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Ron Paul, il libertario che vuole legalizzare droga e matrimoni gay

gennaio 9, 2012 Benedetta Frigerio

La sussidiarietà estrema di Ron Paul, uno dei candidati alle primarie repubblicane, piace all’America e ai giovani. Il libertarismo di questo vecchio senatore del Texas è sfrenato: vuole depenalizzare la droga, ritirare le truppe Usa da tutti i paesi, legalizzare prostituzione, matrimoni gay e abolire il welfare per applicare solo la lettera della Costituzione

Tutto il suo impegno politico è volto all’applicazione alla lettera della Costituzione americana. Così per trentacinque anni Ron Paul non ha fatto altro che ripetere sempre le stesse cose. Aggiudicandosi il soprannome di “Kamikaze“, pronto al suicidio politico pur di non tradire le proprie idee, anche quando si è trovato in minoranza all’interno della stessa corrente a cui appartiene da sempre. La corrente libertaria è nata a fine anni Sessanta, difende la libertà individuale come assoluta e teorizza che non deve avere limiti, mentre lo Stato dovrebbe esistere solo per restringerla quando leda quella altrui. Non esiste quindi nella visione di questo vecchio senatore del Texas, in politica dal 1976, alcuna idea positiva della libertà che non parta dalla volontà dei singoli. Per giustificare le proprie posizioni Paul chiama in causa le fondamenta degli States, citando la Costituzione federale che, spiega Mary Ann Glandon, diplomatica e docente di diritto ad Harvard, «è fatta solo di diritti, in un paese dove la responsabilità era data per scontata e non sembrava necessario evocarla per proteggerla, dato che esisteva ancora nel tessuto sociale». L’America, come esperienza dei padri fondatori crebbe, infatti, nella libertà di operare e costruire. Ma nella Costituzione di questa libertà non si fa menzione. Perché nel tempo «la “libertà di” stava diventando “libertà da”», spiegava in America, già a inizio Ottocento, Alexis de Tocqueville.

Figlio di questa idea si capisce perché Paul sia per la depenalizzazione delle droghe, per il non interventismo, sposando addirittura l’isolazionismo estremo in politica estera. Anche in questa campagna elettorale, infatti, il senatore texano sta insistendo sul ritiro di tutte le truppe americane da qualsiasi parte del globo: «Devono essere tutte portate nei nostri confini per combattere l‘immigrazione clandestina», ha detto quando è stato interpellato circa i problemi al confine messicano. Coerente con l’idea dilibertà da” assoluta, che va contenuta dallo Stato solo nel momento in cui può essere lesiva per l’altro, questa specie di radicale è però contro l’aborto: «Non si può parlare di libertà – ha spiegato centinaia di volte – se si attenta a quella di un’altra persona. Sono un medico ginecologo e so che il feto è vita. E che l’aborto è un omicidio terribile». A chi gli ha chiesto in questi giorni perché allora fosse giusto liberalizzare la droga, ha risposto che «finché la droga non rende violento chi la usa va bene. Lo Stato non può dettare il comportamento privato dei singoli». Se questo è vero, non si può dire che la droga non abbia un effetto sociale dannoso. Ma nemmeno questo argomento ha fatto tentennare Paul, per cui la vita pubblica non esiste se non come difesa di quella privata.

Anche se poi il radicale, per restare attaccato alla visione dei padri fondatori, si contraddice, sostenendo il bisogno di una moralizzazione pubblica: «I padri fondatori hanno immaginato un’America forte, cristiana e religiosamente tollerante, con le chiese intese come istituzioni di vitale importanza che avrebbero dovuto eclissare per importanza lo Stato. Nel corso della storia del nostro paese, le chiese hanno fatto quello che nessun governo potrà mai fare, cioè insegnare moralità e civiltà. Individui morali e civili sono in gran parte governati da un senso personale di ciò che è giusto e di ciò che è sbagliato, e quindi hanno poca necessità di essere governati esteriormente. Per questo lo Stato attacca la religione». Insomma, come i padri, Paul auspica lo Stato minimo, ma poi riconosce la necessità di un ordine pubblico che discende comunque dall’alto di un’istituzione comune. Ovviamente come per la droga, Paul è anche a favore della legalizzazione della prostituzione e dei matrimoni gay. Perché, appunto, «anche se non sono d’accordo con loro, non posso impedirgli di fare quanto vogliono nel privato». Il texano si batte anche per la libertà di educazione. Che però relativizza, negando l’importanza di un sostegno pubblico qualora si educhi a valori comuni validi per tutti. Per Paul quindi anche l’educazione è un affare meramente privato che sta alla sola iniziativa dei singoli: «La Costituzione – ha detto – non autorizza l’esistenza di un Dipartimento per l’educazione: i padri non avevano una visione del governo federale che dettasse le politiche educative. Più basso è il livello di gestione migliore sarà la performance. Sono gli insegnanti, i genitori e le comunità locali che dovrebbero decidere come i propri figli debbano essere cresciuti».

Quella di Paul è una ricetta sussidiaria estrema, senza il minimo controllo sulle decisioni dei singoli. Una ricetta che poi ripete anche per la politica immigratoria, che non deve essere statale. «Dell’integrazione si occupino, se vogliono, i cittadini tramite l’associazionismo», ha detto Paul. Lo stesso vale per il sostentamento dei poveri: «Il welfare deve essere totalmente abolito». Ma il vero pallino del senatore texano è realizzare un sistema economico dove i compiti dello Stato siano ridotti a quelli sanciti dalla Costituzione, fino a rendere quasi nulla la tassazione. E dove la Federal Reserve, «prima causa della recessione e della depressione», sia cancellata. Essa, secondo il senatore, sarebbe infatti «la prima fonte di approvvigionamento di fondi per il governo, che non ha il coraggio di tagliare, oltre a stampare soldi senza ancoraggio ad alcuna materia prima». Per questo Paul vorrebbe tornare anche al sistema aureo.

Per molti anacronistico e folle, Ron Paul occupa le prime posizioni nei sondaggi del Gop. È inattaccabile in quanto a coerenza e onestà pubblica – McCain ammise che «è sempre stato l’uomo più onesto di tutto il Senato» – e piace molto agli americani. Soprattutto a quelli più giovani. Paul infatti, nonostante l’età, ha anche l’ampio sostegno della nuova generazione. Quella per cui la libertà senza vincoli è sempre più imprescindibile e la pace senza dovere impegnarsi, a prezzo dell’isolamento, è un sogno molto allettante.

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