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Santorum alla resa dei conti nella “Bible Belt”: pronto a mollare in caso di sconfitta

marzo 8, 2012 Benedetta Frigerio

Il candidato conservatore si prepara al voto nell’area degli Stati Uniti a più alta percentuale di credenti e a maggioranza repubblicana. In caso di vittoria la partita si riaprirebbe, ma se Romney dovesse aggiudicarsi anche quest’ultima tornata l’italo-americano si farebbe da parte.

Fra i dieci Stati più significativi in cui si è votato martedì sera c’era l’Ohio, uno degli “Swing State” per eccellenza, fatto di una popolazione che va dal conservatorismo al liberalismo più estremi. Pieno di cattolici ortodossi ed eterodossi, di evangelici e di colletti blu e bianchi. Capace quindi di spostarsi a destra o a sinistra a seconda della forza dei partiti e dei candidati. Qui i due front runner repubblicani si sono rincorsi tutta la notte. Il cattolico Rick Santorum, la cui bandiera è la difesa della fede nella vita pubblica e della libertà religiosa in pericolo, è stato votato dal ceto medio, dagli evangelici, da chi frequenta la Chiesa e dai giovani sotto i 30 anni. Il milionario mormone Mitt Romney, che parla di economia e tende a lasciare perdere i temi etici, è stato invece portato su un palmo di mano dall’establishment del partito, dal ceto più abbiente e dai cosiddetti moderati. Alla fine del lungo testa a testa l’ha spuntata il mormone di un solo punto percentuale.

Guardando la cartina dell’Ohio si capisce come si è mosso l’elettorato, che ha confermato la tendenza degli stati più conservatori in cui ha vinto Santorum. Il mormone, infatti, ha ottenuto più voti solo nelle città e nelle aree limitrofe. Lì dove ha speso miliardi in pubblicità e dove vivono i ceti più liberal e abbienti. Mentre al di fuori di queste aree tutti i voti sono andati allo sfidante cattolico. Certamente se Santorum avesse vinto in Ohio avrebbe acquisito una credibilità tale da ottenere anche il voto della popolazione repubblicana a cui l’italo-americano piace, ma che finora non lo ha votato per paura che non possa battere Obama, dati gli scarsi appoggi finanziari e lobbysti di cui vanta. Per Santorum, però, l’errore sta proprio in questa convinzione: pensare che Romney possa essere l’unico in grado di vincere contro Obama. Per questo l’italo-americano ha deciso di non ritirarsi dalle primarie, pur avendo dichiarato per primo che l’obiettivo era battere Obama e che «per raggiungerlo sono disposto a tirarmi indietro».

Allora perché l’ex senatore si ostina a non mollare? Perché seppur in svantaggio i risultati gli danno ragione. Finora Romney ha vinto solo nei cosiddetti “Blue State”, tendenti a votare democratico e in cui probabilmente Obama vincerà contro qualsiasi sfidante repubblicano. Rick Santorum, invece, ha vinto in tutti i “Red State” tendenti a votare repubblicano, dove l’opposizione ad Obama è molto forte e i membri del Grand Old Party sono inclini a muoversi solo per un candidato che si presenti con un volto totalmente alternativo a quello del presidente in carica. Per questo le prossime votazioni nella “Bible Belt” (l’area degli Stati Uniti dove vive una folta percentuale di cristiani) saranno decisive. Sabato 10 marzo si voterà nello stato giudicato come il più Red di tutti gli States, il Wyoming (29 delegati) e in Kansas (40 delegati), anche questo dalla forte tradizione repubblicana. Martedì 13 marzo, invece, andranno al voto l’Alabama (50 delegati), al quinto posto nella classifica dei “Red States”, e il Mississipi (40), uno degli stati della “Bible Belt”.

Se Santorum dovesse vincere i prossimi due turni non sorpasserà certo Mitt Romney, che si riprenderà più avanti quando voteranno gli stati più moderati, ma certamente il candidato cattolico dimostrerebbe di essere l’unica alternativa a Obama, essendo più forte del rivale nei “Red States”. Se invece Romney dovesse vincere anche qui è probabile che l’italo-americano abbandoni la corsa, constatando che l’elettorato conservatore è disposto a sostenere il suo avversario anche a novembre. Altrimenti? Santorum potrebbe giocarsi la partita fino in fondo. O magari ripresentarsi nel 2016 quando i giovani sotto i 30 anni saranno cresciuti, aumentando la tendenza del nuovo elettorato repubblicano a votare per un candidato fortemente conservatore.
Twitter: @frigeriobenedet

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