce nell’orecchio banalità implicasse una sorta di rotazione cardinale dell’attenzione dalla persona umana alla collettività omni-comprensiva.
                Così come la famosa boutade del lungo periodo in cui saremo tutti morti non avrei mai pensato fosse indicativa di un’attenzione focalizzata esclusivamente sul breve o sull’infracorto.
                Tuttavia mi pare quanto meno singolare che in piena crisi economica, con un rigido e ottuso sistema monetario euro-burocratico che di fatto, insieme alla dabbenaggine dei nostri governanti, impedisce il ricorso ad una politica anticiclica efficace (altro che ottanta euro!) ci sia qualcuno che si mostra nostalgico del laissez faire.
                Proprio per questo vedrò di trovare il modo di leggere quello che mi consigli.

                • Tommasodaquino scrive:

                  Diciamo, mentre i paesi anglosassoni (e giappone) in questi anni hanno seguito principalmente politiche di tipo keynesiano, l’europa è stata osteggiata dal mercantilismo della germania (scopo principale il raggiungimento del surplus delle partite correnti e della bilancia commerciale) per cui il keynesismo è stato un po’ relegato soprattutto per le mani legate della BCE (e sensa politica monetaria di keynesismo si può fare poca roba). Pochi sanno che Keynes si dilettava di finanza ed investiva spesso nei mercati, a pensar male si fa peccato ma in questo caso le espansioni monetarie proposte da lui avevano in seno un pericoloso conflitto di interesse. Non mi limiterei alla scelta di politiche pro-cicliche o anti-cicliche, personalmente occorre rivedere proprio i concetti fondamentali dell’economia già a partire da San Tommaso d’Aquino, il primo che ha affrontato le tematiche sociali dal punto di vista dell’uomo e non dello stato. Oggi più che mai il laissez faire non esiste, al riguardo le suggerisco di leggere il racconto sulla finestra rotta di F. Bastiat un esempio fondamentale di come dovrebbe ragionare un’economista (poi si può non essere d’accordo con le conclusioni ma il metodo è corretto) se non erro il titolo del libro è “quello che non si vede”

                  • Filippo81 scrive:

                    Certo, Tommasodaquino, solo che secondo me non saranno le dottrine di Keynes, di Carlo Marx e meno ancora quelle di Milton Friedman e seguaci a risollevare l’Europa .

          • Filippo81 scrive:

            Meno male !

  5. mike scrive:

    un’economia gira se si fanno figli, ma anche se la gente può spendere cioè se guadagna bene. e il costo della vita non è eccessivo, ma questo si collega col guadagnare bene. il resto è solo accademia, un divertirsi a parlare.

  6. Roberto scrive:

    Premesso: sono assolutamente contrario alla decrescita demografica, campagne di sterilizzazione o anche contraccezione e aborto come base culturale della società.
    1) penso che la recessione e il declino demografico abbiano una radice comune, non causa uno dell’altro, e cioè la mancanza di “religiosità”, indipendentemente dalla confessione religiosa o addirittura dalla non credenza. Per religiosità intendo essere consapevoli di appartenere al “cosmo”, lieti di esserlo e approcciarlo in modo positivo. Stiamo realizzando quello che temeva Teilhard de Chardin (cito a naso) La fine dell’umanità non verrà a causa di epidemie o cataclismi ma dalla perdita del gusto di vivere”
    2) la crescita demografica come supporto per la crescita economica non fa altro che mettere alle corde il tipo di crescita economica. Se fosse vero, allora l’economia si reggerebbe su uno schema Ponzi e ci sarebbe da dar ragione a quel simpaticone (si fa per dire) di Aurelio Peccei del Club di Roma etc… Occorre ri-pensare alla crescita avendo come obiettvi TUTTI i gradini della piramide di Maslow. Si potrebbe benissimo crescere con una demografia stabile.
    Scusate se ho scritto qualcosa di esoterico, ma si può sempre cercare su wikipedia.

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