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Renzi scrive ai senatori: «La responsabilità delle riforme e del futuro dell’Italia è vostra»

luglio 28, 2014 Chiara Rizzo

Il premier cerca di convincere gli “indecisi” o i “frondisti” di Pd e Fi per l’approvazione del ddl costituzionale

«C’è chi vuole bloccare tutto. E c’è chi vuole cambiare, iniziando da se stesso. Dalla vostra capacità di tenuta dipende molto del futuro dell’Italia. Siamo chiamati a una grande responsabilità: non la sprecheremo». Matteo Renzi prende carta e penna e scrive ai senatori, rivolgendosi in particolare ai dissidenti del Pd e di Forza Italia, per ricordare che «con il vostro sostegno garantite la fiducia e la maggioranza al Governo» e chiedere di non bloccare il percorso della riforma del Senato.

«SVOLTA AUTORITARIA?». La settimana scorsa è stata segnata dalla lentezza dell’esame dei 7.800 emendamenti al ddl costituzionale, che il premier vorrebbe approvato entro l’estate e su cui il presidente del Senato Pietro Grasso ha minacciato di calare la “tagliola”, se non si vota tutto entro l’8 agosto. Inevitabilmente i giorni passati sono stati segnati quindi anche dalle polemiche col M5s, che ha accusato il governo e la maggioranza di una svolta autoritaria. Perciò Renzi nella lettera ha replicato: «Si può essere d’accordo o meno con questa riforma, definirla svolta autoritaria però significa litigare con la realtà. La modifica costituzionale di cui state discutendo supera il bicameralismo perfetto, semplifica il processo legislativo, riequilibra il rapporto Stato-Regioni, abolisce il Cnel, disegna uno Stato più efficace e semplice. Una rivoluzione del buon senso in linea con le principali esperienze costituzionali europee».

«NON PERDIAMO TEMPO». Renzi ha poi ricordato che “solo le riforme strutturali ci consentiranno di essere credibili per usare la flessibilità necessaria a far ripartire l’occupazione e la crescita. Abbiamo mille giorni per riportare l’Italia a fare l’Italia. Dopo ognuno farà le proprie scelte in libertà e rispetto. Ma i giorni che abbiamo davanti non possono essere buttati via. Non ce lo possiamo permettere noi, non se lo possono permettere gli italiani”. Ben altro invece il clima che si respirerebbe a Palazzo Madama in questi giorni: “So che vedere il Senato costretto a perdere tempo senza poter discutere in modo civile ma attraverso emendamenti burla è triste. È umiliante, immagino, trascorrere il vostro tempo prezioso a discutere di argomenti assurdi, come cambiare il nome della Camera dei Deputati in Gilda dei Deputati”.

“POSSIBILI MODIFICHE ALL’ITALICUM”. Renzi – che ha la necessità di allargare i margini di consenso, rinforzando la posizione tra i maldipancisti Pd e Fi e anche agli alleati – ha ricordato che sul piatto mette la disponibilità della maggioranza ad aprire alle modifiche richieste da Ncd o dal M5S: “Abbiamo convenuto circa i punti fondamentali: chiarezza del vincitore, premio di maggioranza proporzionato, principio dell’alternanza, ma la discussione del Senato consentirà di affrontare i nodi ancora aperti: preferenze, soglie, genere”.

FI: «NO A MODIFICHE LEGGE ELETTORALE». Su questa apertura ha messo uno stop invece il capogruppo al senato di Fi Paolo Romani: «Per noi fa fede la versione uscita dalla Camera, non intendiamo valutare modifiche rispetto a quella versione, che saranno possibili soltanto se sono d’accordo entrambi i contraenti» del patto del Nazareno. Domani Renzi e il leader di Fi Silvio Berlusconi con ogni probabilità si incontreranno, ma per Romani quanto scrive Renzi, «per ciò che ci riguarda non ha nulla a che fare con il processo di riforme. Per noi non c’è nessun collegamento tra riforme e Italicum. Oggi si parla di riforme costituzionali. Dell’Italicum ne discutiamo a settembre”.

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