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Repubblica si identifica col Palazzo di Giustizia di Milano. Che è di età fascista

ottobre 19, 2012 Luigi Amicone

Noterelle a margine dell’editoriale di oggi di Benedetta Tobagi, che contrappone «la schiuma di Milano» di Formigoni alla «religione civile» del tribunale della città

Per Benedetta Tobagi, che scrive oggi l’editoriale di Repubblica, «Milano non si esaurisce in una faccia deforme e corrotta o nel ghigno di un governatore Joker» (nota bene: “governatore” con la “g” minuscola e Joker con la J maiuscola, forse perché la definizione di benedetta tobagi è copiata da CURZIO MALTESE).

Per quanto se ne sa della editorialista di Repubblica, il tratto rilevante della sua carriera è che, secondo wikipedia, «Il 5 luglio 2012 è stata nominata, in quota Pd, al consiglio di amministrazione della Rai.». Insomma un’eroina della società civile.

Sempre a memoria di wikipedia «nel 2011 ha vinto il Premiolino con la seguente motivazione: “Collabora con La Repubblica, scrivendo di questo Paese con uno sguardo etico e mai moralista, con semplicità e cultura. Firma nuova e giovane, è il segno di un giornalismo d’impegno e credibilità che continua a tener alto il valore della comunicazione scritta”».

E così, la mai moralista Benedetta, impegnata e credibile, nuova e giovane, fiorellino di semplicità e cultura, oggi scrive su Repubblica della deforme e corrotta e ghignante faccia di Formigoni. Scrive che il Governatore è «la schiuma di Milano». Mentra d’altra parte, «bello come embrione di una religione civile di “eroi miti”» sta «il Palazzo di Giustizia»: «L’antagonista simbolico allo sfacelo del Pirellone».

Quel Tribunale, scrive Benedetta, «specchio dell’esigenza spontanea e diffusa (quanta tenerezza vedere persone che portano qui dei fiori) di rivolgersi al passato in cerca di punti di riferimento per andare avanti». Già. Trasuda passato l’architettura fascista del Palazzo di Giustizia di Milano. E in effetti anche l’architettura editorialistica di Repubblica trasuda una certa Claretta Petacci.

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5 Commenti

  1. Su Connottu scrive:

    Ma è la stessa Tobagi candidata (e trombata) alle ultime elezioni provinciali a braccetto con Filippo Penati?

  2. pse scrive:

    Forse il direttore che scrive questo articolo potrebbe anche informare i suoi lettori che Benedetta Tobagi ha dato il suo contributo al dibattito della società civile Lombarda spinta dal fatto che è una vittima del terrorismo: nel 1980 a 3 anni ha perso il padre ucciso da un gruppo di assassini.
    Colui che ha dato il colpo di grazia al giornalista Tobagi si chiama Marco Barbone, ed è amichetto (personale) del direttore Amicone e collaboratore della Compagnia delle Opere (secondo quanto racconta Tempi hanno pensato bene a uno degli ultimi meeting di Rimini hanno pensato bene di affidare a questo assassino la cura di una mostra …)
    http://www.tempi.it/tutto-il-meeting-mostra-per-mostra-da-dostoevskij-agli-u2#.UIJ7ocVpb3U
    che squallore …

    • Charlie scrive:

      Va beh, facciamo così.
      Non recuperiamo più nessun pentito, vero o presunto, per i fatti degli ” anni di piombo “.
      Li impicchiamo tutti, rossi e neri.
      E beatifichiamo tutti gli orfani di quella stagione, indipendentemente da quel che diranno o scriveranno, a prescindere.
      O.K. ?
      E’ fatta.
      Lo squallore è sconfitto.

      • pse scrive:

        Non ho detto questo. Il direttore però ironizzava su Benedetta Tobagi, dicendo che l’unico fatto rilevante della sua carriera è stato essere nominata dal PD nel consiglio di amministrazione della RAI. Intanto sulla stessa wikipedia citata dal direttore c’è altro …
        Poi, considerato -e immagino che il direttore lo sappia benissimo – che il percorso di Benedetta Tobagi è legato all’odioso assassinio del padre, bene dato tutto questo, che a prenderla in giro sia uno dei migliori amici dell’assassino del padre beh si lo trovo abbastanza triste e squallido.

        Tra 3 anni di galera per un assassinio e l’impiccagione esiste una bella differenza. Gli orfani (e le vedove) di quella stagione caro signore non chiedono di essere beatificati come ironizza lei. Immagino però siano abbastanza stufi di vedere che agli assassini dei loro cari, oltre ad aver scontato pene spesso ridicole per quello che hanno fatto venga dato spazio e/o ruoli educativi (compresa l’organizzazione delle mostre).

        • Charlie scrive:

          a PSE

          Se ‘sta Benedetta si butta in politica, deve essere immune da qualsiasi ironia, perché suo padre è stato ammazzato da un estremista di sinistra ?

          Tra l’altro il direttore ha detto solo una cosa vera su di lei.

          Benedetta, piuttosto, è stata invece un po’ pesantuccia con Formigoni.

          Per carità, con quel che si sente, sempre di quisquilie si tratta.

          Ma, se facciamo i paragoni, la manina pesante la signorina l’ha usata lei, nella sua strisciante demonizzazione dell’avversario.

          Sono invece d’accordo circa mano leggera dello Stato sulla durata del carcere per gli assassini delle vittime degli anni di piombo.

          Se Marco Barbone si è fatto solo tre anni, io non ricordo, è veramente pochino.

          Non vedo nulla di scandaloso invece affidargli la cura di una mostra, specialmente se il personaggio in questione ha risolutamente abbracciato un percorso rieducativo, rendendosi conto del male compiuto.

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