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Sarà dura fermare il declino armati solo di vecchie e nuove primedonne

novembre 22, 2012 Oscar Giannino

Lo scoglio del Monti bis è un falso problema: se si facessero le cose di cui ha parlato Montezemolo e di cui parliamo noi, è ovvio che l’agenda del Monti bis sarebbe ben diversa da quella del Monti attuale

È fantastico come i media siano convinti che il più delle prossime evoluzioni della politica italiana sia segnato. Io ho le idee ancora molto confuse. O meglio, le mie idee sono chiare ma le incertezze fattuali sono ancora numerosissime.

Primo, abbiamo capito che i partiti vogliono e otterranno con ogni probabilità l’election day. Così la sinistra allinea in tutte le regionali le sue alleanze a quella nazionale, mentre ciò che resta dello scombiccherato Pdl evita di andare alle politiche in ulteriore depressione, effetto della vigorosa mazzata che incasserebbe alle regionali. Ok, ma come si vota? Non si sa, ed è fondamentale. Perché è la legge elettorale a stabilire la convenienza di alleanze e apparentamenti. I soloni del parlamento raccontano a voce bassa che il Pd può scordarsi il Porcellum che renderebbe vieppiù improbabile il Monti bis, visto che il sovrappremio di maggioranza renderebbe poi pressoché impossibile a Bersani (nel caso in cui vinca le sue primarie, ovviamente) la rinuncia a guidare il governo. Ma per quanto paradossale, è del tutto possibile che la disperazione berlusconiana induca il Pdl a preferire comunque il Porcellum: i bastoni tra le ruote ai vecchi e nuovi centristi servirebbero a trattenere qualche voterello moderato sulla lista Berlusconi, a costo di accrescere enormemente il vantaggio democratico.

Secondo. Che fa Monti? Non siamo più all’atarassia verso l’ipotesi di succedere a se stesso. Ormai si sprecano gli ammiccamenti alla prosecuzione del mandato, se le circostanze dovessero consentirlo. Il premier si è lasciato sfuggire la disponibilità a una patrimoniale aggiuntiva al fisco da rapina attuale, tanto per non complicarsi la vita domani, con un Pd che giunga sino a Vendola e diventi perno di maggioranza politica. In un viaggio estero è arrivato a dire che tanto vale comprare asset italiani finché al governo c’è lui, perché un domani chissà. Dichiarazione sgradevole, “non” da Monti. O meglio, di un Monti che prova a cimentarsi col teatrino della politica, incespicando. Ha dovuto correggersi, ovviamente, come sulla patrimoniale. Ma il segnale di disponibilità a restare c’è eccome. Obama e Merkel già gliel’han detto, che deve restare. Il problema è spiegarlo agli italiani.

Terzo. Cosa farà il Pd ormai è chiaro. Con le primarie catalizza l’attenzione, con Renzi sul versante più moderato rispetto al ceppo storico, che resta tutelato appieno dal segretario (è lui ad aver stretto l’alleanza con Vendola e Sel). In Lombardia con Ambrosoli si aggiunge un bell’innesto di società civile, più l’alleanza con l’Udc modello Crocetta, in via di replica a livello nazionale. Ma cosa avviene a destra, a un anno di distanza dalla caduta di Berlusconi, è un’incognita. Non c’è un gruppo dirigente che sia stato capace di atti di autonomia credibili, rivolti verso il futuro e dunque basati su una sana autocritica e discontinuità. Berlusconi continua a picconare un giorno Monti e l’altro Alfano, per smentire l’indomani lasciando a tutti l’impressione che gli serva solo per tirar fuori all’ultimo secondo una sua nuova lista di guerrieri fidelizzati personalmente e votati alla difesa di una periclitante azienda, i paladini della parabola rotonda. Vedremo quanto pesante sarà il bastone degli elettori.

Quarto: e la società civile? Montezemolo, Cisl, Acli e Sant’Egidio hanno tenuto la loro convention. Montezemolo nei contenuti ha fatto un buon discorso: dismissioni pubbliche, la patrimoniale la paghi lo Stato come da anni ripeto anch’io, concorrenza, merito. Ora si tratta di capire tre cose: se crederanno di essere autosufficienti; se si estenderanno con una logica “proprietaria” (e in entrambi i casi non è un match che possa agevolmente riaprirsi per Fermareildeclino di cui sono fondatore); oppure se si riapre un processo di confronto, basato su alcuni punti chiari di programma. Lo scoglio del Monti bis, da loro indicato come pregiudiziale, semplicemente non esiste: se si facessero le cose di cui ha parlato Montezemolo e di cui parliamo noi, è ovvio che l’agenda del Monti bis sarebbe ben diversa da quella del Monti attuale.

Considerazione amara e finale. La società civile vede oggi crescere due tentazioni. Innanzitutto la giusta invocazione del tutti a casa, con sempre più evidenti toni settari e da mozzorecchi. La politica se l’è voluta. Secondo, anche nella società civile abbondano i primadonnismi, al cui confronto i politici appaiono consumati miscelatori di composizione psicologica (nel Pd sono riusciti a correre alle primarie contenendosi fin troppo per non compromettere il risultato congiunto). Anche in Fermareildeclino c’è chi chiede il micropartitino come vera urgenza, e se sono contrario è perché non siamo nati per creare una microformazione identitaria ma per contaminare idee. I due rischi non mi piacciono. Se constatassi che per le mie idee non c’è declinazione diversa dal mozzorecchismo, in quello eccelle Grillo. E se poi si viene considerati anche dai grandi registi della società civile come incontrollabili perché senza padrone, allora per me è identica la conclusione. Io resto a casa, e non muore nessuno perché nessuno è indispensabile, figuriamoci poi chi qui scrive.

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