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«Santoro, ridacci i 10 euro». La rete contro il conduttore di Servizio Pubblico

luglio 5, 2012 Chiara Sirianni

Dopo l’annuncio di Michele Santoro, che ha firmato con La 7, il web attacca: «Ridacci i soldi, abbiamo tenuto le ricevute»

La libertà di informazione non ha prezzo. O forse sì, stando alla colletta richiesta da Michele Santoro, con tanto di appello-video, dall’accattivante titolo “dieci euro in Tv”. Era ottobre del 2011, prima che partisse il format indipendente “Comizi d’Amore”: dieci euro per sostenere un nuovo progetto di tv senza padroni, in onda su multi-piattaforma. Il giornalista aveva spiegato che senza l’appoggio dei sostenitori sarebbe scomparso per molto tempo dal palinsesto televisivo, dal momento che «la nostra Costituzione e anche la Carta europea dei diritti dicono chiaramente che un governo non deve avere interferenze nella libertà di espressione e invece questo governo ha fatto di tutto per impedirci di lavorare serenamente e liberamente in Rai».

Poi aveva paragonato la sua battaglia mediatica alla rivolta tunisina per la democrazia (legittimo, ma forse un tantino eccessivo): «Oggi noi ci ritroviamo ad essere come il commerciante tunisino che va con il suo carrettino per vendere frutta e verdura e quando gli impediscono di vendere i suoi prodotti si dà fuoco. Soltanto che noi non ci daremo fuoco, sia ben chiaro, anche se stiamo andando in giro col nostro carrettino per vendere la nostra frutta, la nostra verdura su internet, su sky e sulle televisioni territoriali».
Dal momento che si faceva palese un «crollo verticale di audience della tv generalista terrestre» per cui «gli spettatori cercano di difendersi e si muovono nell’offerta con maggiore libertà rispetto al passato» Santoro aveva quindi  creato una società assieme a Parenzo, proprietario di alcune reti locali con Telelombadia e Antenna 3, ottenendo anche buoni ascolti. Molto lontani, certo, da quelli della tv generalista.

E ora che Santoro ha firmato il contratto con la rete di Telecom, Servizio Pubblico andrà in onda su La 7. E sul web, assieme ai consensi («sempre dalla parte di Michele») piove anche qualche critica. In molti accusano il conduttore di aver fallito nel suo progetto, dopo averlo tanto sponsorizzato: «Avete dimostrato che senza media tradizionali non potete esistere». «È una sconfitta». «Non aveva detto che ogni decisione sarebbe stata presa consultando il pubblico?».
Qualcun altro scrive: «Che delusione, del resto la trasmissione non si era mai affrancata dal vecchio schema, nonostante non avesse un editore e fosse finanziata da noi. Si capisce che era solo una parentesi in cui vi siete ben guardati dal tagliare i ponti che vi avrebbero consentito di tornare nel solito circuito mediatico». «Mi piaceva di più prima», aggiunge un altro, «era bella l’idea di sentirsi parte di quella rivoluzione».

In molti ironizzano sulle parole dell’anchorman, che un anno fa, in conferenza stampa, aveva puntualizzato lo spirito democratico dell’operazione: «Datemi 10 euro, e conservate la ricevuta perché poi vedrete che sarà importante». In molti l’hanno fatto davvero. E adesso? «Abbiamo donato i soldi per nulla praticamente. Era stato dichiarato un progetto a lungo termine, una nuova speranza per l’informazione… e lui firma per La7? Caro Michele rimborsami i miei soldi!». «Spero almeno che i soldi versati vengano impegnati in modo decoroso, trasparente e soprattutto che tutti noi veniamo informati. Dei miei 20 euro non ho mai saputo nulla, caro Michele, questa non la digerisco». «Ora che prenderà un ottimo stipendio, Santoro ci ridarà le donazioni che gli hanno permesso di farsi pubblicità?» Qualcuno invece si dice «contento per il passaggio, a La 7. Contentissimo. Ma mo’ mi restituite i 10 euro?».

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