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Scuole paritarie Sicilia. Monsignor Pennisi: «25 mila bambini rischiano di rimanere a casa»

marzo 15, 2016 Elisabetta Longo

Intervista all’arcivescovo di Monreale, delegato Cei per la scuola, dopo la decisione della Regione di tagliare i fondi per gli istituti non statali

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«La pioggia non ha fermato chi voleva manifestare e firmare in difesa delle scuole paritarie in Sicilia. Ho saputo che c’è stata una buona adesione di persone a Palermo, ai banchetti per firmare la petizione proposta dalla Fism», spiega a tempi.it monsignor Michele Pennisi, arcivescovo di Monreale e segretario Cei per la scuola, l’università e l’educazione cattolica. Sabato 12 e domenica 13 marzo, nel capoluogo siciliano, era possibile aderire alla petizione della Fism (Federazione italiana scuole materne), per chiedere alla Regione Sicilia di non cancellare il buono scuola e i fondi destinati alle scuole paritarie d’infanzia.

Monsignor Pennisi, che tipo di risposta ha avuto l’appello?
Sono state tante le famiglie che si sono recate per firmare, le persone che si sono avvicinate per conoscere la problematica che le scuole paritarie rischiano di vivere. Tanti anche i rappresentanti politici che hanno manifestato reale interesse, deputati regionali e consiglieri di quartiere. Perfino alcuni assessori regionali del Pd hanno spiegato ai rappresentanti della Fism di essere interessati al problema, che davvero non capivano come mai l’Assemblea regionale avesse cancellato del bilancio così brutalmente la voce dedicata alle paritarie. Sono proprio i politici e le famiglie che devono farsi sentire, noi vescovi, ormai, non possiamo fare altro che farci da tramite. È finito il tempo in cui si rispettava un vescovo che esponeva il suo giudizio in merito a un problema. Non possiamo fare altro che continuare comunque a esporci, come è successo a me quando sono andato a parlare all’Assemblea regionale per difendere le paritarie, nell’ottobre scorso, nelle fasi iniziali di dibattito del bilancio.

Qual è la situazione delle scuole paritarie materne in Sicilia?
Dallo scorso anno il 10 per cento degli istituti ha purtroppo chiuso. Di 500 scuole per l’infanzia ne sono rimaste 450, con tutte le difficoltà del caso. Quando si portano avanti battaglie ideologiche, come quella sulle paritarie, non si pensa mai alle famiglie. Ci sono zone della Sicilia in cui ci sono solo scuole paritarie, perché troppo periferiche. Se chiudessero quelle paritarie, i bambini non potrebbero andare altrove, perché troppo lontane le scuole dell’infanzia statali, oppure già al completo. E le famiglie sarebbero così costrette a tenerli a casa. Ci sono scuole che vengono incontro alle famiglie sulla retta che dovrebbero pagare, scuole in cui le suore si occupano dei bambini ben oltre all’orario scolastico, perché immerse in quartieri disagiati, come nel caso delle Suore Collegine della Sacra Famiglia di Palermo. È a questo che deve pensare la Regione Sicilia quando si ritroverà a discutere dei fondi per le paritarie.

Oggi il dibattito sulle scuole paritarie sconta pregiudizi assai ideologico.
Quanto di più sbagliato: non è un duello “scuole statali contro scuole paritarie”. Essendo delegato per la scuola e l’università, mi reco in molti istituti statali, anche per fare le visite pastorali. Trovo sempre estrema disponibilità in questo senso, le scuole paritarie fanno il bene anche delle scuole statali, e questo è riconosciuto dagli stessi docenti. Se torniamo a parlare di quelle 450 paritarie dell’infanzia rimaste, è bene ricordare che si occupano di 25 mila bambini, che rischiano di rimanere a casa, subendo così un trattamento diverso dai bambini di altre regioni. La Sicilia è l’unica Regione in cui non c’è una legge che difenda il “diritto allo studio”, il problema è già quindi alla base. Se non si ha a cuore lo studio in senso totale non si potrà certo capire che le scuole paritarie svolgono un servizio pubblico tanto quelle statali.


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2 Commenti

  1. domenico says:

    Cosi invece di ridurre il compenso ai consiglieri cunali portaborse e partiti vari tagliano i fo di alle scuole

  2. Lucillo says:

    Ma la vera notizia per che qualcuno rispetta la costituzione!

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