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Scontro Renzi-Letta e totoministri

febbraio 12, 2014 Chiara Rizzo

Oggi si gioca la partita tra l’attuale premier che non intende cedere il passo e lavora ad un nuovo programma, e il segretario Pd che non si fida e si prepara per un «programma shock»

«Agisci da leader, prendi le tue decisioni»: così avrebbe detto Giorgio Napolitano a Matteo Renzi nella cena di lunedì sera 10 febbraio. Ieri il presidente ha ammesso che il futuro del governo Letta in questo momento è nelle mani del Pd. Oggi è dato per certo un incontro tra il segretario del Pd e il premier per trovare un chiarimento.

IL FUTURO DI LETTA. Il nodo è semplice: Letta non intende cedere il passo, e immagina un programma che «convincerà tutti, anche il Pd» e che darà uno scossone, fortemente incentrato sul lavoro e sull’economia. Renzi non si fida più delle promesse del governo e immagina «un programma shock, un programma per cambiare l’Italia» come ha confidato ai suoi, prima di lanciare la battuta non troppo velata anche in pubblico: «La batteria è scarica, decidiamo se va ricaricata o cambiata». Il problema è che Renzi vorrebbe trovare un ruolo adeguato da offrire a Letta per la sua uscita politica, ma non ci sono tante soluzioni convincenti. E comunque più passano le ore più il segretario si vede già a Palazzo Chigi: in tasca Renzi ha anche una lista di ministri, dove il Ncd uscirebbe ridimensionato.

I MINISTRI. Secondo le indiscrezioni pubblicate da alcuni quotidiani, Renzi penserebbe di lasciare ad Alfano la poltrona di vicepremier, ma non quella di ministro dell’Interno, per la quale vedrebbe meglio un fedelissimo, Graziano Del Rio, oggi agli Affari regionali. In alternativa il nome che circola per il Viminale è quello di Dario Franceschini. All’Economia potrebbe arrivare Tito Boeri, oppure l’amministratore delegato di Luxottica, Andrea Guerra, al Lavoro la poltrona andrebbe a Guglielmo Epifani, ex segretario Pd nella transizione Bersani-Renzi, o altrimenti Boeri se non andasse all’Economia, allo Sviluppo economico si fa il nome di Maurizio Martina, in rappresentanza della minoranza democratica. Agli Esteri potrebbe andare Enrico Letta, ma se l’attuale premier non dovesse accettare rimarrebbe Emma Bonino. Alla Cultura fuori Massimo Bray e dentro un renziano della prima ora come lo scrittore Alessandro Baricco (o Paolo Mieli), alla Difesa fuori Mario Mauro e dentro una tra le due Pd Roberta Pinotti e Federica Mogherini (quest’ultima è anche nella segreteria del partito). All’Agricoltura andrebbe l’apprezzato fondatore di Eataly (e renziano di ferro) Oscar Farinetti, alle Infrastrutture dentro Michele Emiliano, sindaco uscente di Bari ex Dalemiano poi convertitosi al renzianesimo, fuori Maurizio Lupi che però manterrebbe un separato dicastero dei Trasporti. Ai Rapporti con il parlamento arriverebbe il vice presidente della Camera Roberto Giachetti, all’Ambiente sarebbe confermato Andrea Orlando alla Sanità Beatrice Lorenzin.

RENZI: «DIRÒ LA MIA DOMANI». “Leggo tante ricostruzioni, ipotesi, idee sul futuro del Governo. Quello che devo dire io, lo dico a viso aperto, come sempre senza troppi giri di parole. Domani, in direzione, alle 15. Ovviamente in streaming”. Così Matteo Renzi scrive sul suo profilo facebook, poco dopo la conclusione dell’incontro di circa un’ora con il premier Letta. Per il momento dunque tutto rinviato alla direzione di domani, 13 febbraio, anche se qualche novità sicuramente emergerà nella conferenza stampa convocata da Letta nel pomeriggio. Il segretario del Pd è giunto a Palazzo Chigi intorno alle 11.30 a bordo di una Smart, dopo il colloquio si è recato nella sede di largo del Nazareno, e ha incontrato alcuni fedelissimi, Graziano Delrio, Maria Elena Boschi, Lorenzo Guerini e Luca Lotti. Le agenzie stampa subito dopo l’incontro, citando fonti di palazzo Chigi avevano ricostruito che il colloquio si era concluso in un nulla di fatto, con posizioni distanti tra i due.

LE REAZIONI. Intanto nel corso della giornata si sono susseguite le dichiarazioni dagli altri partiti. Silvio Berlusconi per il momento tace, ma il capogruppo alla Camera di Forza Italia, Renato Brunetta, ha minacciato: «Se la direzione del Pd togliesse la fiducia a Letta e proponesse Renzi come premier succederebbe il finimondo. Ci sarebbe il ribaltone, un ennesimo ribaltone di palazzo prodotto dal Pd che sta scaricando sulle istituzioni le proprie tensioni interne. L’Italia ha bisogno di ribaltoni? Di ribaltoni di palazzo? L’Italia in questo momento ha bisogno di chiarezza e l’unica chiarezza la può dare o un programma di governo, cui noi siamo ovviamente contrari, di rilancio di Letta, oppure nuove elezioni». Ironico Ignazio La Russa per Fratelli d’Italia: «In più occasioni Renzi ha espresso il suo parere sul governo Letta. Il 17 gennaio le agenzie di stampa riportavano anche la sua volontà di fare un hashtag “Enrico stai sereno, vai avanti”. Chissà se oggi, dopo l’incontro a palazzo Chigi, ne vuole lanciare uno nuovo di questo tenore “Enrico fatti più in là”. Serenamente, si intende». Più pacato il commento del segretario della Lega Nord, Matteo Salvini, che inaspettatamente addirittura apre a Renzi: «Vogliamo chiedergli cosa vuole fare. Non diciamo no a priori». Chiusura totale invece dal leader di Sel Nichi Vendola: «Se lo schema resta quello del governo Letta, non esiste alcuna possibilità per Sel di sostenere Matteo Renzi a Palazzo Chigi. Io mi siedo a ragionare solo se si discute di sofferenza sociale e di avanzamento nei diritti civili. Ed è impossibile farlo insieme a Carlo Giovanardi e a pezzi del centrodestra. Il resto è fantapolitica».

ALFANO: «ENRICO SI È SCONFITTO DA SOLO». È giunta nel pomeriggio anche l’apertura del segretario di Ncd e vicepremier Angelino Alfano, che spiazzando vari pronostici apre al sindaco di Firenze come premier: «Enrico si è sconfitto da solo. Qualunque cosa dica oggi sarà comunque troppo tardi, il Pd è tutto con Matteo Renzi, è un dato di fatto» ha detto Alfano durante una riunione con i parlamentari del suo partito in Senato. Poi, malgrado le ipotesi diano un Renzi intenzionato a ridimensionare il peso di Ncd in un eventuale governo, Alfano ha dichiarato: «Se la parola “eventuale” sarà tolta nelle prossime ore rifletteremo e ragioneremo. Non diamo nulla per scontato».

ARRIVA IL LOGO DI IMPEGNO ITALIA. In attesa della conferenza stampa convocata per il tardo pomeriggio, Enrico Letta non sembra affatto intenzionato a buttare la spugna. Nel corso del pomeriggio, sul sito del governo è anzi già apparso il logo di “Impegno Italia”, la scaletta di programmi che il premier presenterà per il rilancio del governo. Intervistato a Lisbona, dove si trova in visita ufficiale, Giorgio Napolitano ha risposto cripticamente ai giornalisti invitando «A proseguire sulla strada delle riforme e della responsabilità». Il Capo dello Stato, a chi chiedeva se ci potrebbero essere elezioni anticipate, ha replicato: «Non diciamo sciocchezze».

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