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Éric Cantona vuole l’Eliseo oppure è tutto un bluff?

gennaio 11, 2012 Paola D'Antuono

Cantona scrive una lettera al quotidiano Liberation per chiedere a 500 sindaci francesi le firme necessarie per candidarsi alle Presidenziali di Francia. L’ex stella del Manchester United ha deciso di darsi alla politica, dopo il calcio e il cinema? O forse è solo l’ennesimo escamotage per far parlare di sè?

Éric Cantona: calciatore, attore, direttore tecnico, agitatore di folle e, forse, futuro Presidente della Francia. I giornali di mezzo mondo questa mattina riportavano il contenuto di una lettera scritta al quotidiano Liberation in cui l’ex numero 7 del Manchester United chiedeva a 500 sindaci francesi di firmare per la sua candidatura all’Eliseo nel 2012. Che Cantona fosse un appassionato di politica e impegno civile non è certo una novità, già nel 2012 aveva intrapreso una battaglia contro le banche esortando i cittadini francesi a ritirare dagli sportelli tutti i loro risparmi nello stesso giorno. Naturalmente in pochi aderirono alla folle iniziativa e il calciatore stesso prelevò solo qualche centinaio di euro in maniera simbolica. Ma la vicenda fece molto scalpore soprattutto dal punto di vista mediatico e riportò il suo nome agli onori della cronaca.

La vita di Eric Cantona si potrebbe facilmente definire come un lungo campionato  vissuto sempre al vertice. Dopo essersi fatto notare in patria tanto per le sue doti calcistiche quanto per la sua irruenza in campo, l’attaccante viene ingaggiato nel 1992 dal Leeds United, che quello stesso anno, grazie alle sue prodezze, vincerà il campionato inglese. La sua permanenza nei Leeds dura però meno di un anno, alla fine della stagione infatti decide di trasferirsi nel Manchester United di Alex Ferguson, con somma delusione dei tifosi del Leeds. Alla corte dei Red Devils la stella francese rivela tutto il suo potenziale: in breve tempo diventa l’idolo dei tifosi e guida la sua squadra alla vittoria di due Premier League consecutive e a conquistare la doppietta campionato Coppa d’Inghilterra nella stagione 1993-1994. La stagione successiva lo vede vittima del suo caratteraccio: a causa di un calcio rifilato a un tifoso del Crystal Palace durante una trasferta Cantona viene sospeso dalla Federcalcio inglese per nove mesi e la giustizia lo condanna a due settimane di carcere, poi tramutate in 120 ore di servizio sociale. Quell’anno i Red Devils arrivano secondi e in molti s’interrogano sul futuro dell’asso francese in Inghilterra.

Che invece rimane e l’anno successivo si rende il protagonista di una stagione che non sembrava iniziata sotto i migliori auspici per lo United. Partito lentamente Cantona recupera la forma fisica e, con i suoi assist e i suoi gol, porta i Diavoli Rossi a conquistare per la seconda volta la Premier Leauge e la Coppa d’Inghilterra. L’anno successivo la stagione è ancora sotto il dominio del suo Manchester, a cui in cinque anni regala ottanta reti tra campionato e coppe. Ma l’idolo dei tifosi inglesi l’11 maggio del 1997, a soli trent’anni, gioca la sua ultima partita ufficiale: è deciso, appenderà le scarpette al chiodo. Passano solo pochi anni e l’eccentrico personaggio torna a far parlare di sé, non per meriti calcistici ma per le sue velleità attoriali: un corto francese, poi una piccola parte nel film Elizabeth e un ruolo accanto a Monica Bellucci nellla pellicola francese Le Deuxieme souffle.

Anche la Nike lo sceglie come guest star per una serie di spot pubblicitari che esaltano le sue doti interpretative. Nel 2002, anno dei mondiali in Corea, l’attaccante si rende protagonista di una pubblicità memorabile diretta da Terry Gilliam, in cui interpreta il sinistro organizzatore di un torneo underground a cui prendono parte alcune stelle del calcio mondiale (Thierry Henry, Roberto Carlos, Francesco Totti, Luís Figo e Hidetoshi Nakata). Ma la sua vera occasione come attore arriva nel 2008, quando accetta di essere diretto dall’amico regista Ken Loach nel divertente Il mio amico Eric, film dedicato ai tifosi del Manchester United presentato con successo al Festival di Cannes. Nel 2011 l’amore per il calcio lo spinge ad accettare il ruolo di direttore tecnico per la squadra americana dei New York Cosmos, ruolo che ricopre ancora oggi. Ma allora, come farà a tenere fede al suo impegno in caso di candidatura effettiva alle presidenziali francesi? A quanto pare il vecchio Eric è riuscito ancora una volta a beffare tutti: stando alle sue ultimissime dichiarazioni, la lettera a Liberation altro non era che una trovata pubblicitaria per dare visibilità a un’organizzazione di beneficenza da lui sostenuta, che si batte per il diritto alla casa per tutti: «Ci si può impegnare in numerose cause – ha dichiarato –, tutte importanti, ma non si può fare tutto. Se ho scelto quella a favore della casa è perché mi pare essenziale e riguarda 10 milioni di persone. L’abitazione è cruciale, è la base della stabilità familiare: mi pare inaccettabile che si debbano fare enormi sacrifici per avere un alloggio». Una burla a fin di bene, quindi, un gesto per cui forse i suoi tifosi lo ameranno, se è possibile, ancora di più.

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