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Riforma Senato, salta l’ipotesi di intesa per l’ostruzionismo di Sel

luglio 29, 2014 Chiara Rizzo

Dopo due conferenze dei capigruppo, Sel ha comunicato di ritenere «irricevibili» le proposte del governo, e insieme a Lega e M5S non ritirerà nessun dei propri emendamenti perché il Pd «è inchiodato al Patto del Nazareno»

Lotta dura e spietata, a base di oltre 7.800 emendamenti, al Senato sulla riforma costituzionale. È questo l’esito della conferenza dei capigruppo che si è riunita due volte intorno all’ora di pranzo, dopo la proposta avanzata dal senatore Vannino Chiti, uno dei “leader” dei “frondisti” del Pd, che aveva chiesto di ridurre gli emendamenti e focalizzare la discussione, attraverso gli interventi dei vari capigruppo, per “tematiche”, in modo da procedere più celermente.

CHIUSURA TOTALE DI SEL. Decisivo è stato oggi il no di Sel. Stamattina, dopo l’intervento di Chiti, le parole della capogruppo Loredana De Petris («amplissima disponibilità a patto che il Senato sia capace di giungere ad una mediazione alta», che poi tradotto in parole povere significava superare «il convitato di pietra», ovvero il “Patto del nazareno”) avevano lasciato un certo ottimismo. La maggiorparte dei 7.837 emendamenti è infatti a firma di Sel, e se questa li avesse ritirati il “gioco” sembrava fatto.

«IRRICEVIBILI PROPOSTE DEL PD». Invece poco dopo la conferenza dei capigruppo Sel ha ufficialmente comunicato di ritenere «irricevibili» le proposte del governo Renzi, che ha continuato ad accusare di essere «inchiodato» al patto del Nazareno. Il presidente del Senato Piero Grasso ha provato nel corso della conferenza a proporre varie soluzioni di “mediazione”, compresa quella di sospendere momentaneamente la discussione sugli articoli più problematici, quelli che riguardano la composizione e l’eleggibilità del nuovo Senato. «Tutti i tentativi di mediazione e sospensione sono stati vani. Io ritengo di avere fatto tutto il possibile per favorire al massimo tutte le soluzioni possibili ma prendo atto con rammarico che si devono riprendere le votazioni» ha poi spiegato Grasso.

COSA SUCCEDE ORA. Il no di Sel si è semplicemente sommato a quello già espresso in aula di M5S e Lega. Ora riprenderà quindi l’esame, emendamento per emendamento, e a partire dall’articolo 1, del ddl costituzionale. Grasso ha minacciato che «Non tollererò altra gazzarra». Il ministro per le Riforme Maria Elena Boschi in Aula e prima che saltasse la possibilità di un accordo aveva dato la disponibilità del governo ad un confronto: «Siamo pronti ad affrontare i punti di discussione, ma non possiamo sottostare a un ricatto ostruzionista. Ovunque in democrazia è la maggioranza che decide. E sarà così anche questa volta».

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