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Responsabilità magistrati, Pini (Lega): «Ho votato sì ad una norma di civiltà»

febbraio 27, 2015 Chiara Rizzo

L’estensore del celebre emendamento del 2010 spiega il suo voto, diverso da quello del partito. «Ora un cittadino si potrà rivalere se ingiustamente danneggiato»

giudice-sh-181445513Dopo l’approvazione della legge che introduce la responsabilità civile indiretta dei magistrati, l’Associazione nazionale magistrati (l’Anm), attraverso il segretario Rodolfo Sabelli, ha ribadito la propria contrarietà ad una norma che sarebbe «contro le garanzie dei cittadini, soprattutto quelli più deboli», mentre il Csm ha comunicato che valuterà se la nuova norma minaccia l’autonomia della magistratura. Ad essere soddisfatto è invece il deputato leghista Gianluca Pini, estensore del celebre emendamento del 2010 (per ben due volte approvato alla Camera) che per la prima volta introduceva la responsabilità civile.

Martedì sera alla Camera lei ha votato a favore della nuova legge, contrariamente a quanto ha fatto il suo partito, la Lega, che si è astenuta. Perché?
Il motivo è semplice. Se si è arrivati a questo punto, il merito o la colpa è della battaglia che conduco da anni per il riconoscimento del principio di civiltà che è la responsabilità civile anche per la magistratura. Prendendo atto di quello che ha detto durante le dichiarazioni di voto il collega Nicola Molteni, di fatto la prima parte della norma approvata ricalca in tutto e per tutto quella presentata da me. L’unica differenza è che non è prevista la responsabilità civile diretta, ma il cittadino, in prima battuta, si dovrà rivalere sullo Stato. Perciò, per coerenza con chi in questi anni non ha voluto fermare un iter di modernizzazione del paese, ho deciso di votare a favore della legge. Questa battaglia è costata tanto, e io ho votato per coerenza: ma prima ho informato il mio capogruppo e il nostro responsabile giustizia della mia intenzione, e non hanno avuto nulla da ridire.

Il fatto, però che la responsabilità sia “indiretta” non è differenza da poco.
Si è voluto evitare uno scontro, ancora più duro, con il mondo della magistratura e probabilmente questa è stata una valutazione saggia, almeno in questa fase. Ogni operazione, soprattutto se di carattere normativo, va inquadrata in un contesto: e in questo caso il contesto è la fine del berlusconismo, cioè dell’epoca caratterizzata dagli scontri tra politici e magistratura. In questo frangente è stato saggio non esarcebare ulteriormente questa storica contrapposizione: certo, sarebbe stato opportuno che almeno nei casi di dolo, colpa grave e di manifesta violazione del diritto ci fosse la responsabilità diretta, ma ciò che conta è che adesso un cittadino si potrà in qualche modo rivalere se ingiustamente danneggiato da un’inchiesta e da un condanna.

Fino a martedì ciò era fortemente limitato, anche perché le varie richieste di risarcimento dovevano superare il vaglio del Tribunale distrettuale, cioè il cosiddetto “filtro” che con la nuova legge è stato eliminato. Pensa che le cose cambieranno?
Esattamente, nei passati 23 anni solo 34 casi su oltre tremila avevano superato questo filtro, che era l’ostacolo principale. Secondo me, con la sua eliminazione, le cose cambieranno in modo sostanziale.

Nei casi di cittadini prima condannati ingiustamente, essi potranno ottenere che i magistrati che hanno sbagliato paghino? La nuova legge prevede una responsabilità per i casi di dolo, ma non sempre è possibile ricondurre l’errore giudiziario alla volontarietà dei magistrati.
Pagheranno pubblici ministeri o giudici anche in casi come quelli che ha citato, perché non sarà valutata solo la volontorietà dell’errore del magistrato, ma anche i casi in cui è palese l’errore di valutazione delle prove da parte dei giudici. Faccio un esempio: se una norma introdotta anche in fase di indagine sancisce che un certo reato non esiste più, ma il pubblico ministero si ostina a proseguire nella sua condotta, a quel punto la sua condotta sarà valutata. Tolto il filtro di ammissibilità dei ricorsi, e allargata la casisistica delle motivazioni, sono certo che ora ci sarà un grado maggiore di tutela del cittadino.

Cosa pensa delle proteste dell’Anm?
È una grandissima fesseria. L’indipendenza e l’autonomia della magistratura non verranno toccate: non viene toccata l’autonomia nella decisione dell’azione penale né nella valutazione delle prove. La cosa che mi fa ridere, per non piangere, è che questi signori oggi hanno paura perché saranno giudicati dai loro colleghi. Delle due l’una o non si fidano dei loro colleghi, oppure stiano tranquilli e abbiano fiducia nella magistratura, no?

Il vicepresidente del Csm Giovanni Legnini ha annunciato una verifica sulla possibilità che l’autonomia e l’indipendenza della magistratura siano toccate dalla nuova norma. Cosa ne pensa?
Legnini svolge il suo ruolo con assoluto equilibrio. Naturalmente rappresenta le istanze del mondo della magistratura, ma lo fa con un buon senso che invece non ho visto da parte dell’Anm. Abbiamo apprezzato il fatto che l’Anm alla fine non abbia indetto lo sciopero, un po’ meno le critiche che hanno mosso dopo, come quelle che farà ricorsi solo chi ha soldi. Ovvio che non è così. La verità è che si dovrà colpire solo il magistrato che ha sbagliato.

Foto giudice da Shutterstock

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