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Sallusti e i fatti (che non tutti conoscono) sul caso Farina-Dreyfus

dicembre 3, 2012 Redazione

Sabato, sul sito del quotidiano Libero, Franco Bechis ha ricostruito la vicenda del direttore del Giornale. Il titolo è emblematico: “Sallusti, non è solo Dreyfus la causa del suo arresto. Ecco perché la colpa è di Taormina”.

Sabato, sul sito del quotidiano Libero, Franco Bechis ha ricostruito la vicenda del direttore del Giornale Alessandro Sallusti. Il titolo è emblematico: “Sallusti, non è solo Dreyfus la causa del suo arresto. Ecco perché la colpa è di Taormina”.
«In queste ore – scrive Bechis – leggo e sento i commenti più disparati sul caso, e noto che la maggiore parte nascono dalla assoluta ignoranza dei fatti e pure delle sentenze pronunciate. Sia chiaro a tutti che è assolutamente falso che Sallusti è stato arrestato per avere pubblicato il falso diffamando un magistrato della procura dei minori di Torino, il giudice Giuseppe Cocilovo. Non è così, e questa storia è davvero piena di bugie. Sallusti finisce in carcere perchè in carcere si voleva fare finire lui e nessun altro giornalista italiano. Gli si vuole fare pagare le sue opinioni su altro, e il caso Cocilovo è un pretesto, il primo a disposizione. Anche la reazione corale dei pm di Milano dopo che Edmondo Bruti Liberati aveva legittimamente avocato a sé l’esecuzione di quella sentenza, stabilendo gli arresti domiciliari, e poi la derisione sugli arresti dorati a casa Santanchè, sono il segno di questo regolamento di conti con la persona di Sallusti, e nulla hanno a che vedere con la vicenda giudiziaria».
Bechis passa poi ad elencare i dati di fatto spesso ignorati sulla vicenda.

LA NOTIZIA. «Sallusti ha pubblicato una notizia falsa e diffamatoria sul giudice Cocilovo che avrebbe costretto una ragazzina ad abortire contro la sua stessa volontà? Falso. E’ stata la Stampa a pubblicarla il giorno 17 febbraio 2007. Il giornale diretto da Sallusti, Libero, l’ha ripresa il giorno successivo in due modi: un articolo di cronaca firmato da Andrea Monticone, in cui si dava conto della versione pubblicata su La Stampa, ma anche di versioni diverse fornite da ambienti della procura di Torino. E poi un commento certo molto forte (ma si tratta di opinioni e idee) firmato Dreyfus. In nessuno dei due articoli è nominato il giudice Cocilovo, che poi avrebbe querelato portando all’arresto di Sallusti. L’articolo di cronaca di Libero, quello dove si riportavano i fatti, è stato riconosciuto corretto dalla Cassazione, che ha annullato le precedenti sentenze di condanna nei confronti di Monticone, chiedendo di ricelebrare il processo di appello. I fatti dunque pubblicati quel giorno con Sallusti direttore non sono falsi, anzi. La cronaca è stata riconosciuta equilibrata e veritiera dagli stessi giudici che hanno condannato Sallusti. La condanna quindi riguarda esclusivamente il commento di Dreyfus, quindi delle opinioni. Un direttore responsabile è stato condannato al carcere (poi tramutato in arresti domiciliari) per non avere controllato l’opinione di suoi collaboratori. La Stampa è stata querelata? No, da nessuno. Ha rettificato la notizia? No, il giorno successivo, quello in cui sono usciti i due articoli di Libero, ha pubblicato la versione della procura solo all’interno (molto al fondo) di un nuovo articolo sul caso, titolato per altro in modo da rafforzare la notizia della ragazzina costretta all’aborto. Tanto è che il 21 marzo, tre giorni dopo, la Stampa ha dovuto pubblicare una ulteriore rettifica questa volta inviata formalmente dal presidente del Tribunale dei minori, Mario Barbato. Con grande evidenza? No: nella rubrica delle lettere, confusa fra decine di altre».

LA RETTIFICA. «Sallusti non ha mai rettificato la notizia. Questo fatto in sé è vero. Su Libero non è apparsa alcuna rettifica di una notizia che per altro non Libero aveva dato, ma La Stampa. Il giudice del tribunale dei minori ha inviato una rettifica alla Stampa, ma a Libero no. Quale rettifica doveva essere pubblicata, visto che nessuna rettifica è mai stata formalmente inviata da nessuno? Ricordo poi che l’articolo di cronaca inizialmente incriminato, è stato assolto in Cassazione, ritenuto corretto e quindi non bisognoso di rettifica. La procura di Torino aveva sì fatto filtrare (riportata da “ambienti della procura”) una rettifca alla notizia della Stampa già la sera stessa della pubblicazione, ma solo sulla agenzia Ansa a cui Libero non era abbonato. Quella rettifica – per altro ufficiosa- non poteva essere a conoscenza di Sallusti.

FARINA. «Sallusti è stato condannato per non avere vigilato sulle idee di Dreyfus. Trattandosi di pseudonimo, si è detto che la firma è stata atribuita al direttore responsabile, quindi allo stesso Sallusti. Questo non è vero. Dreyfus era Renato Farina, che lo ha dichiarato pubblicamente dopo la condanna. Ma che Dreyfus fosse Farina lo sapevano anche i giudici di Cassazione, visto che gli avvocati di Sallusti lo avevano dichiarato e comprovato nel loro ricorso, quindi tutti sapevano benissimo chi aveva scritto quelle opinioni ritenute diffamatorie».

IL CASO TAORMINA. «Di questo non ha parlato nessuno, perchè tutti sputano giudizi e sentenze, ma è faticoso andare a leggere gli atti e informarsi. Secondo la sentenza della Cassazione e perfino secondo i giudici di secondo grado, la colpa di Sallusti non sarebbe solo quella di non avere rettificato volontariamente la prima versione dei fatti a cui faceva riferimento il commento di Dreyfus-Farina (quella de La Stampa). Ma di avere messo in piedi una campagna stampa contro il magistrato Cocilovo, anche se questo ultimo mai è stato nominato su Libero. Una campagna stampa? Sì, la Cassazione scrive che circa una settimana dopo la pubblicazione di Dreyfus – il 23 marzo- su Libero c’è stato “un prosieguo della campagna di offuscamento dei soggetti, a vario titolo intervenuti nella vicenda, attraverso la riproposizione da parte di un noto avvocato, della assenza del consenso della minorenne”. Quel noto avvocato è Carlo Taormina, che in effetti in una sua rubrica settimanale che gli aveva dato Vittorio Feltri su Libero molti giorni dopo prende per buona la vecchia versione de La Stampa e critica il comportamento di quell’anonimo magistrato. Secondo la Cassazione proprio l’articolo di Taormina dimostra l’intenzione di Sallusti di compiere una “crociata contro un giudice dello Stato italiano”. Questo particolare a dire il vero era ignoto anche allo stesso Sallusti, con cui ho parlato dopo che erano uscite le motivazioni della Cassazione. Non aveva letto all’epoca la rubrica di Taormina (che mandava alla segreteria di Feltri e veniva pubblicata di rigore), e soprattutto non sapeva nemmeno che proprio quella rubrica è il fondamento della sua condanna. Due articoli a due settimane di distanza, allora era una campagna stampa volontaria contro il giudice Cocilovo».

AD PERSONAM. Quindi, conclude Bechis, «proprio il caso Taormina dimostra come la decisione su Sallusti sia esclusivamente ad personam, un regolamento di conti e non un caso di giustizia. Quell’articolo è stato fondamentale nella condanna di Sallusti? Sì, lo dice la Cassazione. Taormina è mai stato querelato dai magistrati di Torino? No, mai. Qualcuno ha inviato rettifica per contraddirlo? No, mai. Lui non interessava ai magistrati di Torino. Quella che volevano era la testa di Sallusti. E questa hanno ottenuto nel silenzio complice e interessato di chiunque dovrebbe avere a cuore l’articolo 21 della Costituzione».

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1 Commenti

  1. luigi scrive:

    Perché non ci aggiungiamo, dopo Dreyfus e Taormina, anche un terzo “mandante” e cioè l’avvocato difensore di Sallusti che, come rivela domenica Feltri sul Giornale, non si è presentato all’udienza del processo? Perché questo avvocato si è dato alla fuga, quel è il suo nome lo sapevano gli editori di LIbero? Già, il mistero si infittisce?

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