Google+

«Se lo Stato introducesse il buono scuola, risparmierebbe tanto da abolire l’Imu»

giugno 21, 2013 Matteo Rigamonti

Intervista a Remo Sernagiotto, assessore regionale Veneto: «Con le scuole paritarie, la collettività ha solo da guadagnarci»

Gli asili paritari in Veneto fanno risparmiare 300 milioni di euro alla Regione. Se non ci fossero, invece che 300, la Regione dovrebbe spendere 600 milioni di euro e comunque non riuscirebbe neanche così a garantire un posto a tutti i bambini veneti. A spiegarlo a tempi.it è l’assessore regionale ai servizi sociali Remo Sernagiotto (Pdl) che questa sera a Castelfranco interverrà all’incontro organizzato dal Movimento salva scuole paritarie dell’infanzia in Veneto (Msspv), nato per scongiurare la chiusura di otto asili paritari nella Castellana e difendere la libertà di educazione. Sernagiotto lancia anche una sfida: «Se lo Stato facesse come da noi non si dovrebbe neanche preoccupare di trovare i 4 miliardi di euro per cancellare l’Imu». Li avrebbe già in tasca.

Assessore, perché parteciperà all’incontro?
Andrò a incontrare le famiglie di Castelfranco e il Movimento perché, dopo il referendum di Bologna, mi piacerebbe invitarli a promuovere a loro volta un referendum a sostegno delle scuole paritarie; del resto, costano meno della metà delle scuole statali e offrono un servizio, sotto molti punti di vista, migliore. Un’evidenza che, tuttavia, solo le persone libere e non quelle ideologicamente connotate sembrano disposte a riconoscere.

Perché migliore?
Anzitutto fa risparmiare: mentre un bambino che frequenta l’asilo statale costa allo Stato 7 mila euro l’anno, uno che frequenta l’asilo paritario ne costa solo 3 mila, gran parte dei quali li paga la famiglia. Ed è per questo motivo che come Regione Veneto abbiamo appena deciso (il 15 giugno, ndr) di rinnovare il finanziamento di 16,5 milioni di euro l’anno alle scuole paritarie dell’infanzia anche per il 2013. Non dobbiamo dimenticare, poi, che gli istituti paritari non chiudono alle quattro di pomeriggio, ma hanno una vitalità sociale e culturale che va oltre l’orario scolastico. E questo è un servizio ulteriore offerto gratuitamente. La collettività, dunque, ha solo da guadagnarci. Sbaglierei a non volerle sostenere.

Non sta sminuendo il ruolo della scuola statale?
Non sia mai. La libertà di scegliere innanzitutto. E senza dubbio negli asili statali insegnano ottime maestre; io non voglio negare questo, ma semplicemente paragonare due modelli diversi e invitare a una riflessione sul tema.

Quanto fanno risparmiare gli asili paritari in Veneto?
Se tutti i bambini del Veneto che frequentano asili paritari, che sono 95 mila su un totale di oltre 140 mila, lunedì mattina decidessero di iscriversi a un asilo dello Stato la spesa aggiuntiva sarebbe di 300 milioni di euro, 600 milioni in totale. Ma si tratta di un’ipotesi soltanto teorica perché non tutti i bambini troverebbero posto nello Stato. L’offerta statale di istruzione, infatti, non coprirebbe mai la domanda reale.

Chi si oppone alle scuole paritarie sostiene che chi vuole mandare un figlio all’asilo “privato” se lo deve pagare da solo.
Questo discorso tralascia un aspetto fondamentale. E cioè che in Italia chi vuole mandare un figlio all’asilo o alla scuola paritaria paga due volte: una per l’asilo o la scuola statale, attraverso le tasse, e un’altra per il proprio figlio, attraverso la retta. Se le scuole potessero davvero competere su un piano di parità effettiva, allora sì che sarebbe giusto pagarsi tutta la retta da soli.

Ma non è così.
Non è giusto che ci sia chi paga solo 70 euro al giorno e chi 170, oltretutto dopo aver pagato le tasse per altri bambini. Il principio da seguire, infatti, è quello della libertà educativa e della effettiva parità di trattamento. Del resto lo prevede anche la legge Berlinguer. Soltanto che mentre la scuola paritaria e quella statale sulla carta hanno gli stessi diritti, in pratica poi quella paritaria nei decreti attuativi è penalizzata e i soldi finiscono solo alle statali. Lo Stato, per esempio, ha un fondo di finanziamenti per la scuola statale e uno, molto minore, per quella paritaria che diminuisce di anno in anno.

Cosa bisognerebbe fare, invece?
Bisognerebbe introdurre un buono scuola di 3.200 euro a bambino. Poi scelgano le famiglie. Questo sì che permetterebbe un’effettiva parità di trattamento. Se, così facendo, le famiglie dovessero scegliere le scuole paritarie, questo per lo Stato genererebbe un risparmio nell’ordine dei 4/5 miliardi di euro. E non saremmo qui a domandarci dove reperire le risorse per abolire l’Imu sulla prima casa. Le avremmo già in tasca.

Ricevi le nostre notizie via email:

Leggi gli articoli sull'app:

Iscriviti gratuitamente alla nostra newsletter per ricevere tutte le nostre notizie!

4 Commenti

  1. cosimo says:

    se le famiglie non fanno casino saranno sempre penalizzate. Ormai si è capito, chi fa più casino ottiene, chi ne fa meno ottiene niente e la “scena” se la prendono sempre i quattro reduci del 68 e qualche ipergarantito dallo stato attuale della scuola che dei bambini e delle famiglie semplicemente non gliene importa niente

    • Nicola says:

      Sig Cosimo

      lei ha perfettamente ragione, secondo me questa non era una battaglia personale o di un piccolo gruppo di parlamentari, doveva essere una battaglia di popolo, come quella fatta una decina di anni fa nei confronti di un governo di centro sinistra quando inabissando di fax e mail il ministero dell’allora Pubblica Istruzione, il mio disappunto viene proprio da questo noi siamo stati troppo tiepidi nei confronti dei governi di centro destra “amici” . Bisognava solo ricordare ai ministri Tremonti e Gelmini che bastavano due massaie bergamasche (come gli disse Franco Nembrini al meeting di 3 anni fa) per capire quando le scuole paritarie fanno risparmiare allo stato.
      Le battaglie fatte nell’ultimo anno ( per esempio Bologna o Parma) sono le battaglie contro i mulini a vento, perché ormai eravamo con l’acqua alla gola,per non usare un altro termine , bisognava agire prima per migliorare la legge sia sulla parità sia libertà di scelta, modello svedese secondo me quello che consente più parità e più libertà

      Nicola

  2. Sofia Sarti says:

    Una mia amica mi ha detto: non si può dare soldi alle paritarie ( che lei chiama private, come fanno molti altri) e toglierli alla.scuola statale. Cosaaaa? Alla scuola statale vengono dati fin troppi soldi ed hanno dimostrato che li buttano dalla finestra, quindi semmai è il contrario: è la scuola statale che porta via risorse alla paritaria. Lo stesso dicasi nel campo della sanità, dove, per es., un apparecchio elettromedicale costa il triplo di quello che lo paga una clinica.Come mai?

La rassegna stampa di Tempi
MailUp - Osservatorio statistico 2017 - banner download
Il Paradiso andata e ritorno - Di Giovanni Fighera

Tempi Motori – a cura di Red Live

La Renault Scenic porta al debutto la nuova motorizzazione 1.3 Tce in configurazione da 140 e 160 cv. Un quattro cilindri Tutbo benzina molto evoluto che vuole fare le scarpe al Diesel

L'articolo Prova Renault Scenic 1.3 TCe 140 e 160 cv proviene da RED Live.

Assieme ad ABS ed ESP, il sistema di controllo elettronico della trazione è un cardine dei sistemi di sicurezza montati sulla vostra auto. Nel caso non lo sappiate, è un dispositivo elettronico in grado di rendervi le cose più semplici quando la strada è scivolosa. Scopriamolo assieme

L'articolo ASR, cos’è e come funziona il controllo di trazione delle auto proviene da RED Live.

400 cv, 855 kg e 2G di accelerazione laterale. La prima Dallara omologata per circolare su strada vanta prestazioni da capogiro. Disponibile in configurazione barchetta, targa o coupé scatta da 0 a 100 km/h in 3,25 secondi. E noi ci abbiamo fatto un giro

L'articolo Dallara Stradale, siamo saliti sulla barchetta dei record proviene da RED Live.

Nata anche da un'imbeccata di Stefano Accorsi, questa 308 al Nandrolone trasferisce su strada il meglio della versione Cup

L'articolo Peugeot 308 by Arduini Corse, one off su base GTi proviene da RED Live.

In 100.000 hanno raggiunto Praga da tutto il mondo per celebrare i 115 anni di un marchio più arzillo che mai. Una buona occasione per parlare del futuro di Harley-Davidson (che sarà anche elettrico) ma non solo

L'articolo Harley-Davidson, 115 di questi anni proviene da RED Live.