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Le scuole paritarie e la Chiesa “dei privilegi”. Nota per il rancoroso Melloni

luglio 28, 2015 Luigi Amicone

L’intellettuale dossettiano prende spunto dai fatti di Livorno per attaccare Ruini, Benedetto XVI e Cl. Comodamente adagiato sullo scranno cartaceo che il potere gli ha concesso

scuola-shutterstock_146100773Come è noto, una sentenza della Cassazione (caso Livorno) ha inferto un colpo al cuore alla legge sulla parità scolastica, obbligando due scuole religiose al versamento dell’Ici e istituendo così il pessimo precedente che ha fatto sobbalzare il responsabile della federazione delle scuole cattoliche. «Sono sentenze che lasciano interdetti – ha spiegato il capo della Fidae don Macrì – perché costringeranno le scuole paritarie a chiudere». «È l’ennesimo colpo del laicismo dominante» ha rincarato il vescovo di Ferrara, Luigi Negri. «Davanti a questo mortale attacco alla libertà di educazione sarà interessante vedere ora la reazione del mondo cattolico “buonista”, perché anche questo episodio va inquadrato in una situazione più generale di complicità di tanto mondo cattolico con l’ideologia dominante».

Negri ha visto giusto. Tant’è che dal Corriere della Sera è arrivata ieri, tempestiva, la risposta al quesito vescovile espresso sulla “Nuova Bussola quotidiano”. «La chiesa italiana ha reagito e ha fatto appello a tutto, tranne che alla retorica di Comunione e Liberazione su “emergenze educative” o “diritti della famiglia”».
Negri è un vescovo di Cl. Così come il firmatario del fondo del Corsera è Alberto Melloni, noto esponente della scuola Il Mulino di Bologna, catto-democratica e post-comunista da che qualcosa accadde nel 1989. Ma il Muro è lì, solido e vigoroso nella testa che culturalmente detesta la fede come giudizio, identità, presenza originale nel mondo.

Melloni è uno che porta ancora rancore alla Chiesa ratzingeriana e giovanpaolina. Uno che vede il fine dell’educazione cattolica nel servizio ai poveri e che sogna una Chiesa per i poveri. Una chiesa povera, totalmente spogliata di ogni bene e dedita alle opere di bene. Ruini era la Chiesa “privilegiaria”, “stile antico”, addirittura “berlusconiana”. Insomma, Melloni confonde il proprio piacere di stare a sinistra con il dovere, per tutta la Chiesa, di stare con questo o quello, a patto che stia dalla parte di Obama in giù (o in su, fate voi), perché naturalmente il mellonismo deve confiscare il papato e farne un partito leninisticamente schierato dalla parte giusta. Quella di Francesco è ok. Mentre quella di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI è quella che per tramite la Cei ha barattato la fede col potere. «Quella che chiude un occhio in cambio di favori».

In effetti il superbuonista Melloni è un intellettuale sofista e raffinato. Non sarebbe sullo scranno che ricopre se non fosse utile e autorevole per autenticare la vulgata laicista che vuole il cattolico seduto sull’ultimo vagone dell’ultimo treno guidato dall’ultimo macchinista democratico. Variante spostata più verso la “Chiesa patriottica” alla cinese che sulla Chiesa dei martiri che, dalla rivoluzione giacobina ai cristiani sotto il Califfato islamico, ha rinunciato a farsi collaborazionista pur di mantenere la propria fede, umanità e identità. Se fosse vissuto al tempo della Rivoluzione giacobina, forse Melloni non avrebbe apprezzato la resistenza allo Stato rivoluzionario da parte dei preti “refrattari”. Avrebbe oliato la ghigliottina? Chissà. Durante la rivoluzione bolscevica furono le spie interne alla Chiesa a denunciare e a mandare sotto plotone di esecuzione i pope “refrattari” al comunismo. Il vantaggio di Melloni è che non è né un giacobino né una spia bolscevica. È un grande borghese, scrive su un grande giornale e dice apertamente quello che pensa dalle mura ben fortificate del pensiero dominante. Un brillante ventriloquo del laicismo con scrupoli religiosi e che vorrebbe vedere la Chiesa definitivamente sparire nel ruolo accondiscendente di damigella del progresso (come lo intende il laicismo) e, per il resto, di buona crocerossina nell’assistenza ai poveri (possibilmente gratis, o comunque “senza oneri per lo Stato” come dice la Costituzione più bella del mondo).

Dopo di che la teoria melloniana secondo cui la Costituzione italiana e il buon fraticello di Bologna che da posizioni filo-sovietiche contribuì a scriverla (quel Dossetti che ultimamente scrisse che la Costituzione italiana ha una valore “immutabile” ed “eterno”, manco fosse di rivelazione divina) sarebbe il modello di ciò che dovrebbe essere la Chiesa e quindi le istituzioni educative cattoliche, si riduce a questo: «La scuola di don Milani – scrive Melloni – scuola fatta in canonica da un prete in talare, ma che ha insegnato che è pubblico chi sa mettersi all’altezza del più piccolo “per rimuovere gli ostacoli” di cui all’articolo 3 della Costituzione». Il che rappresenta una tipica teoria di Chiesa patriottica. Utile alla legittimazione di un certo potere. E naturalmente di un certo scranno. Progressista e più che “progressista”. Pare infatti di leggere sul Corriere della Sera dell’Anno Domini 2015, Baldassarre Castiglione del secolo XVI, Il Cortigiano.

Foto scuola da Shutterstock


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14 Commenti

  1. leo aletti says:

    Si tratta della solita visione distorta della Chiesa, tipica visione melloniana.

    • yoyo says:

      La cosa grave è il credito di cui ancora gode in molte parrocchie e nei cattolici meno acculturati. Certo progressismo, però, è ormai fuori della storia, anche per motivi generazionali.

    • recarlos79 says:

      le scuole paritarie vanno pagate. dai genitori degli alunni. e pure col buono scuola occorre aggiungere una differenza. non è roba da poco visto che la grande maggioranza dei genitori preferisce le scuole statali. o parità o scuola di privilegio. tutto il resto è aria fritta gigi!

      • Fabio 2 says:

        A Recarlos 79

        Vero …sono senza oneri per lo stato i muri delle scuole.
        Ma gli studenti lo stato li deve pagare (trattamento equipollente).
        Studiatevi la Costituzione.

  2. Giuseppe says:

    Melloni cattolico??? Mi permetto – umilmente – di avere seri dubbi in proposito.
    Mi ricorda quegli intellettualoni [forse meglio dire cialtroni …] di Israele che costruirono e adorarono il vitello d’oro.
    Il vitello d’oro di Melloni si chiama costituzione della repubblica italiana.
    Ma sappiamo come andò a finire quando Mosé scese dal Monte …..

    • Fabio says:

      I dossettiani non possono essere cattolici.
      Persone che ritengono che la Chiesa non abbia niente da dire e debba farsi da parte nel mondo moderno non sono neanche cristiani.
      Cristo ha detto di annunciare il Vangelo sopra i tetti e guai a chi nasconde la lampada sotto il moggio.

  3. yoyo says:

    La società non ha mai cercato disperatamente un punto di riferimento come al giorno d oggi. E la secolarizzazione non significa ghetto per chi crede.

    • yoyo says:

      Siete voi, durante il Risorgimento, che l avete spogliata di ogni suo bene. Ora accettate gli oneri della fine del indipendenza finanziaria della Chiesa.

  4. carlo schieppati says:

    I cattolici che non la pensano come lui, quelli che si rifanno alla Chiesa di Ruini e Ratzinger (e – orrore! – di Comunione e Liberazione) sono “irascibili cialtroni”? Per quanto riguarda il “cialtroni” è epiteto che può opportunamente riservare a sua sorella. Per quanto riguarda l'”irascibile” beh, devo ammettere che anche a me è venuto in mente un passo della scrittura. Ma non è Matteo 25, bensì Ezechiele 25,17 di Jules in Pulp Fiction

  5. fabio says:

    Melloni è amico dei massoni e forse anche lui lo è. Cosa dobbiamo aspettarci da gente simile?
    Chi aderisce alla massoneria non è più cattolico. La legge della Chiesa prevede la SCOMUNICA.
    Quindi se Melloni è un massone non ha più niente a che vedere con la fede della Chiesa Cattolica Apostolica Romana.
    I veri Pastori, inoltre, dovrebbero allontanarlo dal Gregge di Cristo!

  6. angelo says:

    Basterebbe far notare a Melloni che la libertà consiste nella pluralità di scelte, e non nella “democratizzazione” di un’ unica struttura di Stato (tipo regime sovietico).
    Se no allora, aboliamo i giornali (compreso il Corriere dove scrive lui) e isituiamo il “giornale unico di stato”, da vendere nelle edicole.
    Anzi, bisognerebbe ribaoltare il discorso e combattere ler l’ abolizione delle scuole di Stato.

    • Emanuele says:

      …guarda caso però nel resto d’Europa le scuole private (comprese quelle cattoliche) le finanziano profumatamente con soldi pubblici.

      In effetti là ridono, perché possono mandare i loro figli in istituti eccellenti scegliendo tra decine di percorsi educativi diversi… noi invece piangiamo, mandando i figli in strutture fatiscenti che rischiano di cadergli in testa e l’unica cosa che possiamo scegliere è il colore della carta igienica da portare a scuola…

      • Che vuoi farci... says:

        Che vuoi farci, lui vive nel suo, di paradiso! Artificiale e giusto un po’ lontano dalla realtà…

        Figurati se si chiede cosa succede nel mondo reale! Oppure anche solo dove prenderà lo Stato i soldi per quel milione e passa di studenti delle scuole paritarie che, se andassero tutti nella scuola cosiddetta statale, gli costerebbero 6-7 miliardi di euro in più (14 volte in più di ora!).

  7. Ester says:

    Quando leggo o sento parlare il Prof. Melloni , onestamente non riesco a trovare traccia di carità cristiana.
    Mi sembra veda solo travi negli occhi di quelli che che dovrebbe considerare i suoi fratelli di fede.
    Non sarebbe il caso di guardare anche nei propri occhi? E’ solo un consiglio fraterno.

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