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Rifiutereste 400 euro di aumento per andare la domenica a pranzo dalla suocera?

gennaio 16, 2012 Paola D'Antuono

A Sesto Calende, nel varesotto, la Lascor, azienda produttrice di casse per orologi, si è vista rifiutare dai suoi dipendenti la proposta di un aumento di salario e l’assunzione di duecento precari. Il motivo? I lavoratori non hanno intenzione di lavorare il giorno festivo. «Non chiamateli lazzaroni», spiega il funzionario Fiom De Musso. Ma ora il rischio è che qualcuno rimanga a casa

I telefoni della Lascor sono muti, impossibile mettersi in contatto con l’azienda svizzera del gruppo Swatch, che da anni produce casse e bracciali per orologi a Sesto Calende, nel Varesotto. Da un paio di giorni, infatti, la Lascor è al centro delle cronache locali e non solo a causa di un curioso caso scoppiato al suo interno. Tutto ha inizio lo scorso anno, quando l’azienda decide di investire undici milioni di euro in macchinari per far fronte all’altissima richiesta di produzione. Nonostante la crisi, il settore orologiero va a gonfie vele e gli affari aumentano così tanto che a metà del 2011 alla Lascor viene richiesto un ulteriore incremento della produzione. I vertici decidono di convocare i sindacati per ridiscutere le condizioni contrattuali e lavorative dei quattrocento dipendenti. Gli straordinari non bastano, è necessario invertire la rotta e garantire la produzione a ciclo continuo, tre turni per sette giorni alla settimana senza interruzione, festivi e domeniche ovviamente compresi.

Al tavolo della trattativa siedono Giuseppe Marasco, delegato Fim-Cisl, e Francesca De Musso, funzionaria Fiom-Cgil. Tre le condizioni essenziali proposte dai sindacati: regolarizzazione dei duecento precari, aumento del salario di almeno 300 euro e sperimentazione dei termini dell’accordo per tutto il 2012. La Lascor accetta e in azienda vengono votate le nuove condizioni attraverso il referendum. Il risultato è incredibile: su 433 votanti, 262 sono contrari alla riorganizzazione, 158 i favorevoli, 9 schede nulle e 4 bianche.

262 lavoratori contro i 158 dipendenti non hanno voluto cambiare il regime di vita. «È comprensibile – spiega a tempi.it Giuseppe Marasco – che i 262 dipendenti non abbiano voluto cambiare il proprio regime di vita, fatto della Messa della domenica e del pranzo in famiglia. Io non voglio in alcun modo colpevolizzare i lavoratori della Lascor che lavorano tutti con impegno e passione, come per esempio ha fatto pubblicamente il sindaco di Sesto Calende. La verità è che in Italia una persona non è abituata a lavorare la domenica e vorrebbe non doverlo fare. Però ci sono delle persone nel nostro paese che lavorano nei giorni festivi: che differenza c’è tra una mamma che lavora nella grande distribuzione o in ospedale e una che lavora nell’industria?». Dello stesso parere è il delegato Fiom Francesca De Musso, che aggiunge: «La domenica è l’unico giorno della settimana in cui ci si può ritrovare in famiglia, difficile chiedere a un lavoratore di fare questo sacrifico. Vorrei anche ricordare che i lavoratori della Lascor non sono dei lazzaroni, come qualche suo collega giornalista li ha definiti. Lavorano da sempre su tre turni anche il sabato e quando l’azienda gli ha chiesto il sacrificio di qualche domenica non si sono mai tirati indietro».

E allora perché hanno rifiutato l’offerta? «Perché non sono disposti a sacrificare la domenica in cambio di 300 o 400 euro che non sono nemmeno sicuri di ricevere», chiarisce De Musso. «Per ricevere quello che noi abbiamo definito “gettone continuativo” i dipendenti della Lascor devono raggiungere le 32 ore di lavoro del ciclo continuo, composto da quattro giorni di lavoro più due di riposo. Se per qualsiasi motivo l’operaio ha un deficit di mezz’ora nelle ore complessive non ha diritto ai 75 euro in più settimanali. Quindi, a causa di un mal di testa o di una sveglia che non suona potrebbe non ricevere l’incentivo e magari ha lavorato anche di domenica: un disastro». Il peso della prestazione però, come fa notare Marasco, si alleggerirebbe: «Le ore diminuiscono anche se aumentano le domeniche e i festivi in cui al lavoratore tocca andare in fabbrica. Se per esempio il 25 aprile cade di giovedì e a me in quel mese tocca lavorare al giovedì sono costretto a fare il mio turno».

La Lascor però ha delle richieste di produzione dalla casa madre da rispettare, altrimenti presto potrebbe essere declassata e, per assurdo, potrebbe trovarsi a dover licenziare i propri dipendenti, gli stessi a cui oggi offre qualche centinaio di euro in più. Quali potrebbero allora essere gli scenari futuri, anche all’indomani del rilievo che questa notizia ha avuto sulla stampa locale e nazionale? «È un’ottima domanda – commenta Marasco -. La situazione è questa: i lavoratori si sono espressi e il sindacato rispetta la votazione. Però l’azienda ha bisogno di lavorare e credo che dovrà risistemare le cose unilateralmente, per evitare il declassamento. Forse a farne maggiormente le spese saranno i precari, favorevolissimi alla trattativa perché avrebbero visto i loro contratti in scadenza trasformarsi in contratti a tempo indeterminato. Aspettiamo e vediamo». Francesca De Musso spera che il tavolo della trattativa si riapra in fretta per il bene di tutti, azienda e dipendenti: «I lavoratori hanno bocciato la prima ipotesi ma ci sono dei margini di miglioramento e secondo me dobbiamo lavorare tutti in quella direzione. Sapevamo che il gettone continuativo avrebbe creato dei problemi e così è stato. Spero che la Lascor faccia uno sforzo ulteriore per sbloccare la situazione». E i precari? «Non posso credere che li lascino a casa, è nell’interesse di tutti continuare a lavorare e tenere i ritmi alti».

I due sindacalisti sperano che la situazione si risolva per il meglio e a tempi.it confidano entrambi che avrebbero firmato l’accordo: «Perché stanno chiudendo tantissime aziende in zona e in questo periodo un lavoro lo devi tenere con le unghie e con i denti». Anche loro hanno una famiglia, potrebbero rinunciare al pranzo della domenica? «Ho quattro figli – spiega Marasco -. Se avessi un salario di 1.200 euro, 400 euro in più al mese mi farebbero comodo. La vera riflessione da fare però è un’altra. La nostra società si muove verso un modello diverso, dove non esistono i sabati e le domeniche e il lavoro non termina quando esci dall’ufficio. Forse è di questo che dovremmo iniziare a parlare, non solo a livello locale ma nazionale».

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7 Commenti

  1. malta1565 scrive:

    TITOLO CHE NEANCHE ILSOLE24ORE AVREBBE AZZARDATO. Il titolo corretto sarebbe: rifiutereste di passare la domenica con i vostri cari e santificare la domenica per lavorare in fabbrica?

  2. Mappo scrive:

    Per malta1565 – Un titolo più corretto del tuo potrebbe essere: Rifiutereste di andare allo stadio per vedere la partita o di andare a fare shopping al nuovo outlet aperto vicino casa per andare a lavorare in fabbrica?

  3. GhostRider scrive:

    Marasco continua con questa litania dei 400 euro: facciamo quattro conti.

    Un turnista che lavora sulle macchine riceve per le 8 ore del sabato e/o la domenica il 46% in più del salario percepito normalmente poiché trattasi di straordinario. Il lavoro alla domenica e festivi in ciclo continuo corrisponderebbe (parole sue) al 35%, non è dato sapere quanto sarebbe la maggiorazione per il sabato essendo un pre-festivo ma è ragionevole ipotizzare meno del 35%.
    Durante un cliclo combinato non ci sono possibilità di effettuare straordinari. I macchinari lavorano h24 e al termine di un turno subentra un nuovo operatore, così per tutti i giorni della settimana.
    L’altro sindacalista indica in 16 sabati all’anno lavorati in straordinari (mediamente).
    In un ciclo continuo diventano 26.
    Partiamo da un presupposto di 1.200 euro come viene indicato.
    1200 euro sono un costo lordo di 15 € all’ora per un totale lordo in busta paga al lavoratore di 19500 €.
    Aggiungiamo gli straordinari pagati in busta paga. 16 giornate da 8 ore a 15 € corrispondono a 2803 € lordi, il lavoratore prende 22.400 € all’anno lordi per circa 1345 €/mese.
    A questi và aggiunto un gettone presenza che l’azienda eroga per ogni turno completo da 8 ore sui festivi/pre di 75 € se non erro. Che porta il totale mensile a 1400 €.

    Ora calcoliamo la turnazione 4+2. Sono circa 36 cicli annuali. Questo vuol dire che il lavoratore viene pagato per 150 giorni lavorativi anziché i 220 calcolati normalmente.
    Il reddito base diventa quindi 18.000€, ovvero 1120 € mensili.
    Questo reddito viene integrato da: un gettone di 82 € per ogni ciclo completo lavorato (escludiamo quindi le ferie dovute per legge che sono 20 giorni lavorativi.. quindi 5 cicli). I clicli lavorativi soggetti a gettone sono quindi 31.
    Anche ammettendo di fare tutti i 31 clicli completi (ricordo che 5 minuti di ritardo un giorno comportano il non assegnamento del bonus). Sono 82 € * 31 = 2542 € lordi.
    Il che porta ad un lordo totale di 20542 € per un netto mensile ti 1250 €. Ribadiamo il concetto che NON sono però garantiti contrattualmente ma sono a “prestazione”.
    A questi dobbiamo aggiungere la maggiorazione per le 26 giornate che corrisponde al 35%. Sono quindi
    i 13.80 € di paga oraria maggiorata la 35% diventano quindi 18.63 €. Poiché non si tratta di straordinari (quindi non sono giorni aggiuntivi a quelli lavorati normalmente) bisogna sottrarre la paga giornaliera già percepita con i 18.000 euro. Quindi si anno 4.82 € di straordinario per i sabati e domeniche. Calcoliamo i 26 giorni diventano 125 € lordi in più ovvero un lordo annuale di 20667. Per un netto di 1256 € mensili.
    Gettone presenza non dovrebbe esserci non essendo straordinari ma giorni lavorativi normali (su questo i sindacati non sono stati assolutamente chiari).

    1400 prima.. 1256 dopo rinunciano a 10 week-end in +’

    Direi che un affarone (felice di essere smentito).

  4. Paola Dantuono scrive:

    Gentile Ghost Rider,

    lei è un lavoratore della Lascor? Stiamo preparando un’inchiesta su questa vicenda e saremmo felici di ascoltare anche le voci dei lavoratori per capirne di più.

    Paola D’Antuono

  5. sere scrive:

    Assolutamente no!!!non rinuncerei! e anche mia suocera sarebbe d’accordo!
    allora, dove devo firmare?

  6. Rocio scrive:

    Grazie per i dettagli, Roberto. Davvero sicgtfinaiivi (le mie erano banali sensazioni, chiedo scusa). Ah, tra l’altro, credo di aver individuato una delle quattro ditte che operano nel mio Friuli, per puro caso: ci sono passato davanti pif9 volte con il mio trattore l’autunno scorso, mi incuriosivano quelle insegne, ho visto su internette che l’azienda aveva know-how nel settore sia vero o meno che quell’azienda partecipa a quel progetto, tutto cif2 e8 significativo riguardo al fatto che il settore smuove competenze eccellenti, cariche di valore aggiunto, in una miriade di contesti.Riflessione semplice semplice. Bruciando petrolio o gas trasferiamo enormi quantite0 della nostra ricchezza verso paesi terzi; diciamo che su 100 euro spesi al consumo, 70-80 vanno a Russia, Algeria, Libia, Arabia Saudita, Iran, Iraq, Venezuela? Ebbene, costruendo impianti nucleari, mediamente su 100 euro di corrente che io pago, diciamo che 80 sono serviti per pagare acciaio, cemento, software, progetti, esperti, strumenti, nonche9 interessi per il sistema bancario, tutti prodotti in gran parte qui in Europa, dove ci sono le competenze, dando lavoro e distribuendo ricchezza alle eccellenze che lo meritano.Valutazione troppo cinica? Eppure la storia ci insegna che gli investimenti nell’eccellenza scientifica e tecnologica hanno sempre portato a dei vantaggi concreti. Sfido chiunque a dimostrare il contrario (ehm, non mi rivolgo certo a te, Roberto).P.S. Roberto, senza alcuna tensione intellettuale ma l’espressione abbastanza condivisibile meriterebbe ulteriori precisazioni. Grazie.

  7. Shamoli scrive:

    Mi scuso con Bacillus di cui ho letto molti post in questo sito e mi sento in doreve di aggiungere la mia piena sintonia con le cose che scrive. Ognuno, purtroppo, ha le sue fome di understatement che spesso sfuggono alle regole del comune buonsenso: abbastanza condivisibile per me vale come pienamente condivisibile nel linguaggio comune. Detto questo posso solo aggiungere una chiosa al suo ultimo commento. In tema di indipendenza energetica trovo abbastanza rischioso aver a che fare con il cartello russo-algerino del gas e forse nell’immediato futuro anche con la Libia con cui abbiamo firmato degli accordi di prospezione (ma da questo paese importiamo anche un bel po’ di greggio). Forse bisogna precisare che dipendere da questi paesi limita fortemente la nostra politica estera. Abbiamo eclatanti esempi di comportamenti timidi per usare un eufemismo nei confronti dei paesi da cui dipendiamo per l’energia. Come se non bastasse bisognerebbe anche riflettere sulle regole del gioco a cui dobbiamo sottostare (qualcuno ricorda l’affare Eni-Petronim?). Avendo a che fare con regimi instabili si rischia qualche guaio di tipo istituzionale e magari un buco nelle forniture come e8 gie0 accaduto nel ’79. Non e8 forse per questo che passiamo sopra a qualsiasi stramberia Muammar Gheddafi faccia a casa nostra dove e8 ospite? Gli lascerebbero fare le stesse cose a Parigi o a Londra? Le bizzarrie di qualche capo di stato in visita in Italia sono il meno, ma rappresentano una cartina di tornasole di problemi molto pif9 seri.

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