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«Renzi può battere Bersani se intercetta i voti dei berlusconiani delusi»

settembre 10, 2012 Daniele Ciacci

«Renzi è una novità, parla a tutti indistintamente. Ma i suoi motti sono un educato “vaffa” grillino: per vincere deve tirar fuori i contenuti». Intervista a Marco Damilano, giornalista dell’Espresso

«Matteo Renzi si propone di andare oltre i recinti. Chiede il voto a tutti, indistintamente. Una novità in Italia, dove gli elettori si muovono poco e dove i delusi, piuttosto che votare il partito opposto, preferiscono astenersi. Renzi parla proprio a loro». Il Pd, avvicinandosi le primarie, si disgrega nelle tante correnti interne che vogliono portare, come unico candidato di partito, il proprio pupillo. E Matteo Renzi, giovane sindaco di Firenze, è la carta che spariglia la mano, con i suoi motti anti-casta e la sua vicinanza a un pubblico giovane. Eppure, il partito è compatto contro di lui. Tempi.it discute del fenomeno con Marco Damilano, giornalista de l’Espresso che ha firmato sull’ultimo numero del settimanale un informato ritratto del primo cittadino fiorentino .

Damilano, Renzi ha qualche possibilità di vincere le primarie?
Per ora i numeri sono dalla parte di Bersani. Renzi ha delle possibilità, ma tutto dipende dalle regole che verranno scritte. Senza l’albo degli elettori, con i cittadini che indifferentemente vanno ai gazebo a votare, è chiaro che Renzi può contare su un elettorato non propriamente del Pd, ma su tutti coloro che vedono in queste primarie il vero scontro tra chi si candida a governare il paese. Se Renzi fa una campagna che parla non solo al Pd ma anche a un Pdl senza leader, senza idee e senza futuro, allora la partita può diventare interessante. È la stessa dinamica che il candidato ha usato nel 2009 a Firenze.

La vittoria del toscano passa attraverso i delusi del centrodestra?
Anche. La delusione per Silvio Berlusconi è doppia. Non solo per le mancate primarie, anche perché lì il candidato doveva essere Angelino Alfano. Ma non si conoscono ancora i termini sui quali si poggerà il ritorno Berlusconi. Quello che emerge in tutti i sondaggi è che una grande fetta di elettorato è mobile, ed è lo stesso elettorato che negli ultimi anni aveva dato la vittoria al Cavaliere. È difficile che quell’insieme riappoggi Berlusconi, ed è probabile che i voti si disperdano tra Lega, Grillo e astensionismo generico. Se Renzi riesce a porsi loro come sbocco propositivo e credibile, è possibile che le primarie lo premino.

Perché Renzi può piacere agli elettori del centrodestra?
Perché non è dichiaratamente anti-berlusconiano, ad esempio. Si pone come uno che vuole “superare” Berlusconi, senza tuttavia esserne l’antagonista. Un po’ come fece Tony Blair nel 1997, dopo anni di sconfitte del Labour party, quando convinse l’elettorato conservatore e post tatcheriano che non avrebbe chiuso con la stagione dell’Iron Lady, ma che l’avrebbe “superata”. La situazione italiana è diversa. Se in Inghilterra Margaret Thatcher aveva condotto alcune riforme importanti, Berlusconi non ha fatto nulla. Allora, cosa si può tenere del berlusconismo? Le sue forme: un modo di fare politica che fugge dal politichese, un’attenzione a tutto ciò che è mediatico, un’assenza di criminalizzazione nei confronti di chi ha fatto parte della stagione berlusconiana. Non mi stupirei se alcuni del Pdl guarderanno a Renzi con simpatia.

Su quali temi Renzi fonderà la sua campagna?
Sui temi dell’agenda Monti, quelli che spaccano sia il Pd sia il Pdl. Questi ultimi con Monti hanno un atteggiamento doppio. Il Pdl ne vota i provvedimenti, ma la stampa più sensibile alla pancia di Berlusconi – il Giornale e Libero – ne chiede le dimissioni. Nel Pd c’è lo stesso atteggiamento: chiede continuamente di andare oltre Monti e di istituire un governo politico. Renzi cerca una via tra queste due posizioni. Vorrebbe un’agenda Monti più coraggiosa, ma che sia un’altra generazione a prendere in mano quella bandiera. Quella che ha trent’anni in meno rispetto all’attuale premier. Quella di Renzi stesso.

I suoi slogan “da rottamatore”, sull’importanza di una politica “giovane”, sono efficaci?
Ha funzionato fino a questo tempo, ma non era altro che un modo più educato per esprimere il “vaffa” di Beppe Grillo. Vedo una continuità tra i due, ma l’unica cosa che differenzia Renzi da Grillo e da Berlusconi è la sua capacità politica. Lui ha sempre vissuto di politica: è diventato Presidente della provincia di Firenze che non era ancora trentenne. È molto scafato benché sia giovane. Le sue parole d’ordine hanno intercettato un umore ben presente nel Pd, ma questo non basta. Ora deve presentare un programma, delle idee. Dalla lettera di risposta invia al Corriere domenica, a seguito di alcune domande avanzate da Antonio Polito, si deducono poche cose: è generico, vago, banale. Ha bisogno di contenuti.

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